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giovedì 24 gennaio 2013

L'assurda polemica sui caccia F35


Tra tutte le polemiche buttate in pasto all’opinione pubblica per distrarre, rimbambire e distogliere, quella sull’acquisto dei nuovi cacciabombardieri F35 è una delle più assurde e nello stesso tempo delle più durature.
La tesi portata avanti da politici in cerca di facile popolarità è che questi caccia costano troppo e sono una spesa inutile. Quando sentite questa tesi sappiate che il politico di turno o non sa di cosa parla o vi sta prendendo in giro. Intanto perché gli F35 sono già stati tagliati: infatti ne sono stati cancellati 41, per cui dei 131 previsti ne restano solo 90.

Ma vediamo i fatti che spiegano l’assurdità della polemica:

1-      Per la difesa l’Italia spende circa l’1% del proprio PIL, valore tra i più bassi al mondo. (nel 2011 questo valore corrispondeva a 14 miliardi di euro, su un totale di spesa pubblica di oltre 700 miliardi). Alcune fonti indicano 19 miliardi, perché includono anche i Carabinieri, che sono una forza armata, ma, com’è noto, prevalentemente usata per la sicurezza interna. Ci sono poi alcuni fondi del Ministero dell’Economia destinati a specifici programmi di acquisizione e per le missioni all’estero, in tutto altri 3 miliardi.I valori di cui sopra comprendono tutto: stipendi, spese di esercizio e investimenti (sostanzialmente acquisizione di sistemi d’arma come appunto i famigerati F35). E’ logico che arruolare un soldato serve solo se è ben addestrato ed equipaggiato. Perché è inutile pagare qualcuno per  fare il soldato se poi non gli dai le attrezzature e non gli insegni ad usarle. E’ per questa ragione che gli eserciti più avanzati hanno una suddivisione di spesa per cui l’ammontare degli stipendi è circa la metà del costo totale della difesa. Nel caso italiano invece il monte stipendi supera il 70%!. Quindi, al di là degli spechi sicuramente presenti anche nelle Forze Armate, è evidente che la spesa è sbilanciata verso il personale ed è quindi lì che bisogna intervenire se si vuole razionalizzare e non spendere a casaccio. Infatti il ministro Di Paola, unico di tutto il Governo Monti a meritare il posto che occupa, si è mosso in quella direzione. E’ come se avessimo 2 pullman e 20 autisti a bilancio e qualcuno venisse fuori dicendo che bisogna tagliare i pullman. Come lo giudichereste?

       Quanto detto sopra sarebbe già sufficiente a liquidare la questione, ma approfondiamo ulteriormente la cosa. Vediamo nel merito perché vengono acquistati gli F35. L’Aeronautica Militare e l’Aviazione Navale hanno una serie di velivoli obsoleti che vanno sostituiti: Tornado, AMX, Harrier, sono tutti a fine del ciclo operativo. Quindi: o rimaniamo senza aerei capaci di attaccare al suolo, oppure compriamo qualcos’altro. Acquistare un unico modello è già di per sé un risparmio ed una scelta logica in quanto si ha un’unica catena logistica, di ricambi…. E ovviamente (viste le qualità) il numero degli F35 previsti è molto inferiore a quello degli aerei che verranno sostituiti.

       Restiamo sulla questione soldi: certamente l’F35 è molto caro, però per impressionare vengono sparate cifre che comprendono tutto il programma trentennale di acquisizione e talvolta anche i costi di manutenzione! E’ come se a uno che guadagna 800 euro al mese si rinfacciasse di costare 1 milione di euro: sì in 100 anni!

       Grottesco sentir dire “tengo ai posti di lavoro e rinuncio ai cacciabombardieri”. Guardate che sono fatti da operai, anche italiani e io, francamente, preferirei salvaguardare dei posti lavoro che richiedono competenze di altissimo livello tecnologico e taglierei invece i portaborse di quelli che dormono in Parlamento. Però è una questione di gusti, evidentemente questi politici ritengono più utile per il futuro del paese mantenere i portaborse invece degli operai dell’’Alenia. Con la stessa logica lasciamo la Marina Militare senza prima linea, rinunciamo alle FREMM, che costano anche quelle un botto e agli operai di Fincantieri diciamo: “scusate dobbiamo dare il buon esempio al mondo  trovatevi un altro lavoro”…mah…


