sabato 22 dicembre 2007

Commento all'esilarante articolo di Barbara Spinelli

L’articolo “La festa è finita” di Barbara Spinelli, pubblicato il 16 dicembre su “La Stampa” è talmente ricco di spunti divertenti che non posso non citarne qualcuno.
La Spinelli chiarisce subito il tono esordendo così: “L’internazionalizzazione dei mercati ci sta accanto come uno spettro (e fin qui niente da dire, ognuno ha i suoi incubi) cui non sappiamo ancora dare un nome perché il suo volto è ambiguo…””la globalizzazione promette ai poveri l’uscita dalla miseria, e ai ricchi promette ottimi affari di alcuni industriali ma un impoverimento generale della società”. Ora, che la globalizzazione sia un fantasma non saprei dire, di sicuro io non l’ho mai sentita parlare ai poveri, comunque se anche fosse, diciamo che negli ultimi 10 anni a qualche centinaio di milioni di asiatici la promessa l’ha mantenuta; non sarà il massimo, ma come mantenimento delle promesse è già molto di più dei nostri politici. Quanto all’impoverimento della società si riferisce alla nostra, perché se vai in Germania, o in Spagna, o in Gran Bretagna, per non parlare dell’Irlanda o della Danimarca di questo impoverimento non è che se ne vede molto.

“Se continua lo scioglimento dei ghiacci antartici e della Groenlandia scompaiono Londra, New York, Miami, Olanda, Bangladesh, Venezia” come spot per il Mose non è male, peccato che non risulta che i ghiacci antartici si stiano sciogliendo, casomai si stanno sciogliendo quelli artici, che però essendo già dentro l’acqua oceanica non ne provocano l’innalzamento. Comunque a New York non ci sono mai stato e se il ghiaccio della Groenlandia sciolto la sommerge la cosa mi preoccupa, bisogna fare qualcosa; vediamo cosa suggerisce Barbara Spinelli: “urge tagliare l’% del PIL mondiale, per decenni”: una ricetta geniale, ma dico io perché diluire nei decenni, tagliamolo subito di un 50% e non se ne parla più. In effetti questo tipo di soluzione ha solo una piccola controindicazione, con un livello inferiore di prodotto globale il pianeta non potrebbe mantenere gli attuali 7 miliardi di abitanti, qualche miliardo di persone alla fame mi sembra, così ad occhio e croce un prezzo un po’ elevato, forse prima di rassegnarsi a cotanto è meglio provare a costruire qualche grattacielo sui monti Appalachi e cominciare trasferirvi gli uffici di Manhattan (almeno quelli dei piani bassi).
A onor del vero, non è che la Spinelli ignori il problema: “ma quell’1% del PIL nel mondo resta pur sempre gravoso…. Significa più tasse e posti di lavoro perduti…Avremo case meno scaldate…smetteremo la costruzione frenetica degli aeroporti, visto che gli aerei emettono quantità gigantesche di anidride carbonica….si rinuncerà ai Suv, queste auto assassine del clima”, personalmente non è che questo quadro sia poi così drammatico, se il clima sarà più caldo non ci sarà bisogno di scaldare le case, l’aereo purtroppo l’ho preso poche volte e non sarà una grande rinuncia, quanto ai Suv non avrò mai i soldi per comprarne uno e se anche li avessi non ho la passione per i motori e quindi non li spenderei in un’automobile. Però c’è una cosa che mi preoccupa, secondo una ricerca condotta da un’associazione ambientalista inglese i vituperati Suv inquinano quanto un server aziendale, non vorrei mi togliessero internet, ormai mi ci sono abituato.

