Spostare avanti le lancette per alzarsi un’ora prima mi fa sentire come quelli della barzelletta che si mettono in cento per cambiare la lampadina, novantanove girano la casa e uno tiene ferma la lampadina. In pratica bisogna alzarsi alle sei del mattino ma fare finta che siano le sette.
Va bene il risparmio energetico, per quanto mi riguarda è tutta la vita che spengo luci lasciate inutilmente accese, ma non sarebbe più semplice dire: da domani e fino ad ottobre, scuole, uffici e fabbriche aprono un’ora prima.
Se i minatori inglesi non vedevano mai il sole sarebbe stato sufficiente farli entrare in miniera alle cinque del mattino, del resto quando ci sono estati particolarmente calde alla Fincantieri si mettono d’accordo ed entrano alle sei di mattina e non è che questi ultimi siano tutti iscritti al club dei cervelloni, è basilare buonsenso. I paesi del Nord Europa non perdono occasione per sfotterci e spesso hanno anche ragione, ma sulle piccole questioni pratiche gli diamo dieci a zero, anche perché da noi siamo abituati al fatto che non funziona niente quindi ci arrangiamo, siamo flessibili, troviamo la soluzione mentre loro restano attoniti di fronte al granello che blocca l’ingranaggio.
Personalmente sono mattiniero, quindi alzarmi prima non mi creerà sconvolgimenti psicosomatici, disturbi, malesseri legati al fuso orario, l’unico disagio sarà pensare che la lampadina si può cambiare anche da soli….
domenica 27 marzo 2011
sabato 26 marzo 2011
Libri - speciale Valerio Massimo Manfredi
Mi piace leggere romanzi, quando capita, solo che di solito quando spulcio gli scaffali in libreria o cerco su internet, finisco quasi sempre per farmi incuriosire da qualche saggio storico e allora i romanzi vengono posticipati. Un’altra ragione è che i romanzi sono più adatti ad essere divorati rapidamente, quindi l’ideale è leggerli in vacanza o comunque se si ha molto tempo a disposizione, cosa che non sempre è possibile avere!
L’unico scrittore di romanzi che conosco in modo approfondito è Valerio Massimo Manfredi ed allora ho deciso di dedicare un post solo per lui per dare i miei voti! L’elenco copre la maggior parte della sua produzione letteraria; sono quasi tutti romanzi eccetto “I Greci d’Occidente” ed in parte “Akropolis” che è piuttosto un racconto autobiografico che mischia esperienze personali e reminescenze storiche. Il primo libro che lessi è “L’ultima legione” e l’impressione fu molto positiva, tanto che mi convinsi che l’autore meritava il bis. Quindi mi buttai su “Alexandros” che è uno dei miei libri preferiti in assoluto. Questi due assieme al “Tiranno” meritano le cinque stelle nel mio personalissimo cartellino.
Lo stile di Manfredi è un po’ epico, a volte un po’ barocco, è bravissimo a delineare uomini tutti d’un pezzo, che non perdono la propria identità neanche nei rimescolamenti vorticosi cui le vicende storiche li trascinano. Fortemente consigliati a coloro che amano la Storia e i personaggi ad alto tasso di testosterone, meno adatti a chi ama storie minimali, i colpi di scena a ripetizione, scavare di pagina in pagina nella psicologia intima.
Valerio Massimo Manfredi Akropolis ****
Valerio Massimo Manfredi I Greci d'Occidente ***
Valerio Massimo Manfredi Le paludi di Hesperia ***
Valerio Massimo Manfredi I cento cavalieri **
Valerio Massimo Manfredi L'isola dei morti **
Valerio Massimo Manfredi Lo scudo di Talos ****
Valerio Massimo Manfredi Il faraone delle sabbie ***
Valerio Massimo Manfredi L'impero dei draghi ****
Valerio Massimo Manfredi L'armata perduta ***
Valerio Massimo Manfredi Il tiranno *****
Valerio Massimo Manfredi Alexandros *****
Valerio Massimo Manfredi L'ultima legione *****
L’unico scrittore di romanzi che conosco in modo approfondito è Valerio Massimo Manfredi ed allora ho deciso di dedicare un post solo per lui per dare i miei voti! L’elenco copre la maggior parte della sua produzione letteraria; sono quasi tutti romanzi eccetto “I Greci d’Occidente” ed in parte “Akropolis” che è piuttosto un racconto autobiografico che mischia esperienze personali e reminescenze storiche. Il primo libro che lessi è “L’ultima legione” e l’impressione fu molto positiva, tanto che mi convinsi che l’autore meritava il bis. Quindi mi buttai su “Alexandros” che è uno dei miei libri preferiti in assoluto. Questi due assieme al “Tiranno” meritano le cinque stelle nel mio personalissimo cartellino.
Lo stile di Manfredi è un po’ epico, a volte un po’ barocco, è bravissimo a delineare uomini tutti d’un pezzo, che non perdono la propria identità neanche nei rimescolamenti vorticosi cui le vicende storiche li trascinano. Fortemente consigliati a coloro che amano la Storia e i personaggi ad alto tasso di testosterone, meno adatti a chi ama storie minimali, i colpi di scena a ripetizione, scavare di pagina in pagina nella psicologia intima.
Valerio Massimo Manfredi Akropolis ****
Valerio Massimo Manfredi I Greci d'Occidente ***
Valerio Massimo Manfredi Le paludi di Hesperia ***
Valerio Massimo Manfredi I cento cavalieri **
Valerio Massimo Manfredi L'isola dei morti **
Valerio Massimo Manfredi Lo scudo di Talos ****
Valerio Massimo Manfredi Il faraone delle sabbie ***
Valerio Massimo Manfredi L'impero dei draghi ****
Valerio Massimo Manfredi L'armata perduta ***
Valerio Massimo Manfredi Il tiranno *****
Valerio Massimo Manfredi Alexandros *****
Valerio Massimo Manfredi L'ultima legione *****
lunedì 21 marzo 2011
La matematica è un'opinione
La giornalista Angela Frenda scrive un articolo sul settimanale allegato al principale quotidiano italiano e riporta questi dati:
1 – dato numero uno: gli immigrati in Italia sono 5,5 milioni
2 – dato numero due: gli stupri sono commessi per la maggior parte (58%) da italiani
Quindi riassumendo il 9% di popolazione (immigrati) compie il 42% di stupri.
