Un po’ di notizie concentrate in questi giorni mi danno l’occasione di tornare sulla moda dei catastrofismi. Partiamo dal Global Warming, Liberty Soldier ci segnala un articolo di Gongoro in cui si enunciano i dati che attribuiscono all’attività solare e non all’uomo l’attuale riscaldamento, un altro articolo di ieri sul Corriere della Sera riferisce le medie mondiali di gennaio 2008, ecco i dati: “arrivano i consuntivi Nasa e Ncdc (l’americano National Climatic Data Center, il più grande archivio al mondo di dati meteo, ndr) e correggono di poco il tiro: gennaio 2008 risulta il più freddo dal 1989 nell'indice terre/oceani, con un'anomalia di appena +0.12°C dalla media 1951-1980. Insomma, il gennaio più freddo dal 1982 sulle terre emerse sia a livello globale che nell’emisfero Nord, da sempre vero “termometro impazzito” del global warming. Dati sorprendenti, che fanno eco alle notizie di gelo storico da mezzo mondo: la peggiore ondata di freddo dell’ultimo trentennio in Cina e Mongolia, eventi secolari come le nevicate a Bagdad e in Pakistan, il freddo polare nello Yukon canadese con minime stabilmente sotto i -50°”
Aggiungo io che non risultano anomalie nella Corrente del Golfo, lo scioglimento dei ghiacci artici non ha avuto alcuna influenza, tanto è vero che l’Europa Occidentale è l’unica area mondiale esclusa dal freddo di questo inizio 2008. Preciso questo perché una teoria dei sostenitori del Riscaldamento Globale afferma che una possibile conseguenza del riscaldamento potrebbe essere il raffreddamento dell’Europa, in particolare delle isole britanniche che, come sappiamo, devono il proprio clima mite alla Corrente del Golfo.
Facendo un po’ di riassunto mi sembra di poter fissare alcuni punti: il clima si sta (o stava?) riscaldando. Per ora non è un caldo eccezionale. Fa caldo se consideriamo gli ultimi cento anni, ma se allarghiamo l’analisi agli ultimi secoli, da quando è finita l’ultima glaciazione ci sono stati periodi più caldi di adesso. Il riscaldamento o parte di esso è dovuto all’azione dell’uomo che produce troppa CO2? E’ possibile, ma non conosciamo abbastanza bene i meccanismi climatici per esserne sicuri, tanto è vero che nessun climatologo azzarda previsioni a lungo termine, cosa che potrebbe fare se conoscessimo perfettamente i meccanismi del clima. Ammesso che sia opera dell’uomo, siamo in grado di fare qualcosa per agire sul fenomeno? Nessuno è in grado di dirlo, siamo nel campo della pura teoria. Detto questo aggiungo che comunque, per quanto mi riguarda, spero comunque che i combustibili fossili vengano sostituiti al più presto da qualcosa di più pulito.
Spero anche che chi ha a cuore l’ambiente sposti in fretta la sua attenzione dall’Anidride Carbonica (che, effetto serra o no, resta un gas innocuo) verso tutti quei veleni tossici che danneggiano la salute, ad esempio i metalli pesanti, e verso la tutela delle zone selvatiche ancora intatte del pianeta. Invece la crociata contro la CO2 viene bene per demonizzare il crudele occidente, il sistema liberalcapitalistico (qualunque cosa voglia dire), serve a chiedere sussidi ed a finanziare gruppi di ricerca di dubbia utilità.