        Ultima considerazione sul risparmio e i costi: l’Italia ha una portaerei nuova di zecca, sulla quale gli aerei possono atterrare solo verticalmente e l’unico aereo nuovo in grado di farlo è l’F35 (la versione B). Non ne esistono altri. Ovviamente l’alternativa era fare una portaerei, con catapulte e ganci di arresto, che si poteva combinare con altri aerei già esistenti e meno cari dell’F35, ma questa combinazione sarebbe risultata complessivamente più cara di quella scelta! Perché quel tipo di portaerei sono più grosse e costose (e anche sproporzionate per le nostre forze armate) della Cavour.

Mi sono fermato alle considerazioni economiche, perché sono quelle tirate in ballo dai politici. Se parliamo di questioni tecniche, ovviamente è diverso. Tutti i progetti fortemente innovativi hanno un grande margine di rischio, le prestazioni promesse potrebbero non essere conseguite, ci sono molti problemi di sviluppo. In questo senso la decisione è discutibile, anche se personalmente la trovo comunque condivisibile: meglio spendere qualcosa in più in un progetto nuovo, per fare qualcosa di nettamente superiore, che prendere  un aereo più vecchio (il Rafale, l’Eurofighter riadattato, l’F18 o addirittura il Saab) che costa meno, ma che comunque non viene certo regalato. In ogni caso chi propone di rinunciare all’F35, per essere credibile, dovrebbe far sapere cosa propone in alternativa.

Detto tutto questo, se l’intento è tagliare gli “sprechi” annidati nella spesa pubblica, ben vengano, purché la cosa valga per tutti. Se tagliamo del 15% la spesa per investimenti delle Forze Armate, dovremmo fare altrettanto su tutte le voci presenti nel bilancio dello Stato.


Se invece il motivo è che le Forze Armate non servono, allora abbiate il coraggio di chiederne l’abolizione totale, perché rinunciare solo alla componente aerea è del tutto insensato.

sabato 29 dicembre 2012

Perchè Monti è "invotabile"


Premesso che la situazione in cui ci troviamo non è colpa di Monti, ma deriva da decenni di malgoverno, vediamo perché il suo Governo è stato pessimo e lui non è credibile.


-        Ha goduto di condizioni favorevoli senza precedenti: stampa e telegiornali pronti a lodarlo; il sostegno di una maggioranza schiacciante, sostenuta da PD, UDC e PDL; una situazione di emergenza per la quale il Parlamento avrebbe votato qualunque provvedimento presentato; l’aiuto della BCE che ha evitato la bancarotta dello Stato.

 
-        Nonostante tutto questo, non ha realizzato quanto promesso all’inizio del suo mandato, ha inasprito il prelievo fiscale, distruggendo il tessuto economico italiano; il mercato del lavoro resta iniquo e inefficiente; la lotta all’evasione non è servita a diminuire le tasse e i provvedimenti presi favoriscono gli evasori a discapito dei contribuenti onesti; le ingiustizie sociali non sono state minimamente intaccate. I privilegi delle caste sono rimasti tali e quali. In definitiva la bugia più grossa raccontata dai giornalisti di regime è che ha salvato i conti dello Stato. NON HA SALVATO NULLA, i conti dello Stato sono peggiorati drammaticamente, ha garantito solo che la crisi non danneggiasse i potenti, i politici, i banchieri (e i bancarottieri). Per il resto i dipendenti pubblici si sono sentiti tutelati dal fatto che lo spauracchio del fallimento si sia allontanato, ma è solo un’illusione ottica e se non invertiamo la rotta della politica economica, non solo sarà a rischio il loro stipendio e la loro pensione, ma anche il loro posto di lavoro.

 

AGENDA MONTI. Chiarito il passato, vediamo il futuro: nella sua agenda promette di ridurre le tasse “quando le condizioni lo consentiranno”, cioè MAI, che poi è la stessa scusa accampata da Tremonti per anni. A parte gli errori grammaticali che, come scrive giustamente qualcun altro, fanno capire che l’agenda non l’ha scritta Monti, c’è anche una castroneria contabile clamorosa, che spero non sia farina del suo sacco: “con l’avanzo primario il sentiero è tracciato” e il debito si riduce automaticamente. FALSO: se l’avanzo primario è inferiore agli interessi che si pagano sul debito, ovviamente la situazione debitoria continua a peggiorare.