Conseguenza logica della giornalista: non è vero che gli stranieri commettono più stupri degli italiani!
Puntualizziamo: io non uso mai l’argomento criminalità nei ragionamenti che riguardano l’immigrazione.
Prima di tutto perché se non riusciamo a far rispettare la legge è un problema nostro che sta a monte e che va comunque risolto a prescindere dall’immigrazione.
Poi perché non è corretto nei confronti degli immigrati che sono cittadini esemplari.
Infine non uso questo argomento perché esistono ragioni a sufficienza per suggerire all’Italia di adottare restrizioni all’immigrazione, senza dover far leva sulla paura della criminalità.
Detto questo: come è possibile che questa giornalista voglia portare avanti una tesi con dei numeri che dimostrano l’opposto di quello che dice? E’ un mistero.
Oltretutto, a rincarare la dose, non è che nell’analisi propone qualche lettura dei dati che possa spostare a suo favore l’arido dato numerico, anzi aggiunge dei commenti che vanno a smentire ulteriormente le sue affermazioni, scrive infatti che la maggior parte degli stupri compiuti da italiani avviene tra le mura domestiche, cosa che evidentemente accresce la percentuale di “pericolo” all’esterno.
Gli altri articolisti della citata rivista per supportare le proprie altrettanto opinabili convinzioni, evitano di avventurarsi sul terreno scivoloso dei numeri, quindi diamo atto alla nostra giornalista di aver avuto almeno il coraggio di cercare di dimostrare l’indimostrabile, cosa che i suoi colleghi nemmeno fanno, anzi tronfi educano i lettori con la gravità e la sicurezza di uno appena sceso dal Sinai con la bozza sotto braccio scolpita nelle pietra.
Comunque questo nuovo teorema Frenda apre la strada a tutta una serie di applicazioni ed io comincio subito, voglio essere un pioniere della matematica del futuro: allora nel sudest asiatico secondo le stime più prudenti vengono morse da serpenti velenosi 110 mila persone; le altre zone del mondo , assieme contano circa 310 mila attacchi (fonte: www.PLosMedicine.org). Quindi se passeggiate in una jungla vietnamita camminate tranquilli, perché la maggior parte delle vittime dei serpenti sono localizzate da qualche altra parte!
1 – dato numero uno: gli immigrati in Italia sono 5,5 milioni
2 – dato numero due: gli stupri sono commessi per la maggior parte (58%) da italiani
Quindi riassumendo il 9% di popolazione (immigrati) compie il 42% di stupri.
Conseguenza logica della giornalista: non è vero che gli stranieri commettono più stupri degli italiani!
Puntualizziamo: io non uso mai l’argomento criminalità nei ragionamenti che riguardano l’immigrazione.
Prima di tutto perché se non riusciamo a far rispettare la legge è un problema nostro che sta a monte e che va comunque risolto a prescindere dall’immigrazione.
Poi perché non è corretto nei confronti degli immigrati che sono cittadini esemplari.
Infine non uso questo argomento perché esistono ragioni a sufficienza per suggerire all’Italia di adottare restrizioni all’immigrazione, senza dover far leva sulla paura della criminalità.
Detto questo: come è possibile che questa giornalista voglia portare avanti una tesi con dei numeri che dimostrano l’opposto di quello che dice? E’ un mistero.
Oltretutto, a rincarare la dose, non è che nell’analisi propone qualche lettura dei dati che possa spostare a suo favore l’arido dato numerico, anzi aggiunge dei commenti che vanno a smentire ulteriormente le sue affermazioni, scrive infatti che la maggior parte degli stupri compiuti da italiani avviene tra le mura domestiche, cosa che evidentemente accresce la percentuale di “pericolo” all’esterno.
Gli altri articolisti della citata rivista per supportare le proprie altrettanto opinabili convinzioni, evitano di avventurarsi sul terreno scivoloso dei numeri, quindi diamo atto alla nostra giornalista di aver avuto almeno il coraggio di cercare di dimostrare l’indimostrabile, cosa che i suoi colleghi nemmeno fanno, anzi tronfi educano i lettori con la gravità e la sicurezza di uno appena sceso dal Sinai con la bozza sotto braccio scolpita nelle pietra.
Comunque questo nuovo teorema Frenda apre la strada a tutta una serie di applicazioni ed io comincio subito, voglio essere un pioniere della matematica del futuro: allora nel sudest asiatico secondo le stime più prudenti vengono morse da serpenti velenosi 110 mila persone; le altre zone del mondo , assieme contano circa 310 mila attacchi (fonte: www.PLosMedicine.org). Quindi se passeggiate in una jungla vietnamita camminate tranquilli, perché la maggior parte delle vittime dei serpenti sono localizzate da qualche altra parte!
mercoledì 16 marzo 2011
Perchè festeggio l'Unità d'Italia.
Gli Stati Uniti d’America non sono nati in un giorno di luglio di tanti anni fa e la Rivoluzione Francese non si è compiuta con la presa della Bastiglia. O se volete Rome wasn’t built in a day. Nemmeno l’Italia nacque un 17 marzo di 150 anni fa, e non solo perché mancavano Roma, Venezia, Trento e Trieste. Le date sono simboli che servono a ricordarci qualcosa, servono per fermarsi a riflettere. Vi dirò perché questo 17 marzo dovrebbe rappresentare, più di tutte le altre feste civili che ricorrono durante l’anno, qualcosa da ricordare e festeggiare.