Ma se è l’attività del sole che influenza il clima sulla Terra, cosa dobbiamo aspettarci? Un articolo su Ticinolibero afferma che il Sole raggiungerà la sua massima attività nel periodo che va da fine 2011 ai primi mesi del 2012. In questo periodo - oltre ad un notevole aumento delle macchie solari - vi saranno importanti tempeste magnetiche. L’attività solare ha cicli abbastanza regolari, ma quella prevista sarà di intensità particolarmente alta. Non so esattamente se questo può significare che dopo il 2012 c’è da aspettarsi un raffreddamento, noto però facilmente la coincidenza con la fine del calendario Maya. L’anno zero per i Maya è nel 3114 AC, da quel momento parte il conteggio del tempo che finisce il 21 dicembre 2012. Questo ha ovviamente scatenato la fantasia di tanti che hanno interpretato la fine del tempo come una profezia della fine del mondo; come tutti i popoli antichi anche le civiltà precolombiane osservavano attentamente i fenomeni celesti, possibile che avessero annotato qualche evento che a noi è fino ad oggi sfuggito? Non so, sono uno scettico di natura, ma nello stesso tempo sono affascinato davanti a tutto ciò che ha un alone di mistero. In realtà le civiltà centroamericane credevano in cicli di nascita, morte e rinascita, quindi semplicemente il lungo computo del tempo può tranquillamente ricominciare il giorno dopo con un altro periodo di circa 5125 anni. Comunque credo che oggi sia il 12 baktun 19 katun 15 tun 1 uinal 8 kin cioè il 12.19.15.1.8. quindi al 13.0.0.0.0. manca poco, almeno questa la verifichiamo….
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giovedì 14 febbraio 2008
giovedì 10 gennaio 2008
Se al CNR non danno i numeri....
Un ricercatore del CNR, Paolo Plescia, ha messo a punto un impianto nel quale vengono introdotti rifiuti urbani indistinti e ne escono, vetro, metalli e combustibile.
Questo impianto è stato chiamato THOR, acronimo di “Total house waste recycling”.
Il sistema funziona come un colossale mulino tritatutto ad altissima pressione. I numeri dati dal CNR sono notevoli: “Un’area urbana di 5000 abitanti produce circa 50 tonnellate al giorno di rifiuti solidi”, informa il ricercatore. “Con queste Thor permette di ricavare una media giornaliera di 30 tonnellate di combustibile, 3 tonnellate di vetro, 2 tonnellate tra metalli ferrosi e non ferrosi e 1 tonnellata di inerti”
…”l’impianto Thor riduce i rifiuti a dimensioni microscopiche, inferiori a dieci millesimi di millimetro. Il risultato dell’intero processo è una materia omogenea, purificata dalle parti dannose”…
La ricerca sembra seria anche perché vengono date delle cifre relative ai costi economici:
“Un impianto di meccano-raffinazione di taglia medio-piccola da 20mila tonnellate di rifiuti l’anno presenta costi di circa 40 euro per tonnellata di materiale", spiega Paolo Plescia. "Per una identica quantità, una discarica ne richiederebbe almeno 100 e un inceneritore 250 euro.”
“un impianto da 4 tonnellate/ora occupa un massimo di 300 metri quadrati e ha un costo medio di 2 milioni di euro”
Facendo il classico conto della serva, consideriamo che in Italia si producono 100 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno, se la metà venissero processate dal Thor, avremmo 30 milioni di tonnellate di combustibile, non è dichiarato esplicitamente il potere calorico, anche se si accenna al fatto che è paragonabile a quello del carbone. Tenendoci più bassi e considerando un potere pari al 50% di quello del petrolio abbiamo infine 15 milioni di TEP. La quantità è veramente considerevole, se pensiamo che le importazioni annuali di petrolio sono circa 110 milioni di tonnellate. Il problema è che non sappiamo che percentuale di questo combustibile deve essere usata per far funzionare il macchinario (perché il Thor si autoalimenta). Cercheremo di scoprirlo.
Vale la pena sottolineare che negli ultimi mesi le notizie riguardanti nuovi modi di produrre energia si sono moltiplicate e tutto grazie al prezzo del petrolio.
Un alto prezzo ci penalizza sicuramente nel presente, ma nello stesso tempo stimola la ricerca e rende vantaggiose altre alternative. C’è chi ha puntato sull’ingegneria genetica per modificare piante ed enzimi, chi invece su nuovi procedimenti di sintesi chimica, chi su nuovi tipi di accumulatori, c’è stata la notizia sul trattamento ad ultrasuoni per produrre materiale fissile, c’è chi studia nuovi materiali fotovoltaici e chi progetta impianti eolici mossi da aquiloni ad alta quota ….