Il resto è fuffa, i soliti buoni propositi che si possono trovare nei programmi di tutti i partiti: liberalizzazioni (quali?), attirare investimenti (come?), velocizzare la giustizia (avete chiesti ai magistrati?), decentrare la contrattazione (senza modificare la Costituzione?) e tutta una serie di altre finalità, condivisibili, che nei decenni sono state proposte da molti e che nessuno ha mai portato a termine per 2 motivi:

1- il funzionamento stesso delle istituzioni lo rende impossibile. Senza una riforma costituzionale, il Parlamento sarà sempre il luogo dove minoranze organizzate difendono i propri privilegi, impedendo qualunque cambiamento.

2 – il sistema fiscale e normativo uccide le imprese, le risorse con cui realizzare i buoni propositi diminuiscono e i risultati diventano irraggiungibili.


La parte che riguarda l’Unione Europea è inquietante. C’è l’accenno alla necessità di maggiore democrazia e vicinanza ai cittadini, ma tutto quello che è scritto dopo smentisce clamorosamente queste premesse. Si delinea un’Unione Europea sempre più sovietica e verticistica:

l’UE e la BCE aiuteranno solo i Governi credibili, cioè quelli che ubbidiscono ai loro diktat, ma allora cosa votiamo a fare? Aboliamo le elezioni così ci risparmiamo la farsa. In realtà se le cose stanno così (e in effetti stanno proprio così!) siamo nelle mani di Mario Draghi, che purtroppo non mi sembra voglia usare il suo grande potere di ricatto a favore dei cittadini europei e dell’Europa.

La sua impostazione non è liberista, come ha dimostrato peraltro quando era commissario. Ripete i mantra eterni degli statalisti: usare bene i soldi pubblici e i fondi europei, ma non ha nessuna intenzione di lasciare i soldi ai contribuenti. Vuole che i partiti usino i soldi in modo trasparente, invece di dire che quei soldi non li devono proprio ricevere.

La sua concezione è elitaria e verticista: ci sono i potenti che decidono cosa è giusto, le quote di mercato, cosa produrre. Poche persone che siedono nei posti che contano: nelle istituzione, nelle banche, nelle cattedre universitarie, nei media; il suo obiettivo è concentrare sempre più potere in queste mani, restringendo sempre più gli spazi di libertà delle persone. Non crede alla società che si crea dal basso, non ha fiducia nelle persone.

Viene sempre lodato come persona bene accetta nei posti che contano all’estero, ma è semplicemente uno che mette il proprio Paese dietro agli interessi esterni (delle corporazioni, del Vaticano, degli altri Paesi). Esegue ordini per questo è bene accetto. Non è credibilità, è accondiscendenza. In Europa, le persone che credono alla libertà, lo hanno duramente criticato, anche se ciò non ha avuto risalto nei media italiani.

Al di là di tutto quello che può essere scritto nell’Agenda, quello che Monti deve chiarire è perché quelle cose non le ha fatte subito. Scrive, giustamente, che non si esce da una crisi di debito facendo nuovi debiti, ma allora perché li ha fatti? Perché dovremmo credere che farà domani quello che non ha voluto fare oggi? Non sono credibili quelli che l’hanno sostenuto ripetutamente in Parlamento durante questo anno. Tra questi i meno credibili di tutti sono quelli che lo candidano, come Casini e Fini, personaggi che galleggiano da trent’anni in Parlamento! Se in trent’anni non hanno avuto un’idea per migliorare l’Italia, diventeranno ora i grandi riformatori e rifondatori della Patria? Pensate davvero che un calciatore che ha giocato tutta la carriera in serie B possa diventare, da vecchio, meglio di Messi?

