Parlando dell’immigrazione è difficile trovare qualcuno che non sia preoccupato del fenomeno e che non ritenga problematico l’arrivo di milioni di immigrati nel nostro territorio. Mi sono chiesto perché, se l’opinione pubblica ha questo orientamento poi non cambia mai nulla e sono giunto alla conclusione che a molti l’immigrazione conviene e questa convenienza di una minoranza riesce a piegare la volontà della maggioranza.
I gruppi che accuso di collusione con coloro che sostengono scientemente l’immigrazione sono in primis gli
imprenditori, che possono pagare stipendi più bassi rispetto ad un lavoratore italiano, poi l’immigrazione conviene ai
sindacati che possono rimpolpare le proprie fila con forze fresche, conviene a quelli che affittano tuguri impresentabili, conviene forse anche alla
Chiesa che ha lo stesso problema dei sindacati e naturalmente i partiti di sinistra che hanno visto inesorabilmente erodere il proprio consenso negli ultimi 30 anni. Con il tacito assenso e talvolta il consenso attivo di queste organizzazioni quindi, la propaganda di chi propugna la fine dei popoli europei può dispiegare tutti i suoi argomenti per cercare di convincere che dell’immigrazione non possiamo farne a meno. Peccato che nessuno di questi argomenti abbia un fondamento, vediamo i principali:
1-
Anche noi eravamo migranti: è vero e ad un certo punto infatti i paesi di arrivo hanno posto dei limiti agli ingressi. In ogni caso il fatto di essere stati migranti ci impone moralmente di avere una sensibilità particolare verso coloro che arrivano, ma non di accettare un numero illimitato di persone. E comunque l’arrivo di nuovi immigrati peggiora la condizione degli stranieri che già risiedono in Italia, quindi se l’obiettivo è dare condizioni accettabili, l’obiettivo può essere perseguito solo a patto di fermare nuovi ingressi
2-
Gli Italiani non vogliono fare certi lavori: questo argomento è falso, gli Italiani non fanno certi lavori a certe paghe perché non potrebbero mantenersi. Pagando adeguatamente, gli Italiani fanno qualunque lavoro ed in ogni caso anche accettando l’argomento dobbiamo chiederci di quanti immigrati avremmo bisogno. Mettiamoci d’accordo: quando i capitali investono all’estero si dice che si toglie lavoro agli Italiani, se restano pare che non ci siano Italiani disposti a lavorare….
I numeri dicono che il tasso di occupazione in Italia è più basso della media europea, cioè gli Italiani che lavorano sono pochi, l’idea di far venire altra gente a lavorare al nostro posto è meschina oltre che assurda. E’ solo l’ultima furbata autolesionista all’italiana. L’Italia esporta cervelli ed importa braccia, siamo sicuri che questo sia un modello di sviluppo giusto per il nostro futuro? Far affluire manodopera non specializzata ha l’effetto di impoverire i nostri lavoratori, che hanno più concorrenza sul posto di lavoro e vedono aumentare i disagi abitativi nei quartieri popolari e questa è la ragione che ha comportato al nord uno spostamento di voti operai dalla sinistra alla Lega.
3-
Alcuni sono ben integrati: è certamente vero, anch’io ne conosco personalmente. Lavorano, rispettano la legge, si trovano bene. Ma non si può contrapporre ad un problema generale il caso del singolo, io pongo una questione di numeri, il fatto che ci siano migliaia di immigrati ben integrati non significa che possano automaticamente arrivarne altri milioni e trovarsi altrettanto bene.
4-
L’immigrazione è un pedaggio che dobbiamo pagare per le colpe del passato (colonialismo) e per il fatto che l’Europa è ricca ed il resto del mondo è povero: pensare di rendere migliore la situazione africana favorendo l’immigrazione in Europa è grottesco, innanzitutto per i numeri coinvolti, l’Europa è piccola e i poveri sono miliardi, inoltre dai paesi d’origine emigrano i giovani in età da lavoro, cioè gli unici che potrebbero creare ricchezza a casa loro, infine perché fino a quando non ci saranno le condizioni economiche, culturali e politiche l’Africa non si svilupperà mai e le rimesse degli emigranti serviranno solo a stimolare ulteriormente la crescita della popolazione ed a pagare altri viaggi verso casa nostra.
5- La contrarietà all’immigrazione maschera il
razzismo: rimasti a corto di argomenti i sostenitori della nuova Europa multirazziale ricorrono all’ultima risorsa disponibile: accusare chi la pensa diversamente di razzismo. Per quanto mi riguarda si tratta di un’accusa assurda: io non sostengo che un popolo sia superiore all’altro, semplicemente affermo che i popoli esistono, esistono le culture, le tradizioni e non sempre sono sovrapponibili come se niente fosse. Io esigo che qualunque straniero che arriva in Italia riceva il massimo del rispetto, che sia tutelato come persona, che abbia la possibilità di vivere dignitosamente. Esigo anche, però, che accetti le nostre leggi e le nostre abitudini, arrivare da noi è una sua scelta e non può pretendere di imporre comportamenti per noi non accettabili. Ciò che la nostra distratta ed assuefatta società non vuole affrontare è il fatto che quest’ultima affermazione vale solo fino a quando lo straniero è una minoranza, nel momento in cui diventa maggioranza non c’è via democratica per impedire di mutare i tratti della nostra comunità. Vi racconto una storia in proposito. Come si sa, gli inglesi nel XIX secolo avevano un vastissimo impero coloniale, siccome in alcune zone c’era bisogno di manodopera, mentre in altre era sovrabbondante, gli inglesi spostavano migliaia di persone da una parte all’altra del globo. In particolare di solito prendevano lavoratori in India, dove le persone non mancano, e li spostavano in America, in Africa ed in Oceania. Molti furono mandati ad esempio nelle isole Fiji, nell’Oceano Pacifico. Poi l’Impero finì ed i vari territori proseguirono la loro vita, la comunità indiana delle Fiji crebbe, anche in virtù del proprio maggiore tasso di natalità e dopo pochi decenni gli Indiani divennero la maggioranza della popolazione. Oggi nelle isole Fiji si susseguono i colpi di Stato, i militari composti dagli autoctoni melanesiani prendono il potere per impedire alla maggioranza indiana di esercitare il governo.
Non sto dando un giudizio morale, sto valutando il fatto che parlare di fratellanza è facile e si appare buoni e belli, ma la realtà dal Kosovo, al Kashmir, al Kenya, allo Sri Lanka, alla Palestina e via dicendo, dimostra che la realtà è molto più complicata da ricondurre ai buoni sentimenti enunciati da comodi divani dei salotti televisivi.
Non ho parlato di clandestini, non ho parlato di criminalità, non ho parlato di percentuali di detenuti, perché ho l’impressione che spesso i politici dicendo che vogliono combattere i clandestini evitino di prendere una posizione in merito all’immigrazione regolare. Io parlo genericamente di immigrati: è lecito sapere dai politici che percentuale ritengono adeguata alla nostra società? Il 5%, il 30%, il 51%, oppure è indifferente, chiunque lo desidera può arrivare? Stabilirsi in Italia è un diritto universale?