Le industrie petrolifere sembrano puntare sull’etanolo da cellulosa come succedaneo della benzina e sul biofuel da alghe per il gasolio, ma siamo solo all’inizio della corsa, ora arriva Thor e se non altro bisogna fare i complimenti per il nome scelto; se il destino è nel nome sarà un successo.
http://www.cnr.it/cnr/news/CnrNews.html?IDn=1758
Questo impianto è stato chiamato THOR, acronimo di “Total house waste recycling”.
Il sistema funziona come un colossale mulino tritatutto ad altissima pressione. I numeri dati dal CNR sono notevoli: “Un’area urbana di 5000 abitanti produce circa 50 tonnellate al giorno di rifiuti solidi”, informa il ricercatore. “Con queste Thor permette di ricavare una media giornaliera di 30 tonnellate di combustibile, 3 tonnellate di vetro, 2 tonnellate tra metalli ferrosi e non ferrosi e 1 tonnellata di inerti”
…”l’impianto Thor riduce i rifiuti a dimensioni microscopiche, inferiori a dieci millesimi di millimetro. Il risultato dell’intero processo è una materia omogenea, purificata dalle parti dannose”…
La ricerca sembra seria anche perché vengono date delle cifre relative ai costi economici:
“Un impianto di meccano-raffinazione di taglia medio-piccola da 20mila tonnellate di rifiuti l’anno presenta costi di circa 40 euro per tonnellata di materiale", spiega Paolo Plescia. "Per una identica quantità, una discarica ne richiederebbe almeno 100 e un inceneritore 250 euro.”
“un impianto da 4 tonnellate/ora occupa un massimo di 300 metri quadrati e ha un costo medio di 2 milioni di euro”
Facendo il classico conto della serva, consideriamo che in Italia si producono 100 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno, se la metà venissero processate dal Thor, avremmo 30 milioni di tonnellate di combustibile, non è dichiarato esplicitamente il potere calorico, anche se si accenna al fatto che è paragonabile a quello del carbone. Tenendoci più bassi e considerando un potere pari al 50% di quello del petrolio abbiamo infine 15 milioni di TEP. La quantità è veramente considerevole, se pensiamo che le importazioni annuali di petrolio sono circa 110 milioni di tonnellate. Il problema è che non sappiamo che percentuale di questo combustibile deve essere usata per far funzionare il macchinario (perché il Thor si autoalimenta). Cercheremo di scoprirlo.
Vale la pena sottolineare che negli ultimi mesi le notizie riguardanti nuovi modi di produrre energia si sono moltiplicate e tutto grazie al prezzo del petrolio.
Un alto prezzo ci penalizza sicuramente nel presente, ma nello stesso tempo stimola la ricerca e rende vantaggiose altre alternative. C’è chi ha puntato sull’ingegneria genetica per modificare piante ed enzimi, chi invece su nuovi procedimenti di sintesi chimica, chi su nuovi tipi di accumulatori, c’è stata la notizia sul trattamento ad ultrasuoni per produrre materiale fissile, c’è chi studia nuovi materiali fotovoltaici e chi progetta impianti eolici mossi da aquiloni ad alta quota ….
Le industrie petrolifere sembrano puntare sull’etanolo da cellulosa come succedaneo della benzina e sul biofuel da alghe per il gasolio, ma siamo solo all’inizio della corsa, ora arriva Thor e se non altro bisogna fare i complimenti per il nome scelto; se il destino è nel nome sarà un successo.
http://www.cnr.it/cnr/news/CnrNews.html?IDn=1758
sabato 22 dicembre 2007
Commento all'esilarante articolo di Barbara Spinelli
L’articolo “La festa è finita” di Barbara Spinelli, pubblicato il 16 dicembre su “La Stampa” è talmente ricco di spunti divertenti che non posso non citarne qualcuno.