Gira che ti rigira alla fine la Spinelli individua il vero obiettivo, sentite un po’: “anche la festa liberista è finita…il mercato lasciato a se stesso a generato catastrofi”; un vero peccato, qui da noi in Italia la festa liberista non è nemmeno mai cominciata! Ecco come il concetto viene meglio specificato: “per questo c’è di nuovo bisogno dello Stato…tassare la gente in nome del pianeta, spendere meno, consumare diversamente” ok e chi lo decide? Se facciamo che decido io, siamo d’accordo mi sta bene.
Il concetto viene ribadito: “sparirà anche la retorica sulla libertà (dell’individuo) contrapposta allo Stato: i margini di libertà si restringono, non è vero che possiamo produrre, consumare come vogliamo” questa è la più convinta apologia del totalitarismo che ho mai letto, cioè se una cosa del genere l’avesse detta Storace, sarebbero già fioccate le denunce, gli avvisi di garanzia e le scomuniche, ma si sa che a certi intellettuali è permesso tutto, in fondo lo fanno per il nostro bene, vogliono salvare il pianeta. La cosa buffa è che siccome lo statalismo ha fallito nell’obiettivo di creare benessere e uguaglianza, allora ecco che viene scelta un’altra giusta causa per somministrarcelo. Solo che viene riproposto in forma ancora più pesante: cioè non solo lo Stato si prende i miei soldi con le tasse e ci fa i suoi comodi, ma mi obbliga anche a spendere quelli che mi rimangono secondo delle direttive stabilite dall’alto.
L’argomento tasse le sta veramente a cuore, come un’ossessione ripete: “Sparirà la certezza di poter ridurre le tasse facilmente”, cara la mia scrittrice quella certezza l’abbiamo persa da un pezzo, se c’è una cosa difficile è tagliare le tasse, infatti tutti lo promettono, nessuno lo mantiene (almeno nel Belpaese).
Tenetevi forte perché questa fa veramente ridere: “in fondo lo Stato dovrà organizzare un impoverimento costruttivo, mirato. Solo lo Stato può accingersi a sì ciclopica impresa”; ma quale ciclopica impresa? Ci riesce benissimo anche ora, anzi mi sa tanto che qualcuno di sua stretta conoscenza la sta prendendo fin troppo alla lettera! Quanto all’impoverimento mirato, per piacere toglietemi dal mirino, perché sono un po’ di anni che faccio la mia parte, ora tocca a qualcun altro, cominciamo ad esempio dai ministri dell’economia….
Cara Barbara Spinelli se vuoi vietare le emissioni, vietale pure, ma le tasse ed i carrozzoni statali non servono a salvare il clima, ma solo a salvare chi si intasca i nostri soldi.

Attenzione perché la buona Barbara non vuole che traiamo le conclusioni sbagliate dal suo ragionamento: “il ritorno della politica (che evidentemente per lei è sinonimo di Stato) è colmo di pericoli autoritari”, innanzitutto faccio notare che la politica non deve tornare, perché non se n’è mai andata, anzi è fin troppo presente ovunque; quanto ai pericoli autoritari, mi sembra un ammonimento patetico: lei pensa che di fronte ad un disastro imminente si può annullare completamente le più elementare libertà, si può razionare gli alimenti e l’energia, limitare i movimenti, cioè tutto questo senza che la situazione non comporti una militarizzazione della società??? No, forse pensa che si può fare tutto questo semplicemente dando il controllo in mano agli intellettuali come lei, che dai giornali ci dicono come comportarci e come pensare. Ma mi facci il piacere, avrebbe detto qualcuno.

Come in un tutti gli articoli di questo genere, non manca l’attacco di routine agli USA, definiti in questo caso la più inerte e retrograda delle potenze. Non sono in realtà tanto inerti, infatti successivamente scrive: “c’è poi negli Stati Uniti la spregiudicata corsa all’etanolo, unita al solipsistico sogno dell’indipendenza energetica”. Ergo: non vogliono continuare a dipendere dalle importazioni petrolifere, saluto con sollievo questa presa di posizione dopo aver letto per anni scritti di ambientalisti che descrivono le guerre per il petrolio. Quanto all’etanolo, tenetevi forte, concordo con la Spinelli: usare il mais non ha grande futuro, peccato che lei si scordi di dire che infatti il futuro sarà dell’etanolo derivato da prodotti non agricoli, che non sottrae terreni adatti alle colture.

Il finale è grandioso, perché dopo averci terrorizzato con queste agghiaccianti visioni (oddio un mondo senza Suv), ecco che ci rassicura con una calda fiammella di speranza: “La tentazione è grande di parlare di apocalisse. Ma nell’Apocalisse le vie sono due. Una è quella del tutto è permesso: festeggiamo visto che non avremo discendenti. L’altra prepara il futuro, trattiene il disastro con l’azione”. La Spinelli pensa che le sue proposte si ascrivano alla seconda ipotesi, a me sembrano invece appartenere ad una terza via: siccome in futuro moriremo, allora suicidiamoci subito.
Preparare il futuro è l’alternativa che scelgo io, questa alternativa significa, ricerca, innovazione, significa investimenti e gli investimenti discendono dai profitti e dal risparmio, che a sua volta deriva dal reddito, a sua volta generato dal lavoro.
Lavoro, opere, studio, questo è un modo di affrontare i problemi; non lo è invece dire: paghiamo più tasse e prendiamo le briciole che qualcuno farà cadere dal tavolo.
Se poi sarà apocalisse ugualmente, così sia, la affronteremo, indosseremo la corazza, ci metteremo l’elmo e cercheremo di essere all’altezza dei nostri progenitori che nei millenni se la sono vista brutta tante volte.