E’ qualcosa che non riguarda il fatto di essere monarchici o repubblicani, federalisti, clericali o libertari. Non riguarda il giudizio storico che si può dare del Risorgimento, esula insomma dalle modalità con cui l’Italia ha conseguito la propria unità.
Io cambierei tante cose in Italia, a cominciare dalla Costituzione, fino a leggi, regolamenti, usi e consuetudini! Cambierei lo Stato Italiano, ma lo Stato non è l’Italia. L’Italia siamo noi.
Le nostre capacità, i nostri meriti e le nostre colpe. Siamo la nostra Storia. Una storia che copre ben più di 150 anni. L’Italia c’era già duemila anni fa, sotto l’impero di Augusto, allora era divisa in undici regioni*. Era abitata da diversi popoli, molti di loro imparentati da un’origine comune, altri arrivati da poco nella penisola, altri ancora sarebbero giunti nei secoli successivi. Tutti hanno condiviso un territorio, che da allora tutto il mondo chiamerà Italia e tutti hanno condiviso una storia per molti versi straordinaria, soprattutto per il contributo dato allo sviluppo spirituale, artistico e scientifico del genere umano.
I popoli sono come i pianeti: quelli con una grande massa influenzano quelli più piccoli, ne determinano il moto e le perturbazioni. Gli italiani divisi si sono combattuti, spesso in modo feroce e quelle lotte erano quasi sempre il riflesso di tensioni provenienti dall’esterno, l’Italia insomma era il campo di battaglia di guerre fatte da altri. Anche negli ultimi 150 anni molto sangue è corso tra italiani, del resto le antiche abitudini non si perdono facilmente; però la miriade di staterelli ha saputo dar vita ad un Paese in grado di primeggiare con i migliori in moltissimi campi.
Durante i lunghi secoli di divisone, le migliori menti della Penisola hanno preso coscienza di questo stato di cose e hanno cercato di indicare la via per migliorarle, anche se il contesto faceva apparire l’Italia unita un sogno, una fantasia, un’utopia in un Paese governato da stranieri, depredato e spesso umiliato.
La Patria è la terra dei Padri, la riceviamo in dote, una dote ricca, la riceviamo insieme con la grande responsabilità di migliorarla, amarla e difenderla. Io sono orgoglioso di essere italiano, non perché siamo superiori o migliori degli altri, nessuno è migliore o peggiore degli altri. Ma perché bisogna saper apprezzare i propri pregi per cercare di correggere i propri difetti e bisogna aver amor proprio per rispettare gli altri. Festeggio perché oggi, come allora “Uniti per Dio, Chi vincer ci può?”.
* Liguria, Transpadana, Venezia e Istria, Etruria, Emilia, Umbria, Piceno, Sannio, Lazio e Campania, Apulia e Calabria, Lucania e Bruzio.
lunedì 14 marzo 2011
Errore di Wikipedia. Secondo me.

Visto che il precedente post che riguardava un errore di Wikipedia è piaciuto, ne propongo un altro in cui mi sono imbattuto. Leggendo la scheda del veicolo cingolato da combattimento Dardo, si può vedere che è accreditato da Wikipedia di una torretta da 105 mm. La cosa mi è apparsa inverosimile ed illogica (anche guardando la foto stessa) ed in effetti cercando altrove su internet tutte le fonti indicato una bocca da fuoco da 25 mm.
Ribadisco che non passo il tempo a fare le pulci a Wikipedia, che trovo spesso comodo e pratico, ma che credo sia giusto segnalare gli errori che trovo, ai miei sparuti ma affezionati lettori, anche se probabilmente non perdono il sonno chiedendosi il calibro dei nostri mezzi corazzati. Comunque tanto per ribadire: non credete a tutto quello che si legge in giro....
giovedì 3 marzo 2011
Crisi economica. Quando finirà il videogioco.
Crisi. Crisi. Crisi. Ormai la parola ci accompagna dal 2008 e non ci abbandona ancora. Quando ne usciremo? Ne usciremo? Il ministro Tremonti l’ha definita un videogioco: appena hai ucciso un mostro, passi al livello successivo e ne arriva uno più grosso e cattivo. In realtà non è proprio così, il problema è che i primi mostri non sono stati affatto sconfitti, si è evitato di affrontarli. Innanzi tutto, quindi, c’è già una piccola lezione da trarre: voler rinviare al futuro i costi di una crisi non fa che allungarne e peggiorarne gli effetti. Ci sono stati cattivi investimenti e prestiti che non verranno onorati, sono costi che pagheremo prima o poi, l’unica cosa che possiamo fare è evitare di commettere gli stessi errori che ci hanno portato fino a qui. Ma questo non è stato fatto. Innanzi tutto perché, come dei lemmings verso il baratro, tutti coloro che decidono le sorti economiche dei paesi continuano ad applicare lo stesso fallimentare modello keynesiano e poi perché i politici non vogliono risolvere la situazione. Farlo significherebbe cambiare le regole del gioco, affrontare recessione e deflazione, insolvenze e fallimenti. Le scadenze elettorali non tollerano tutto ciò. L’avessero fatto ne saremmo già fuori, ed invece sono già passati 3 anni inutilmente. Come scrivevo nel 2007 quando c’erano solo alcune nubi a preannunciare la tempesta, non è mai troppo tardi per prendere le misure necessarie. Giudicavo inutili le misure prese a maggio dai leaders europei e purtroppo ho avuto ragione, non mi sembra ci siano oggi motivi per cambiare idea, le prospettive non sono buone, il peggio deve ancora arrivare. Certo il settore privato si adegua, cambia, struttura, ristruttura, taglia, il mondo si evolve, ma gli squilibri e le manipolazioni monetarie, finanziarie, commerciali non sono stati rimossi e continueranno ad appesantire e menomare la creazione di ricchezza.