La Spinelli chiarisce subito il tono esordendo così: “L’internazionalizzazione dei mercati ci sta accanto come uno spettro (e fin qui niente da dire, ognuno ha i suoi incubi) cui non sappiamo ancora dare un nome perché il suo volto è ambiguo…””la globalizzazione promette ai poveri l’uscita dalla miseria, e ai ricchi promette ottimi affari di alcuni industriali ma un impoverimento generale della società”. Ora, che la globalizzazione sia un fantasma non saprei dire, di sicuro io non l’ho mai sentita parlare ai poveri, comunque se anche fosse, diciamo che negli ultimi 10 anni a qualche centinaio di milioni di asiatici la promessa l’ha mantenuta; non sarà il massimo, ma come mantenimento delle promesse è già molto di più dei nostri politici. Quanto all’impoverimento della società si riferisce alla nostra, perché se vai in Germania, o in Spagna, o in Gran Bretagna, per non parlare dell’Irlanda o della Danimarca di questo impoverimento non è che se ne vede molto.
“Se continua lo scioglimento dei ghiacci antartici e della Groenlandia scompaiono Londra, New York, Miami, Olanda, Bangladesh, Venezia” come spot per il Mose non è male, peccato che non risulta che i ghiacci antartici si stiano sciogliendo, casomai si stanno sciogliendo quelli artici, che però essendo già dentro l’acqua oceanica non ne provocano l’innalzamento. Comunque a New York non ci sono mai stato e se il ghiaccio della Groenlandia sciolto la sommerge la cosa mi preoccupa, bisogna fare qualcosa; vediamo cosa suggerisce Barbara Spinelli: “urge tagliare l’% del PIL mondiale, per decenni”: una ricetta geniale, ma dico io perché diluire nei decenni, tagliamolo subito di un 50% e non se ne parla più. In effetti questo tipo di soluzione ha solo una piccola controindicazione, con un livello inferiore di prodotto globale il pianeta non potrebbe mantenere gli attuali 7 miliardi di abitanti, qualche miliardo di persone alla fame mi sembra, così ad occhio e croce un prezzo un po’ elevato, forse prima di rassegnarsi a cotanto è meglio provare a costruire qualche grattacielo sui monti Appalachi e cominciare trasferirvi gli uffici di Manhattan (almeno quelli dei piani bassi).
A onor del vero, non è che la Spinelli ignori il problema: “ma quell’1% del PIL nel mondo resta pur sempre gravoso…. Significa più tasse e posti di lavoro perduti…Avremo case meno scaldate…smetteremo la costruzione frenetica degli aeroporti, visto che gli aerei emettono quantità gigantesche di anidride carbonica….si rinuncerà ai Suv, queste auto assassine del clima”, personalmente non è che questo quadro sia poi così drammatico, se il clima sarà più caldo non ci sarà bisogno di scaldare le case, l’aereo purtroppo l’ho preso poche volte e non sarà una grande rinuncia, quanto ai Suv non avrò mai i soldi per comprarne uno e se anche li avessi non ho la passione per i motori e quindi non li spenderei in un’automobile. Però c’è una cosa che mi preoccupa, secondo una ricerca condotta da un’associazione ambientalista inglese i vituperati Suv inquinano quanto un server aziendale, non vorrei mi togliessero internet, ormai mi ci sono abituato.
Gira che ti rigira alla fine la Spinelli individua il vero obiettivo, sentite un po’: “anche la festa liberista è finita…il mercato lasciato a se stesso a generato catastrofi”; un vero peccato, qui da noi in Italia la festa liberista non è nemmeno mai cominciata! Ecco come il concetto viene meglio specificato: “per questo c’è di nuovo bisogno dello Stato…tassare la gente in nome del pianeta, spendere meno, consumare diversamente” ok e chi lo decide? Se facciamo che decido io, siamo d’accordo mi sta bene.