martedì 11 dicembre 2012

La redistribuzione del reddito è un'illusione


La ricetta magica per risolvere i problemi del mondo è la redistribuzione del reddito. Purtroppo chi propone questa ricetta non considera un particolare: la redistribuzione è impossibile. Basta un semplice esempio: abbiamo un ricco che guadagna 1 milione di euro, lo tassiamo, gli prendiamo € 750.000 e li diamo ai poveri. Tutto risolto? Purtroppo nella realtà non si creano le cose dal nulla e a meno di non essere eccezionalmente dotati, non si moltiplicano pani e pesci, quindi quello che si mette da una parte manca dall’altra. Quei soldi presi dallo Stato non sono solo soldi in meno nel portafoglio del ricco, sono a loro volta reddito in meno per coloro che avrebbero venduto qualcosa al ricco. Il ricco comprandosi una Ferrari, una albero di Natale luccicante, un camper o quello che volete voi, consente agli operai che producono quei beni di avere uno stipendio, gli stessi operai portano la fidanzata a cena fuori, così il ristoratore può pagare il cameriere e così via…. Per uno che prende il sussidio, c’è un altro che perde il posto di lavoro. Quindi quella che normalmente si chiama redistribuzione è solo uno spostamento che non migliora affatto la situazione complessiva di chi è indigente e questa è la ragione per cui nessun Paese ha mai migliorato la situazione dei propri poveri attraverso la redistribuzione.

Negli ultimi decenni, alcuni Paesi in cui si moriva di fame, come la Corea del Sud, sono diventati Paesi con benessere diffuso, ma il numero dei ricchi non è diminuito in quei Paes, è aumentato!

Notare bene: il meccanismo che ho spiegato non tiene conto che nella realtà ci sono almeno altri due effetti che amplificano questa creazione di povertà:

 

-         nel passaggio dal portafoglio del ricco a quello del povero i soldi restano a disposizione dei politici, di strutture burocratiche e di tutta una serie di soggetti che non producono nulla, per cui quello che arriva a destinazione è una frazione di quanto è partito.

-         chi spende i soldi degli altri non ha quasi mai la stessa cura che ha per propri e quindi rendono meno

-         dopo un po’ il ricco pensa che tutto sommato guadagnare 1 milione per darne ¾ ai politici non ne vale molto la pena e così spariscono anche i soldi da distribuire ai poveri

 

Quelli che vogliono spartire la torta non si pongono mai il problema di farla la torta.

Bisogna saper distinguere tra le cose belle e le cose brutte, le cose possibili e le cose impossibili. Se una cosa è bella o brutta è una questione di gusti, se è possibile o impossibile invece è un dato di fatto.

Le ricette semplici, o meglio ancora le ricette magiche, hanno sempre molto successo presso il pubblico, la dura realtà invece non piace, ma quando raccontare favole non basta, allora si inventano dei nomi per celare la vera natura delle cose: lo chiamano Stato Sociale, ma è solo un modo per creare nuovi poveri e per prendere a chi ha poco e dare a chi ha troppo.
Esistono politiche sociali efficaci, non certo quelle attuate in Italia, dove esistono solo di nome come alibi per mantenere clientele.

giovedì 15 novembre 2012

I sindacati dovrebbero scioperare contro se stessi



I sindacati dovrebbero fare uno sciopero contro se stessi e i giovani pure. Il problema più grande è che non lo sanno. Perché sono convinto che la Camusso e gli altri quando dicono certe cose ci credono veramente, sono le stesse cose che scrivono i giornali, che dicono i politici e manco a dirlo la stragrande maggioranza dei professori italiani. Eppure sono bugie puerili. L’ultimo esempio sono le manifestazioni contro “l’austerità” che, ironia della storia, fu uno slogan di Enrico Berlinguer.

Per capirlo è sufficiente ragionare 5 minuti.  Come ho spiegato in questi anni è impossibile uscire da una crisi di debito senza recessione. A maggior ragione da questa crisi che a livello mondiale è una crisi di debiti pubblici e privati, rapporto incestuoso dal quale come ovvio di solito non nasce nulla di buono. Su questo non c’è scelta o via d’uscita. E mi sembra da sola una buona ragione per evitare di continuare a fare nuovi debiti.

Esempio che può capire anche un ‘ggiovane laureato italiano (quindi uno che, non per colpa sua, quando va bene sa poco di tutto): se io presto 1 milione di euro alla Camusso, ella vive da milionaria per 1 anno, al termine del quale si accorge che non può restituirmelo, di conseguenza decido che è meglio non prestargli altri soldi. Il suo livello di vita cala drasticamente (leggi recessione) e io perdo 1 milione.