Per tappare le falle sono intervenuti con i soldi pubblici, ma oramai siamo giunti al limite, anzi qualcuno il limite l’ha superato, quindi gli Stati non si possono indebitare più di così. Neanche la Germania ha altre risorse per soccorrere paesi in difficoltà. E’ rimasta la Cina l’unica ad avere capitali a disposizione, ma mi sembra che non abbia voglia di riempire ulteriormente il suo portafoglio di titoli che potrebbero rivelarsi carta straccia. Piuttosto si sta comprando porti, cantieri, aziende….
Ora si propone l’escamotage degli Eurobond, ma è evidente a tutti che sarebbe solo un modo per far guadagnare un po’ di tempo ai paesi messi peggio, sempre a danno dei risparmiatori, che ricevono tassi da Bund, ma con i soldi che vanno ai PIGS! Ma per pagare il tasso del Bund, non dobbiamo inventare proprio niente: basta non fare deficit, è così semplice, basta che la Grecia e a seguire tutti gli altri spendano solo i soldi che incassano. Impossibile?
Preclusa ormai la strada ad ulteriori salvataggi pubblici, c’erano due opzioni: prendere atto che il sistema non funziona oppure distruggerlo definitivamente inondando ulteriormente di liquidità il mondo. Ovviamente le banche centrali hanno scelto la seconda.
Per il momento non c’è una presa di coscienza della gravità, né tra i politici né soprattutto nella gente, dei danni causati dall’uso dell’inflazione come medicina. Malediciamo i rincari della benzina, del pane, delle bollette, ma non si comprende che tutto questo è il costo che stiamo pagando alla politica demenziale delle banche centrali. Eppure non è difficile da capire: ogni giorno estraiamo 85 milioni di barili di petrolio nel mondo, che restano 85 milioni di barili anche se stampiamo tonnellate di denaro fresco durante la notte! Abbiamo più soldi per comprare, ma il petrolio, il grano, l’acciaio restano quelli che sono, costeranno solo di più impoverendo quelli che non hanno accesso immediato alla nuova liquidità immessa nel sistema.
Per tappare le falle sono intervenuti con i soldi pubblici, ma oramai siamo giunti al limite, anzi qualcuno il limite l’ha superato, quindi gli Stati non si possono indebitare più di così. Neanche la Germania ha altre risorse per soccorrere paesi in difficoltà. E’ rimasta la Cina l’unica ad avere capitali a disposizione, ma mi sembra che non abbia voglia di riempire ulteriormente il suo portafoglio di titoli che potrebbero rivelarsi carta straccia. Piuttosto si sta comprando porti, cantieri, aziende….
Ora si propone l’escamotage degli Eurobond, ma è evidente a tutti che sarebbe solo un modo per far guadagnare un po’ di tempo ai paesi messi peggio, sempre a danno dei risparmiatori, che ricevono tassi da Bund, ma con i soldi che vanno ai PIGS! Ma per pagare il tasso del Bund, non dobbiamo inventare proprio niente: basta non fare deficit, è così semplice, basta che la Grecia e a seguire tutti gli altri spendano solo i soldi che incassano. Impossibile?
Preclusa ormai la strada ad ulteriori salvataggi pubblici, c’erano due opzioni: prendere atto che il sistema non funziona oppure distruggerlo definitivamente inondando ulteriormente di liquidità il mondo. Ovviamente le banche centrali hanno scelto la seconda.
Per il momento non c’è una presa di coscienza della gravità, né tra i politici né soprattutto nella gente, dei danni causati dall’uso dell’inflazione come medicina. Malediciamo i rincari della benzina, del pane, delle bollette, ma non si comprende che tutto questo è il costo che stiamo pagando alla politica demenziale delle banche centrali. Eppure non è difficile da capire: ogni giorno estraiamo 85 milioni di barili di petrolio nel mondo, che restano 85 milioni di barili anche se stampiamo tonnellate di denaro fresco durante la notte! Abbiamo più soldi per comprare, ma il petrolio, il grano, l’acciaio restano quelli che sono, costeranno solo di più impoverendo quelli che non hanno accesso immediato alla nuova liquidità immessa nel sistema.
lunedì 28 febbraio 2011
Gheddafi, un alpino morto e l'ipocrisia imperante.
L’Italia aveva un problema e due strade per risolverlo: la carota o il bastone. Migliaia di persone entravano illegalmente transitando dalla Libia. Con un tipo come Gheddafi non ci sono tanti discorsi da fare, o paghi oppure mandi le Forze Armate. Il Governo italiano ha scelto di pagare. Tutti quelli che si stracciano le vesti e vaneggiano di una politica estera che deve mettere al primo posto i diritti umani sono pronti a prendere il fucile e partire? Perché forse hanno dimenticato che il mondo è pieno di Gheddafi. Sono anni che in Darfur ci sono stupri e massacri, qualcuno di quelli criticano la politica estera italiana ha fatto qualcosa? Si è messo di guardia fuori dai villaggi per sparare ai carnefici mandati dal governo di Khartoum? Qualcuno si è mosso per difendere i monaci trucidati dai tiranni birmani? No, non si è mosso nessuno. Non dico che non bisogna tener presente i diritti umani in politica estera e avrei anche qualche idea in proposito sul come fare, ma se devi ottenere qualcosa da questi regimi o usi la forza o tratti. Raccogliere firme, mandare e-mail, mettere la faccina indignata su facebook serve a poco. Chavez quando è arrivato in Italia è stato accolto con gli applausi, eppure non è certo meglio di Mubarak. Saddam Hussein era molto peggio di Gheddafi eppure quando qualcuno si è preso la briga di mandarlo via a calci tutti gli amanti della Libertà e dei diritti dei popoli erano pronti a salvarlo. Idem per i Talebani. L’Italia sta già facendo la propria parte, egregiamente, in Afghanistan, dove la parte migliore del nostro paese è impegnata a tenere a bada i nemici dei diritti umani e lo sta facendo pagando con il sangue e la vita dei propri ragazzi.