Il concetto viene ribadito: “sparirà anche la retorica sulla libertà (dell’individuo) contrapposta allo Stato: i margini di libertà si restringono, non è vero che possiamo produrre, consumare come vogliamo” questa è la più convinta apologia del totalitarismo che ho mai letto, cioè se una cosa del genere l’avesse detta Storace, sarebbero già fioccate le denunce, gli avvisi di garanzia e le scomuniche, ma si sa che a certi intellettuali è permesso tutto, in fondo lo fanno per il nostro bene, vogliono salvare il pianeta. La cosa buffa è che siccome lo statalismo ha fallito nell’obiettivo di creare benessere e uguaglianza, allora ecco che viene scelta un’altra giusta causa per somministrarcelo. Solo che viene riproposto in forma ancora più pesante: cioè non solo lo Stato si prende i miei soldi con le tasse e ci fa i suoi comodi, ma mi obbliga anche a spendere quelli che mi rimangono secondo delle direttive stabilite dall’alto.
L’argomento tasse le sta veramente a cuore, come un’ossessione ripete: “Sparirà la certezza di poter ridurre le tasse facilmente”, cara la mia scrittrice quella certezza l’abbiamo persa da un pezzo, se c’è una cosa difficile è tagliare le tasse, infatti tutti lo promettono, nessuno lo mantiene (almeno nel Belpaese).
Tenetevi forte perché questa fa veramente ridere: “in fondo lo Stato dovrà organizzare un impoverimento costruttivo, mirato. Solo lo Stato può accingersi a sì ciclopica impresa”; ma quale ciclopica impresa? Ci riesce benissimo anche ora, anzi mi sa tanto che qualcuno di sua stretta conoscenza la sta prendendo fin troppo alla lettera! Quanto all’impoverimento mirato, per piacere toglietemi dal mirino, perché sono un po’ di anni che faccio la mia parte, ora tocca a qualcun altro, cominciamo ad esempio dai ministri dell’economia….
Cara Barbara Spinelli se vuoi vietare le emissioni, vietale pure, ma le tasse ed i carrozzoni statali non servono a salvare il clima, ma solo a salvare chi si intasca i nostri soldi.
Attenzione perché la buona Barbara non vuole che traiamo le conclusioni sbagliate dal suo ragionamento: “il ritorno della politica (che evidentemente per lei è sinonimo di Stato) è colmo di pericoli autoritari”, innanzitutto faccio notare che la politica non deve tornare, perché non se n’è mai andata, anzi è fin troppo presente ovunque; quanto ai pericoli autoritari, mi sembra un ammonimento patetico: lei pensa che di fronte ad un disastro imminente si può annullare completamente le più elementare libertà, si può razionare gli alimenti e l’energia, limitare i movimenti, cioè tutto questo senza che la situazione non comporti una militarizzazione della società??? No, forse pensa che si può fare tutto questo semplicemente dando il controllo in mano agli intellettuali come lei, che dai giornali ci dicono come comportarci e come pensare. Ma mi facci il piacere, avrebbe detto qualcuno.
Come in un tutti gli articoli di questo genere, non manca l’attacco di routine agli USA, definiti in questo caso la più inerte e retrograda delle potenze. Non sono in realtà tanto inerti, infatti successivamente scrive: “c’è poi negli Stati Uniti la spregiudicata corsa all’etanolo, unita al solipsistico sogno dell’indipendenza energetica”. Ergo: non vogliono continuare a dipendere dalle importazioni petrolifere, saluto con sollievo questa presa di posizione dopo aver letto per anni scritti di ambientalisti che descrivono le guerre per il petrolio. Quanto all’etanolo, tenetevi forte, concordo con la Spinelli: usare il mais non ha grande futuro, peccato che lei si scordi di dire che infatti il futuro sarà dell’etanolo derivato da prodotti non agricoli, che non sottrae terreni adatti alle colture.