Lezione n.1: siamo tutti finocchi ecc…. se si vive al di sopra delle proprie possibilità prima o poi si scende e qualcun altro rimane scottato.

Ma la realtà che viviamo è peggio dell’esempio. Perché in un’economia sana c’è uno che risparmia e che presta i propri risparmi a qualcun altro. Mal che vada perde i propri soldi e si riparte. Nella realtà hanno distrutto non solo i risparmi passati ma il futuro stesso, perché i soldi prestati non sono risparmi reali, sono liquidità generata dal sistema finanziario o dalle banche centrali. Di questo ho già scritto in passato a sufficienza. A proposito di questo ribadisco solo una cosa che i politici, i capi dei sindacati e i ‘ggiovani evidentemente ignorano: la Germania non ha dei surplus di bilancio del passato messi da parte che si rifiuta di prestare ai poveri Greci che ne farebbero sicuramente buon uso (questa era ironica, lo dico per i ‘ggiovani). La Germania è piena di debiti, è un sistema un po’ più solido degli altri, ma ampiamente vulnerabile e traballante; pensiamo che un sistema traballante possa puntellare un sistema fallito?

Lezione n.2: L’austerity. Quindi se avete rimosso i paraocchi dovreste aver capito che le cose andranno male. Purtroppo credo che non andranno solo male, andranno peggio, soprattutto in Italia, perché?  Ma perché si persevera nelle vecchie ricette! Ebbene sì signore e signori, tutti parlano di austerità e indovinate un po’ nel 2012 lo Stato italiano avrà….. più debiti!! Esattamente come con Berlusconi, Prodi, Craxi e Andreotti, cambiano i cuochi ma la ricetta è sempre quella! Tutti questi vanno in piazza a manifestare contro qualcosa che non c’è! Tutti a manifestare per chiedere le politiche che sono già state ampiamente attuate: più spesa pubblica, più tasse, più debiti!  Quando dico che se le raccontano e se le credono.

Lezione n.3: perché il governo Monti merita voto zero? Perché sta uccidendo l’unica risorsa alla quale possiamo aggrapparci in Italia mentre affondiamo: i lavoratori e le aziende che producono. Già moribondi in un Paese ostile, stanno ricevendo i colpi di grazia. Monti insegue il miraggio del pareggio di bilancio a colpi di tasse, ma se chiudono 1000 imprese al giorno come può lo Stato sopravvivere? Arriverà comunque al fallimento, solo che anche del settore privato non saranno rimaste che le briciole e ripartire sarà molto più difficile. Bisognerebbe cambiare strada in fretta, perché quando i miraggi e le illusioni che si raccontano questi signori svaniranno, vedremo la realtà per quello che è: un deserto desolato.