Ricordiamo anche che noi italiani siamo meno dell’1% della popolazione mondiale, con un‘economia in difficoltà e poche risorse da spendere, quindi non possiamo fare “pressioni” economiche, sanzioni o cose simili proprio a nessuno. Posto che gli embarghi non hanno mai fatto cadere nessun dittatore, semmai li rafforzano, perché nella scarsità, chi controlla le poche risorse ha ancora più potere e influenza.
Invocare l’ONU poi è addirittura comico: proprio l’ONU che aveva messo la Libia alla presidenza della Commissione sui Diritti Umani! L’ONU serve solo a pagare lo stipendio a quelli che ci lavorano e i paesi democratici farebbero bene a uscirne.
Gheddafi è un dittatore. In Libia non c’è democrazia, né tantomeno libertà. Come in tutti gli altri paesi arabi. L’Italia non ha certo gestito in modo impeccabile il suo rapporto con Gheddafi, né questi giorni di proteste. Io sostengo che dobbiamo appoggiare coloro che chiedono libertà, in Libia come nel resto del mondo, ma sapendo che questo comporta un prezzo da pagare e che la battaglia è appena cominciata. Infatti le minacce più gravi alla libertà dell’Egitto, della Tunisia, della Libia e degli altri paesi sono ancora di là da venire, la storia dell’Iran ce lo insegna e vedremo allora se i difensori dei diritti umani saranno ancora in prima linea per proteggere dalla forca i manifestanti.
Ricordiamo anche che noi italiani siamo meno dell’1% della popolazione mondiale, con un‘economia in difficoltà e poche risorse da spendere, quindi non possiamo fare “pressioni” economiche, sanzioni o cose simili proprio a nessuno. Posto che gli embarghi non hanno mai fatto cadere nessun dittatore, semmai li rafforzano, perché nella scarsità, chi controlla le poche risorse ha ancora più potere e influenza.
Invocare l’ONU poi è addirittura comico: proprio l’ONU che aveva messo la Libia alla presidenza della Commissione sui Diritti Umani! L’ONU serve solo a pagare lo stipendio a quelli che ci lavorano e i paesi democratici farebbero bene a uscirne.
Gheddafi è un dittatore. In Libia non c’è democrazia, né tantomeno libertà. Come in tutti gli altri paesi arabi. L’Italia non ha certo gestito in modo impeccabile il suo rapporto con Gheddafi, né questi giorni di proteste. Io sostengo che dobbiamo appoggiare coloro che chiedono libertà, in Libia come nel resto del mondo, ma sapendo che questo comporta un prezzo da pagare e che la battaglia è appena cominciata. Infatti le minacce più gravi alla libertà dell’Egitto, della Tunisia, della Libia e degli altri paesi sono ancora di là da venire, la storia dell’Iran ce lo insegna e vedremo allora se i difensori dei diritti umani saranno ancora in prima linea per proteggere dalla forca i manifestanti.
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lunedì 7 febbraio 2011
Mercenari di Ippolito Edmondo Ferrario

Il libro parla delle storie dei mercenari italiani impegnati in Congo nei turbolenti anni successivi all’indipendenza del grande paese africano. Purtroppo il libro rappresenta un’occasione persa perché manca a mio avviso un filo conduttore che riassuma le storie in un quadro unitario. Ci sarebbe voluto un maggiore approfondimento degli eventi, come si sono svolti e come si sono intrecciati con le vicende personali dei protagonisti. Invece alcune ripetizioni e una certa sbrigatività lasciano la voglia insoddisfatta di saperne di più. Sicuramente i libri non si valutano a peso, ma 160 pagine non bastano a dare completezza agli argomenti messi sul tappeto dall’autore: la vicenda storica, le biografie degli intervistati, i personaggi dell’epoca e lo spirito di quei mercenari europei, avrebbero richiesto più spazio e più ricerche. Comunque il libro riesce ad essere avvincente e getta una luce su avvenimenti e sentimenti esclusi dal mainstream giornalistico, cinematografico e televisivo. La parola mercenario porta alla mente un individuo che agisce solo per soldi, che non è inquadrato in truppe regolari e quindi non rispetta alcuna regola nel fare la guerra, un’ultima spiaggia per individui poco raccomandabili, per la feccia insomma. Sulle motivazioni che hanno spinto queste persone a lasciarsi alle spalle una vita tranquilla, forse troppo tranquilla e ad infilarsi in uno dei posti più pericolosi e problematici del mondo, l’autore ci fornisce invece indicazioni che vanno in altre direzioni. Per molti la spinta decisiva è stata la sorte dei caschi blu italiani trucidati e mangiati dalle milizie congolesi, ma si intravede oltre a questo una predisposizione d’animo preesistente, qualcosa che ha a che fare con il cameratismo, le emozioni forti e il non accettare passivamente l’esistente. Sarebbe interessante un secondo volume per un confronto con le esperienze degli italiani arruolatisi volontari nelle guerre jugoslave degli anni novanta e con i contractor della guerra irachena. Dai colloqui dell’autore, il fenomeno si inquadra come una rivolta, l’unica via rimasta per opporsi al corso dei tempi: all’epoca c’era la decolonizzazione, il blocco comunista in espansione e una generale considerazione dell’Europa come di un continente finito e umiliato. Non so se allora i mercenari potessero avere realmente un margine di manovra, uno spazio per idee proprie o probabilmente essere solo un utile strumento nelle mani delle strategie degli Stati. Certo, dal libro, la figura del volontario risulta abbastanza idealizzata e non tutti avranno seguito il codice etico dell’onore indicato da uno dei protagonisti: “se sei una persona onesta che non ruba e che mantiene la parola data, è indifferente che tu sia un panettiere o un mercenario. Il tuo lavoro lo fai bene, con la coscienza a posto. Se sei un pezzo di merda, qualsiasi cosa tu faccia, tale rimarrai”, però aiuta a rimuovere un po’ di pregiudizi, che, come sempre, non aiutano a capire.