Comunque i consigli di Barbara Spinelli non vanno fatti cadere nel vuoto, quindi comincino pure gli Al Gore, gli Agnolotti, i Casarecci, le star di Hollywood, i cantanti, insomma tutti quelli che ci fanno la predica, comincino a dare il buon esempio: niente aerei, niente riscaldamento, niente barche, niente cocaina (per esportarla dalla Colombia ci vuole un sacco di petrolio), niente sigarette (al posto del tabacco piantiamo il mais che scarseggia a causa di Bush). Dimenticavo: ci vorrebbero anche un po’ di spettacoli e musica gratis, così tanto per abbassare un po’ il pil.

PS: anche su cocaina e sigarette, io faccio già la mia parte. Tanto per ribadire, come dicono a Genova: emmu za daetu!

5 commenti:

Camelot Destra Ideale ha detto...

Splendido post...e comunque la Spinelli spara tante di quelle c*****e, da far spavento...
Buon Natale ;)

Freeman ha detto...

mi autocommento:
ho scritto il post due mesi fa e come ci segnala il Mango di Treviso l'estensione dei ghiacciai antartici ha raggiunto il suo massimo dal 1979 anno della prima rilevazione ( http://www.3bmeteo.com/giornale/meteo_articolo-7478.htm )
quindi la Spinelli e i presunti ambientalisti oltre a millantare conoscenze che nessuno ha, perchè nessuno è in grado di prevedere come sarà il clima tra 20 anni, è anche sfortunata; sì perchè se dici "farà più caldo" hai il 50% delle possibilità di azzeccarci e fare il fenomeno. questi invece niente, si sono messi in testa di salvare il pianeta facendo guerra all'anidride carbonica che, ricordiamolo, è innocua (tanto è vero che nessuno è mai morto sniffando le bollicine della coca cola) e nel frattempo a Napoli le persone sono avvelenate dai rifiuti tossici....

paraffo ha detto...

Ti ho letto con piacere. Un unico appunto mi sento di farti, caro Freeman: dove diavolo sei andato a pescare l' idea che Barbara Spinelli sia una "intellettuale"?!

La definisci tale almeno due volte, quindi immagino che tu ne sia convinto!

Ma hai presente chi ha sposato?!

Oddio, è vero che il mondo potrebbe essersi rovesciato a tal punto che ora siano le femmine intellettuali a sposare i maschietti bellocci e un po' ochi, ma, se anche questa rivoluzione fosse realmente avvenuta, non mi parrebbe questo il caso.

A me pare che i due sposini in questione siano degni, intellettulmente, l' una dell' altro e infatti stanno ancora insieme dopo tanti anni, segno che non si era trattato di un errore giovanile dovuto al sobbuglio ormonale.

La nostra Barbara, inoltre, è nata nel '46 il che comporta che si sia laureata in piena era del voto politico. Neanche la sua laurea, quindi, può costituire una garanzia sicura sul suo livello culturale.

Intellettuale vero era, invece, suo padre, Altiero. Non solo intellettuale ma pure antifascista, con tanto di confino a Ventotene, il che, ad essere maligni, potrebbe anche spiegare la carriera giornalistica folgorante della figlia.

In ogni caso, hai provveduto tu stesso, col tuo post, a dimostrare che tipo di giornalista, assai poco informata e geniale, sia la Barbara, no?

Quindi, a meno che tu, (cattivello!!) pensi che gli intellettuali siano necessariamente un po' fessi, mi sa che hai proprio toppato, nella tua definizione.

Freeman ha detto...

mi sono attenuto a come comunemente viene definita, comunque "intellettuale" l'ho sempre trovata una definizione ambigua ed anche un pò buffa, in Italia di solito viene definito intellettuale chi spara giudizi senza doverli giustificare con un ragionamento, ma che hanno valore grazie appunto allo status di intellettuale di chi li emette.
Riguardo al marito o compagno che sia, quando nel post parlo di qualcuno di sua conoscenza faccio riferimento, in primis, proprio a lui.

paraffo ha detto...

Be' allora avevo indovinato: sei proprio cattivello, Freeman!

Con simpatia, alla prossima ...