mercoledì 23 maggio 2012

La memoria tradita di Falcone e Borsellino


E’ difficile pensare che sono passati 20 anni dal giorno in cui Giovanni Falcone venne ucciso facendo saltare letteralmente in aria l’autostrada. 57 giorni dopo sempre con una potente bomba fu ucciso anche Paolo Borsellino. E’ difficile anche spiegare cosa significarono per me e per la maggior parte degli italiani quegli omicidi. La mafia aveva già ucciso in passato molti uomini delle istituzioni, giudici, forze dell’ordine, ma Falcone e Borsellino avevano dimostrato che la mafia poteva essere battuta, avevano portato i mafiosi alla sbarra e li avevano fatti condannare, per questo la loro morte sembrò la fine perfino della speranza di poter cambiare le cose.
Oggi bisogna ricordare questi uomini coraggiosi e bisogna ricordare anche che da vivi dovettero operare in mezzo a mille difficoltà e ostilità anche di chi avrebbe dovuto stare al loro fianco.
Gli ostacoli che vennero frapposti alla loro attività e gli attacchi che dovettero subire, non erano solo invidia per l’autorevolezza che si erano conquistati nell’opinione pubblica, ma l’eterno vizio italiano del dividersi per appartenenze politiche e in guerre fratricide. Falcone vicino al partito socialista e Borsellino vicino alla destra missina, collaboravano perché non facevano politica, non si approfittavano del proprio ruolo per farlo e perciò erano fuori dal giro che conta della magistratura.
Il CSM gli negò a Falcone la guida del pool antimafia di Palermo, poi non venne ritenuto idoneo a guidare l’appena costituito Alto Commissariato per la lotta alla mafia. Il clima intorno a lui si fece sempre più pesante, fu persino accusato di aver inscenato da solo l’attentato alla sua abitazione all’Addaura. Come ebbe a dire Ilda Boccassini, una delle poche ad avere il coraggio di esprimersi in questi termini, anche contro i propri compagni di corrente: “Non c'è stato uomo in Italia che ha accumulato nella sua vita più sconfitte di Falcone. E' stato sempre "trombatissimo". Bocciato come consigliere istruttore. Bocciato come procuratore di Palermo. Bocciato come candidato al Csm, e sarebbe stato bocciato anche come procuratore nazionale antimafia, se non fosse stato ucciso”
Ma non erano solo i suoi colleghi magistrati a contrastarlo, anche i media davano risalto a figure come Leoluca Orlando che non perdevano occasione di infangarlo, inventandosi accuse come quella di proteggere i politici collusi con la mafia, di “tenere chiuse le carte nel cassetto”.
Ma semplicemente Falcone era troppo serio per mettere in piedi un processo senza avere in mano le prove per inchiodare gli accusati. Falcone utilizzava i pentiti per raccogliere elementi di prova, coloro che sono venuti dopo di lui li hanno utilizzati per altri scopi, mandandoli davanti alle telecamere e facendosi a volte strumentalizzare da loro, da questi mafiosi cosiddetti “pentiti”, che hanno fatto mettere sotto processo persino gli esponenti più in vista dei ROS dei carabinieri, che tanti successi hanno riportato contro la mafia.
Nell’ultima parte della sua vita Falcone andò a lavorare presso il Ministero di Giustizia retto all’epoca dal socialista Claudio Martelli, un’aggravante e una conferma agli occhi dei suoi accusatori.
Anche gli americani, di solito avari di riconoscimenti verso gli stranieri, oggi ricordano solennemente quest’uomo che aveva collaborato proficuamente con loro contro la mafia. Grazie a quell’esperienza Falcone portò in Italia nuove idee per migliorare la giustizia, per il superamento dell’obbligatorietà dell’azione penale e per la separazione delle carriere, naturale compimento del nuovo rito accusatorio introdotto nell’ordinamento. Ma anche questo fece di lui un uomo sempre più isolato.
Gli accusatori di un tempo, senza la minima autocritica, si sono repentinamente messi in prima fila nelle commemorazioni, grazie anche al silenzio degli organi di (dis)informazione. Anche la morte di Falcone e Borsellino, come altri tragici eventi italiani, è servita come scusa per cercare di riscrivere la storia a loro piacimento. La più chiara conseguenza politica fu l’elezione a sorpresa di Scalfaro alla Presidenza della Repubblica, sicuramente non c’è un nesso ma è un fatto. Alcuni filoni di indagini di Falcone e Borsellino furono immediatamente chiusi dopo la lor uccisione, tra cui quello che vedeva la mafia siciliana, grande esperta di riciclaggio di capitali provenienti dal traffico di droga, contattata dal KGB che stava facendo uscire enormi capitali dall’URSS che collassava e che avevano necessità di essere ripuliti. Tutti notano che le modalità degli attentati di Capaci e di via D’Amelio sono anomale rispetto alle abitudini della mafia e che sembrano più simili alle operazioni condotte dai servizi segreti, nessuno ricorda quale servizio segreto beneficiò di più da quelle morti.
Eppure in qualche modo la società italiana riuscì a reagire ed oggi rispetto ad allora si sono registrati dei successi significativi. Le organizzazioni criminali più potenti esercitano ancora un controllo notevole sul territorio e sull’economia, però il fenomeno dei latitanti imprendibili sta scomparendo, molti capi non riescono più a sfuggire per decenni come avveniva prima. La memoria sfugge invece ancora troppo spesso.

mercoledì 28 marzo 2012

Gesù era comunista?