giovedì 3 febbraio 2011
Corriere della Sera e indottrinare il popolo
Andare a spulciare gli altri quotidiani è come sparare sulla Croce Rossa ma il Corriere della Sera è considerato il quotidiano più autorevole e più moderato. Probabilmente lo è, infatti è questo il motivo per cui sconforta leggere certi articoli. Titolo: “Barometro della democrazia. Tra i Paesi più evoluti, l'Italia arranca” e fin qui nulla da dire sono il primo a denunciare le imperfezioni della nostra democrazia. Vediamo di cosa di tratta: un indice, elaborato dall’Università di Zurigo e dal “Social Science Research Center” di Berlino, cerca di classificare lo stato di salute delle trenta democrazie più consolidate del mondo. Per la cronaca l’Italia risulta ventiduesima (davanti a Regno Unito e Francia, insomma pensavamo peggio). Ecco il primo commento del Corriere: “Il risultato poco esaltante del Belpaese - dichiara lo studio - è determinato dalla limitata libertà di stampa che ostacola il processo democratico. Nell'Italia di Silvio Berlusconi - continua la ricerca - il declino è evidente.” . Notare che la ricerca considera il decennio dal 1995 al 2005, ma soprattutto che il responsabile della ricerca intervistato da der Spiegel dice testualmente: “(the survey) is designed to go deeper than whether a country holds free and fair elections, but not to go deep into individual governmental policies." Quindi ricapitolando: il giornalista del Corriere non si sente offeso dal fatto di essere considerato “non libero” ed è pronto ad accusare Berlusconi (anche di questo… non c’è già abbastanza carne al fuoco?) nonostante il fatto che gli autori stessi della ricerca dicano che non hanno considerato le politiche governative! Ma questo è il meno, subito dopo commentando il fatto che il Belgio risulta terzo in Europa, il giornalista aggiunge: “Probabilmente se lo studio analizzasse l'anno in corso, difficilmente Bruxelles, che da oltre sette mesi è senza governo, riuscirebbe a ottenere una posizione così prestigiosa.” Non lo sfiora l’idea che una democrazia può tranquillamente vivere anche senza Governo in carica, che un Paese è fatto dai milioni di persone che si alzano, lavorano e che un paese è fortunato quando i Governi si limitano a non fare danni ed a spolpare il meno possibile i contribuenti. Se i nostri politici fossero stati a casa (pagati si intende) per sette mesi ogni legislatura, saremmo tutti più ricchi.
Il giornalista riporta invece senza aver nulla da eccepire alcuni criteri usati per elaborare l’indice, sentite qua sull’Inghilterra: “l'Inghilterra, sebbene sia considerata la madre di tutti i parlamenti, è penalizzata da un sistema elettorale che potrebbe alterare il responso della volontà popolare” cioè in pratica a questi studiosi non piace il collegio maggioritario uninominale e allora gli affibbiano un brutto voto. Ancora sull’Inghilterra penalizzata da “da un sistema dei media troppo legato agli interessi privati”! Urca, ma come hanno fatto a dimostrare che negli altri paesi i media sono slegati da ogni interesse privato?
Bella anche questa: “La Francia invece è in fondo alla classifica per il numero limitato di partiti politici presenti in Parlamento” quindi l’equazione è: più partiti = più democrazia, allora l’Italia può rimontare quando vuole, i partiti in Parlamento aumentano da un giorno all’altro!
Il bello è che non intendo contestare i risultati dello studio. I paesi del nord Europa primeggiano. Non dico di no, anche se con qualche riserva sui reati di opinione e sul controllo ossessivo che su alcuni aspetti tendono ad avere sull’organizzazione della vita dei propri cittadini. Non contesto nemmeno il fatto che l’informazione italiano non è abbastanza libera, infatti idee come quelle che leggete nel mio blog, non le trovate sui giornali! E’ che si cerca sempre di inculcare nella mente dei lettori un unico modello di democrazia, fatto di più Stato, più politicamente corretto, più pensiero unico, mentre la democrazia si nutre anche e soprattutto di pluralità di pensiero.
Il giornalista riporta invece senza aver nulla da eccepire alcuni criteri usati per elaborare l’indice, sentite qua sull’Inghilterra: “l'Inghilterra, sebbene sia considerata la madre di tutti i parlamenti, è penalizzata da un sistema elettorale che potrebbe alterare il responso della volontà popolare” cioè in pratica a questi studiosi non piace il collegio maggioritario uninominale e allora gli affibbiano un brutto voto. Ancora sull’Inghilterra penalizzata da “da un sistema dei media troppo legato agli interessi privati”! Urca, ma come hanno fatto a dimostrare che negli altri paesi i media sono slegati da ogni interesse privato?
Bella anche questa: “La Francia invece è in fondo alla classifica per il numero limitato di partiti politici presenti in Parlamento” quindi l’equazione è: più partiti = più democrazia, allora l’Italia può rimontare quando vuole, i partiti in Parlamento aumentano da un giorno all’altro!