Il finale è grandioso, perché dopo averci terrorizzato con queste agghiaccianti visioni (oddio un mondo senza Suv), ecco che ci rassicura con una calda fiammella di speranza: “La tentazione è grande di parlare di apocalisse. Ma nell’Apocalisse le vie sono due. Una è quella del tutto è permesso: festeggiamo visto che non avremo discendenti. L’altra prepara il futuro, trattiene il disastro con l’azione”. La Spinelli pensa che le sue proposte si ascrivano alla seconda ipotesi, a me sembrano invece appartenere ad una terza via: siccome in futuro moriremo, allora suicidiamoci subito.
Preparare il futuro è l’alternativa che scelgo io, questa alternativa significa, ricerca, innovazione, significa investimenti e gli investimenti discendono dai profitti e dal risparmio, che a sua volta deriva dal reddito, a sua volta generato dal lavoro.
Lavoro, opere, studio, questo è un modo di affrontare i problemi; non lo è invece dire: paghiamo più tasse e prendiamo le briciole che qualcuno farà cadere dal tavolo.
Se poi sarà apocalisse ugualmente, così sia, la affronteremo, indosseremo la corazza, ci metteremo l’elmo e cercheremo di essere all’altezza dei nostri progenitori che nei millenni se la sono vista brutta tante volte.
Comunque i consigli di Barbara Spinelli non vanno fatti cadere nel vuoto, quindi comincino pure gli Al Gore, gli Agnolotti, i Casarecci, le star di Hollywood, i cantanti, insomma tutti quelli che ci fanno la predica, comincino a dare il buon esempio: niente aerei, niente riscaldamento, niente barche, niente cocaina (per esportarla dalla Colombia ci vuole un sacco di petrolio), niente sigarette (al posto del tabacco piantiamo il mais che scarseggia a causa di Bush). Dimenticavo: ci vorrebbero anche un po’ di spettacoli e musica gratis, così tanto per abbassare un po’ il pil.
PS: anche su cocaina e sigarette, io faccio già la mia parte. Tanto per ribadire, come dicono a Genova: emmu za daetu!
La Spinelli chiarisce subito il tono esordendo così: “L’internazionalizzazione dei mercati ci sta accanto come uno spettro (e fin qui niente da dire, ognuno ha i suoi incubi) cui non sappiamo ancora dare un nome perché il suo volto è ambiguo…””la globalizzazione promette ai poveri l’uscita dalla miseria, e ai ricchi promette ottimi affari di alcuni industriali ma un impoverimento generale della società”. Ora, che la globalizzazione sia un fantasma non saprei dire, di sicuro io non l’ho mai sentita parlare ai poveri, comunque se anche fosse, diciamo che negli ultimi 10 anni a qualche centinaio di milioni di asiatici la promessa l’ha mantenuta; non sarà il massimo, ma come mantenimento delle promesse è già molto di più dei nostri politici. Quanto all’impoverimento della società si riferisce alla nostra, perché se vai in Germania, o in Spagna, o in Gran Bretagna, per non parlare dell’Irlanda o della Danimarca di questo impoverimento non è che se ne vede molto.
“Se continua lo scioglimento dei ghiacci antartici e della Groenlandia scompaiono Londra, New York, Miami, Olanda, Bangladesh, Venezia” come spot per il Mose non è male, peccato che non risulta che i ghiacci antartici si stiano sciogliendo, casomai si stanno sciogliendo quelli artici, che però essendo già dentro l’acqua oceanica non ne provocano l’innalzamento. Comunque a New York non ci sono mai stato e se il ghiaccio della Groenlandia sciolto la sommerge la cosa mi preoccupa, bisogna fare qualcosa; vediamo cosa suggerisce Barbara Spinelli: “urge tagliare l’% del PIL mondiale, per decenni”: una ricetta geniale, ma dico io perché diluire nei decenni, tagliamolo subito di un 50% e non se ne parla più. In effetti questo tipo di soluzione ha solo una piccola controindicazione, con un livello inferiore di prodotto globale il pianeta non potrebbe mantenere gli attuali 7 miliardi di abitanti, qualche miliardo di persone alla fame mi sembra, così ad occhio e croce un prezzo un po’ elevato, forse prima di rassegnarsi a cotanto è meglio provare a costruire qualche grattacielo sui monti Appalachi e cominciare trasferirvi gli uffici di Manhattan (almeno quelli dei piani bassi).