Il marketing politico della sinistra, soprattutto quella italiana, è insuperato e insuperabile. Ti martellano con dei concetti seducenti, cui è bello e rassicurante credere.

Gesù è stato il primo comunista! E’ una di quelle frasi che viene buttata lì per spiazzare l’uditorio e che fa facilmente breccia. A quel punto, soprattutto se chi ascolta è un credente, c’è poco da replicare: se era comunista il figlio di Dio, chi sono io per non esserlo?

Pensandoci un attimo qualche obiezione mi sorge spontanea:

Parlare di socialismo e comunismo prima della rivoluzione industriale, ha lo stesso senso di dire che Gesù è stato il primo Juventino. Le regole del calcio non erano state ancora codificate credo, quindi fate voi. Peraltro è probabile che avrebbe seguito maggiormente il basket, che mi sembra più popolare da quelle parti.

L’atteggiamento di Gesù verso la ricchezza è di distacco. Non mette mai l’avanzamento materiale dei poveri come l’obiettivo della sua azione, la frase ambigua al ricco è uno dei pochissimi accenni sul tema. Del resto già i filosofi greci vedevano nell’eccessivo attaccamento agli oggetti terreni un ostacolo per la crescita spirituale.

Il suo messaggio non ha una dimensione politica, Gesù parla alle persone. E’ ovvio che se sommiamo i singoli comportamenti si hanno grandi cambiamenti a livello sociale e politico ed anche il politico che prende decisioni è una persona. Ma Gesù non prende mai in considerazione il modello sociale o politico; il cristiano può e deve muoversi all’interno di un impero, come di una repubblica, in uno stato libero o totalitario, del resto è significativo che Gesù non aspirasse al trono. Sicuramente nella società ebraica dell’epoca il suo messaggio era rivoluzionario. Nel momento in cui mette in discussione l’autorità del clero e degli scribi, e la loro interpretazione della legge biblica, ad esempio opponendosi alla lapidazione dell’adultera, o al riposo del sabato, pone in essere un atto rivoluzionario, che non a caso suscita una reazione che lo porterà sulla croce. Però mi sembra decisamente un atteggiamento più libertario che statalista, infatti quando la Chiesa diventerà potente tenderà ad accantonare quella parte del messaggio evangelico.

L’uguaglianza di cui parla Gesù non è materiale, proprio perché non è quello che ha importanza nella vita. E’ ovvio che se ami il prossimo lo aiuti, anche economicamente, ma questo non significa certo organizzare la società attraverso l’esproprio, anzi una cosa esclude l’altra. Se è altruismo si agisce in prima persona, nel caso del comunismo o del socialismo si vuole che sia un altro ad agire al nostro posto. Cioè è una solidarietà fatta con i soldi degli altri.

Le prime comunità cristiane mettevano in comune i propri beni: questa è una facoltà pienamente riconosciuta all’interno di una economia libera. Gli uomini spontaneamente si associano, creano strutture sociali, cooperano. Più lo Stato invade, imponendo la sua azione coercitiva, prelevando, tassando, espropriando, meno le comunità possono cercare la propria strada, né hanno lo stimolo o le risorse per farlo.

giovedì 17 novembre 2011

Governo che va Governo che viene. Bufale che ci lasciano altre che arrivano

Come sempre la vita politica italiana, anche nelle sue ore più difficili, è accompagnata da discussioni pubbliche, slogan e idee talmente improbabili da risultare ridicole.
Il tramonto di Berlusconi e il sorgere del nuovo sol dell’avvenire, incarnato questa volta dal professore moderatamente liberale Monti, non fa eccezione.

BUFALE CHE VANNO E RELATIVI COROLLARI:

BUFALA SPREAD: l’hanno già fatto notare in molti, governo nuovo spread vecchio. E’ ovvio che ormai per riguadagnare la fiducia di ricchi speculatori e poveri risparmiatori le chiacchere non bastano, ci vorranno fatti e numeri concreti e pesanti. Ma questo è il meno, c’è un’altra cosa che nessuno sottolinea: nei primi anni di Governo lo spread era intorno ai 200 punti e a nessuno veniva in mente che, forse, era comunque un buon obiettivo cercare di ridurlo. 200 punti significano negli anni decine di miliardi di euro di interessi che si pagano in più rispetto ai tedeschi e non è per disposizione divina che i tedeschi pagano meno. Ma in quell’epoca, che oggi sembra già così lontana, l’emergenza italiana erano le feste di Arcore. Poi vennero le elezioni a Milano, Napoli e i referendum e si capì che la maggioranza scricchiolava e non avrebbe avuto la forza (semmai ne abbia mai avuto la volontà) di fare nulla in più dell’ordinaria amministrazione. Ma quello che serve adesso purtroppo non è ordinario.