Il bello è che non intendo contestare i risultati dello studio. I paesi del nord Europa primeggiano. Non dico di no, anche se con qualche riserva sui reati di opinione e sul controllo ossessivo che su alcuni aspetti tendono ad avere sull’organizzazione della vita dei propri cittadini. Non contesto nemmeno il fatto che l’informazione italiano non è abbastanza libera, infatti idee come quelle che leggete nel mio blog, non le trovate sui giornali! E’ che si cerca sempre di inculcare nella mente dei lettori un unico modello di democrazia, fatto di più Stato, più politicamente corretto, più pensiero unico, mentre la democrazia si nutre anche e soprattutto di pluralità di pensiero.
lunedì 31 gennaio 2011
Un incubo agita i sonni europei
Una nuova cortina di ferro con cui fare i conti? Le rivolte nel mondo arabo sono una gigantesca opportunità, che rischia di trasformarsi in un incubo. La Storia insegna che spesso le Rivoluzioni cominciano in un modo e finisco in un altro. Quasi sempre c’è una fase iniziale in cui vari gruppi si coalizzano contro il tiranno. Una volta abbattuto il vecchio regime, il gruppo più organizzato e più spietato finisce per eliminare i vecchi alleati ed instaura un regime peggiore del precedente. Al centro della scena ci sono oggi Tunisia ed Egitto, ma manifestazioni e insofferenze sono segnalate in Algeria, in Giordania, in Yemen. Potere economico e militare decideranno momentaneamente le sorti del contendere, ma dove si andrà a finire è impossibile dirlo. Le manifestazioni dei giovani di Teheran sono state spazzate via nel sangue. Sembra chiaro che le forze dell’ordine non sono disposte ad arrivare a quei livelli di violenza per salvare i regimi autoritari del Nordafrica, che comunque prima o poi dovevano cadere, troppo incentrati su singole persone, hanno dato un’illusione di stabilità, ma senza aver mai creato basi solide e durature nel tempo. Tutti auspichiamo che il mondo arabo possa muoversi verso la libertà. Resta però l’esempio di Gaza: quando le forze estremiste prendono il potere, non ci sono più elezioni, è una via senza ritorno. Un movimento stile Hamas che governasse sui paesi arabi porterebbe venti di guerra. Una nuova cortina di ferro da Gibilterra ai Dardanelli. Un incubo per un’Europa che dalla caduta del Muro di Berlino si culla nell’illusione di un Mondo senza minacce. Un’Europa che non ha saputo fare nulla per impedire il massacro degli anni Novanta nei Balcani, sarebbe in grado oggi di fronteggiare una tale minaccia? Il petrolio sarebbe l’ultimo dei problemi, perché quei paesi esportatori non sarebbero in grado di sopravvivere senza venderlo, (Chavez docet) ma garantirebbe loro enormi risorse da impiegare per guadagnarsi il Paradiso… sul campo di battaglia. Solo Ataturk ha saputo forgiare uno Stato laico, moderno e prospero in un paese islamico, ma nessuno ha seguito il suo esempio ed oggi anche in Turchia questa impostazione è messa in discussione in modo inquietante. Quello a cui assistiamo in questi giorni potrebbe essere una prima volta assoluta, una strada mai percorsa: la via araba verso la democrazia. Speriamo che non perdano la bussola.
martedì 25 gennaio 2011
Le prostitute, il Cavalier, l'arme e gli amori
Il dibattito politico assomiglia un po’ a quei palinsesti estivi pieni di repliche, gli attori ripetono stancamente la loro parte ma con poca suspance e novità zero. Rimane solo la vecchia tattica di aggiungere un pizzico di sesso per cercare di alzare l’audience.
In compenso la confusione regna sovrana annebbiando le menti. Chiariamo.
VERO CHE:
la prostituzione è immorale
VERO CHE
la scala morale disegnata da Dante Alighieri nell’Inferno è in gran parte condivisibile e quindi, tra quei comportamenti dai quali nessuno di noi è immune, la lussuria è certamente il meno grave
VERO CHE
molto più immorale, per un politico, è indebitare i cittadini che rappresenta e le generazioni future
chiarisco meglio: immaginate di delegare l’amministrazione della vostra azienda o dei vostri soldi a una persona e questo comincia a spendere e spandere e siccome non riesce pagare tutti comincia a fare sempre più debiti che voi e i vostri figli dovrete pagare: non è più immorale questo di un amministratore accorto e prudente, anche se quest’ultimo è un gran puttaniere?
A scanso di equivoci, Berlusconi è presunto puttaniere, ma certamente colpevole del peccato di fare debiti pubblici, ma in questo è in affollata compagnia
VERO CHE
Questa immoralità è diffusissima e non viene denunciata da quella schiera di prostitute (pure loro) chiamate comunemente “organi di informazione”
VERO CHE
ai moralizzatori (e agli organi di informazione) non interessa nulla della morale, perché non parlano mai della immoralità sopracitata
VERO CHE
Dare soldi in cambio di sesso a una minorenne è un reato
VERO CHE
ai moralizzatori non interessano i comportamenti penalmente rilevanti, altrimenti dedicherebbero un po’ di energie anche ad altre forme più gravi di reati (parlo di piani regolatori, normative, appalti…)
che la politica pratica sotto gli occhi di tutti e nella cecità (voluta?) della magistratura inquirente, (cieca soprattutto in alcune regioni… )
VERO CHE
la meritocrazia deve valere per tutti, quelle che passano avanti agli altri perché la danno non fanno nulla di diverso dagli altri raccomandati. Favoritismi e nepotismi di ogni genere inquinano la nostra vita, additare alcune presunte donne di malaffare al pubblico sdegno è una comoda maniera di incanalare la rabbia e l’invidia popolare, ma il livello delle classi dirigenti e la loro selezione è un problema che riguarda tutti loro
RICORDIAMO
Per inciso, per essere eletti in consiglio regionale ci vogliono le preferenze, io sono favorevole alle preferenze ma non ne faccio un totem, sapendo che di solito la qualità degli eletti con le preferenze non è superiore a quella dei nominati (a differenza di quello che dicono quelli che si stracciano le vesti contro l’attuale legge elettorale), ad esempio in questa legislatura l’unico che si è dimesso per guai giudiziari era stato eletto nelle circoscrizioni estere, quindi con preferenze….