A onor del vero, non è che la Spinelli ignori il problema: “ma quell’1% del PIL nel mondo resta pur sempre gravoso…. Significa più tasse e posti di lavoro perduti…Avremo case meno scaldate…smetteremo la costruzione frenetica degli aeroporti, visto che gli aerei emettono quantità gigantesche di anidride carbonica….si rinuncerà ai Suv, queste auto assassine del clima”, personalmente non è che questo quadro sia poi così drammatico, se il clima sarà più caldo non ci sarà bisogno di scaldare le case, l’aereo purtroppo l’ho preso poche volte e non sarà una grande rinuncia, quanto ai Suv non avrò mai i soldi per comprarne uno e se anche li avessi non ho la passione per i motori e quindi non li spenderei in un’automobile. Però c’è una cosa che mi preoccupa, secondo una ricerca condotta da un’associazione ambientalista inglese i vituperati Suv inquinano quanto un server aziendale, non vorrei mi togliessero internet, ormai mi ci sono abituato.
Gira che ti rigira alla fine la Spinelli individua il vero obiettivo, sentite un po’: “anche la festa liberista è finita…il mercato lasciato a se stesso a generato catastrofi”; un vero peccato, qui da noi in Italia la festa liberista non è nemmeno mai cominciata! Ecco come il concetto viene meglio specificato: “per questo c’è di nuovo bisogno dello Stato…tassare la gente in nome del pianeta, spendere meno, consumare diversamente” ok e chi lo decide? Se facciamo che decido io, siamo d’accordo mi sta bene.
Il concetto viene ribadito: “sparirà anche la retorica sulla libertà (dell’individuo) contrapposta allo Stato: i margini di libertà si restringono, non è vero che possiamo produrre, consumare come vogliamo” questa è la più convinta apologia del totalitarismo che ho mai letto, cioè se una cosa del genere l’avesse detta Storace, sarebbero già fioccate le denunce, gli avvisi di garanzia e le scomuniche, ma si sa che a certi intellettuali è permesso tutto, in fondo lo fanno per il nostro bene, vogliono salvare il pianeta. La cosa buffa è che siccome lo statalismo ha fallito nell’obiettivo di creare benessere e uguaglianza, allora ecco che viene scelta un’altra giusta causa per somministrarcelo. Solo che viene riproposto in forma ancora più pesante: cioè non solo lo Stato si prende i miei soldi con le tasse e ci fa i suoi comodi, ma mi obbliga anche a spendere quelli che mi rimangono secondo delle direttive stabilite dall’alto.
L’argomento tasse le sta veramente a cuore, come un’ossessione ripete: “Sparirà la certezza di poter ridurre le tasse facilmente”, cara la mia scrittrice quella certezza l’abbiamo persa da un pezzo, se c’è una cosa difficile è tagliare le tasse, infatti tutti lo promettono, nessuno lo mantiene (almeno nel Belpaese).
Tenetevi forte perché questa fa veramente ridere: “in fondo lo Stato dovrà organizzare un impoverimento costruttivo, mirato. Solo lo Stato può accingersi a sì ciclopica impresa”; ma quale ciclopica impresa? Ci riesce benissimo anche ora, anzi mi sa tanto che qualcuno di sua stretta conoscenza la sta prendendo fin troppo alla lettera! Quanto all’impoverimento mirato, per piacere toglietemi dal mirino, perché sono un po’ di anni che faccio la mia parte, ora tocca a qualcun altro, cominciamo ad esempio dai ministri dell’economia….