PARLAMENTO DI NOMINATI: sono ormai un po’ di anni che la legge elettorale viene additata come l’origine di tutti i mali. La legge non è il massimo, vero, peccato che questi parlamentari nominati e non eletti si siano dimostrato tutt’altro che asserviti ai segretari di partito, anzi sono stati i più infedeli della storia repubblicana! La cosa più triste è che riesce difficile ricordare una motivazione concreta che spinge questi transfughi, tipo: “metti l’IVA al 21%, addio questo è troppo”. No, si parla di “riunire le forze migliori”, “cambiare passo”, “nuove formule”: è il vecchio politichese dell’aria fritta che aleggia sul palazzo a condire queste scelte di vita.

COROLLARIO 1: A SINISTRA SE LE RACCONTANO E SE LE CREDONO. Francamente non ho alcuna avversione preventiva per gli elettori di sinistra, sono persone che la pensano diversamente e va bene, però c’è un tratto distintivo di alcuni di loro che è abbastanza sconcertante e cioè che ci credono veramente. Intendo a tutte quelle cose che i vari capipopolo dispensano a piene mani dai canali tv e dalle pagine di Repubblica o del Fatto. Le due bufale di cui sopra sono solo le ultime di un lunghissimo elenco che parte dal dopoguerra a oggi, dai dittatori sanguinari beatificati, ai salari come variabili indipendenti; se ne sono sentite tante, più o meno credibili quanto il fatto che Ruby fosse la nipote di Mubarak, però spacciate come verità assolute. Ma come fanno ad evitare un po’ di autocritica e ripartire a testa bassa con le nuove crociate? Semplice: con l’amnesia selettiva.

COROLLARIO 2: L’AMNESIA SELETTIVA. Con questo meccanismo psicologico è possibile andare avanti come se nulla fosse e quindi, ad esempio, diventare strenui difensori del tricolore, oppure considerare i mercati finanziari il giusto faro per giudicare l’operato di un governo, oppure, come oggi, plaudire alla nascita di un governo cattomassonico. Sia ben chiaro: non ho nulla contro il Vaticano e ancor meno contro la massoneria, trovo comico che coloro che li hanno additati per anni come i nemici pubblici da abbattere li accolgano adesso acriticamente come i salvatori della Patria. Semmai sarebbe interessante approfondire questa tendenza italica ai matrimoni impossibili: cattocomunismo, convergenze parallele, maoisti miliardari…

BUFALE FUTURE.
Cosa ci riserva il futuro? Non ho la sfera magica, però se Monti vuole salvare lo Stato dal fallimento dovrà presentare dei provvedimenti che se li presentasse Berlusconi si scatenerebbe il finimondo. Agirà ancora una volta l’amnesia selettiva? Forse quelli che sono andati a festeggiare in piazza le dimissioni di Berlusconi inneggeranno alla finanziaria Monti-Napolitano? Difficile dirlo, ma qualche nuova bufala riempirà il vuoto delle vecchie.

CONCLUSIONI E AUGURI AL NUOVO GOVERNO.
Visti i sondaggi che girano, al PDL avranno ben pensato che non sarebbe stato molto saggio andare ad elezioni, più sorprendente che Bersani le abbia escluse da subito, forse non ha ancora deciso con chi allearsi, comunque il nuovo Governo è nato. Al di là della fiducia che può ispirare e a me non ne ispira molta, qui si giudica dai fatti. Il suo destino è in mano al Parlamento, come vuole la sacra Costituzione , e questa è una bella spada di Damocle. Le cose da fare per raddrizzare la baracca le sappiamo più o meno tutti, dal fruttivendolo fino al rettore della Bocconi, appunto. Farle fino ad oggi si rivelato praticamente impossibile. Auguri.