Cara Barbara Spinelli se vuoi vietare le emissioni, vietale pure, ma le tasse ed i carrozzoni statali non servono a salvare il clima, ma solo a salvare chi si intasca i nostri soldi.
Attenzione perché la buona Barbara non vuole che traiamo le conclusioni sbagliate dal suo ragionamento: “il ritorno della politica (che evidentemente per lei è sinonimo di Stato) è colmo di pericoli autoritari”, innanzitutto faccio notare che la politica non deve tornare, perché non se n’è mai andata, anzi è fin troppo presente ovunque; quanto ai pericoli autoritari, mi sembra un ammonimento patetico: lei pensa che di fronte ad un disastro imminente si può annullare completamente le più elementare libertà, si può razionare gli alimenti e l’energia, limitare i movimenti, cioè tutto questo senza che la situazione non comporti una militarizzazione della società??? No, forse pensa che si può fare tutto questo semplicemente dando il controllo in mano agli intellettuali come lei, che dai giornali ci dicono come comportarci e come pensare. Ma mi facci il piacere, avrebbe detto qualcuno.
Come in un tutti gli articoli di questo genere, non manca l’attacco di routine agli USA, definiti in questo caso la più inerte e retrograda delle potenze. Non sono in realtà tanto inerti, infatti successivamente scrive: “c’è poi negli Stati Uniti la spregiudicata corsa all’etanolo, unita al solipsistico sogno dell’indipendenza energetica”. Ergo: non vogliono continuare a dipendere dalle importazioni petrolifere, saluto con sollievo questa presa di posizione dopo aver letto per anni scritti di ambientalisti che descrivono le guerre per il petrolio. Quanto all’etanolo, tenetevi forte, concordo con la Spinelli: usare il mais non ha grande futuro, peccato che lei si scordi di dire che infatti il futuro sarà dell’etanolo derivato da prodotti non agricoli, che non sottrae terreni adatti alle colture.
Il finale è grandioso, perché dopo averci terrorizzato con queste agghiaccianti visioni (oddio un mondo senza Suv), ecco che ci rassicura con una calda fiammella di speranza: “La tentazione è grande di parlare di apocalisse. Ma nell’Apocalisse le vie sono due. Una è quella del tutto è permesso: festeggiamo visto che non avremo discendenti. L’altra prepara il futuro, trattiene il disastro con l’azione”. La Spinelli pensa che le sue proposte si ascrivano alla seconda ipotesi, a me sembrano invece appartenere ad una terza via: siccome in futuro moriremo, allora suicidiamoci subito.
Preparare il futuro è l’alternativa che scelgo io, questa alternativa significa, ricerca, innovazione, significa investimenti e gli investimenti discendono dai profitti e dal risparmio, che a sua volta deriva dal reddito, a sua volta generato dal lavoro.
Lavoro, opere, studio, questo è un modo di affrontare i problemi; non lo è invece dire: paghiamo più tasse e prendiamo le briciole che qualcuno farà cadere dal tavolo.
Se poi sarà apocalisse ugualmente, così sia, la affronteremo, indosseremo la corazza, ci metteremo l’elmo e cercheremo di essere all’altezza dei nostri progenitori che nei millenni se la sono vista brutta tante volte.
Comunque i consigli di Barbara Spinelli non vanno fatti cadere nel vuoto, quindi comincino pure gli Al Gore, gli Agnolotti, i Casarecci, le star di Hollywood, i cantanti, insomma tutti quelli che ci fanno la predica, comincino a dare il buon esempio: niente aerei, niente riscaldamento, niente barche, niente cocaina (per esportarla dalla Colombia ci vuole un sacco di petrolio), niente sigarette (al posto del tabacco piantiamo il mais che scarseggia a causa di Bush). Dimenticavo: ci vorrebbero anche un po’ di spettacoli e musica gratis, così tanto per abbassare un po’ il pil.
PS: anche su cocaina e sigarette, io faccio già la mia parte. Tanto per ribadire, come dicono a Genova: emmu za daetu!
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