VERO CHE
la meritocrazia deve valere per tutti, ma c’è chi nasce ricco, chi nasce intelligente, chi nasce fortunato, qualcuna nasce bella e si fa avanti con quello che la natura le ha dato: giusto criticare ma io focalizzerei le riflessioni sul fine che si propongono queste ragazze, cioè un tipo di vita che francamente non mi sembra così desiderabile, entrare nel dorato mondo dei VIP! Le critiche sui mezzi utilizzati appaiono di cattivo gusto quando arrivano da quelli e quelle che nel mondo dei VIP già ci stanno, ci sguazzano pure e magari non hanno neppure dovuto fare tali “sacrifici”
VERO CHE
fermo restando che ognuno può giudicare moralmente come meglio crede certi comportamenti ambigui, la prostituzione si configura quando c’è uno scambio prestazione sessuale contro soldi e/o affini, quindi se una frequenta un uomo ricevendo in cambio un elevato livello di vita ma non ha l’obbligo automatico di andarci a letto in teoria non sarebbe nemmeno prostituzione (altrimenti anche molte fidanzate ed ex mogli rientrerebbero nella categoria…), ammetto che il confine a volte è piuttosto labile e incerto
VERO CHE
ai “giornalisti” non interessa fare informazione, ma catturare l’attenzione e comprendo che la gente preferisca sentir parlare di troie piuttosto che di problemi complicati, però sarebbe bello anche che non fosse così; cioè il mondo è sempre andato così, ma allora dovremmo applicare questo ragionamento anche al resto, perché non c’è dubbio che il mondo è sempre andato così anche tra uomini, donne, sesso e potere; se miriamo a migliorare facciamolo in tutto!
VERO CHE
a Milano la ‘ndrangheta spadroneggia, lo disse non molto tempo fa anche Saviano (salvo poi lodare la Procura anche se si occupa di altro, forse ha cambiato idea e tutto sommato la ‘ndrangheta non è così importante?). A Milano sono presenti altre forme di criminalità organizzata straniera che controllano letteralmente interi quartieri. In alcuni quartieri la criminalità non è organizzata ma ti può capitare di essere ucciso a calci da malavitosi. Comunque a Milano non manca nulla: cocaina, reclutamento terrorismo, auto rubate. Che una Procura spenda risorse, intercettando per mesi decine di ragazze mentre cazzeggiano al telefono è decisamente vergognoso, il tutto per cercare di incastrare Berlusconi con il tremendo reato di aver fatto sesso qualche mese prima del consentito, sì perché il termine minorenne è un po’ generico, se parliamo di una tredicenne, per me possiamo anche metterlo sul patibolo (si tocchi pure lui, Caino e simili), ma la vicenda di cui parliamo non ha nulla a che vedere con ciò
OLTRETTUTTO
guardando la carrellata delle potenziali partner è evidente che il tipo di bellezza che apprezza il premier non è certo virginale o adolescenziale…
SENZA CONTARE CHE
è del tutto inverosimile che possa essere stato parte attiva in orge come quelle descritte, insomma ha mille risorse ma non viene da Krypton….
VERO CHE
se intercettano la mia vicina di casa mentre dice che Berlusconi gli ha avvelenato il gatto i giudici di Milano chiamano i loro amici giornalisti annunciando in anteprima l’apertura di un’inchiesta
VERO CHE
Se vi pare potete quindi tranquillamente condannare moralmente il comportamento di Berlusconi con le donne, ma cristianamente dobbiamo ricordarci che nessuno è senza peccato e che qualunque uomo libero sentimentalmente cerca tutti i modi possibili per accoppiarsi (e possibile che nessuna gliela dia gratis?....)
VERO CHE
Berlusconi è in guerra con una parte del Paese, sa di esserlo e dovrebbe, per il bene dell’Italia, evitare di farsi trovare scoperto in modo così clamoroso, evidentemente qualcuno di cui si fida o non è all’altezza o non merita fiducia
VERO CHE
la condizione della donna non è mai stata migliore di oggi negli ultimi 10.000 anni (in epoca precedente non sarei così categorico), collegare la condizione femminile all’incontinenza erotica di Berlusconi è bizzarro, non risulta peraltro che la mansioni delle segretarie americane siano diventate più gravose negli anni Novanta….
VERO CHE
aver lavorato nel mondo dello spettacolo non è marchio d’infamia ed è tutto da dimostrare i politici siano meglio delle protette del Berlusca. Preparatevi per una bella botta di qualunquismo: sono sicuro che qualunque cittadino possa fare il lavoro di parlamentare con uguale profitto di quelli che
ci sono e di quelli che c’erano, insomma prima di sparare sulle ex vallette ricordiamoci che il miglior presidente degli Stati Uniti d’America del XX secolo di mestiere faceva l’attore….
La retorica della competenza e del merito, in politica, è scivolosa e pericolosa, il Parlamento ha il compito di fare leggi che devono essere rispettate e quindi comprese da tutta la popolazione. Quindi qualunque elemento della popolazione ha titolo anche per fare le leggi. Il politico può chiedere un parere tecnico, ad esempio ad una commissione medica (quanto è dannosa una sostanza, quanto è efficace una cura?), ma poi la decisione che deve prendere è appunto di natura politica (meglio vietare quella sostanza o lasciare che ogni individuo sia responsabile per se stesso). L’idea che la politica debba essere fatta da un’elite di tecnocrati illuminati è la più illiberale, anticostituzionale e oppressiva che i politici con i loro lacchè dei mass media cercano di inculcarci.
Non dico che il politico debba essere un ignorante patentato ma più che competenza deve avere IDEE e VOLONTA’ di realizzarle
PER INCISO
l’Italia e il mondo non sono mai stati più morali di oggi, chi afferma il contrario o non conosce la Storia o ha un’idea strana di moralità e umanità (forse c’era più moralità quando si sopprimevano i neonati, o si praticava la tortura, o quando c’era il delitto d’onore, o quando si gambizzava la gente per strada, o quando si giustificava l’oppressione di un popolo, oppure quando si prendevano soldi da una potenza straniera ostile e disumana….)
VERO CHE
Quelli che all’estero non sarebbe pensabile non dimettersi ecc…. L’estero viene applicato a corrente alternata dalle varie parti politiche, se tutti all’estero fanno una cosa che non piace allora non vale (un esempio, ma ce ne sono mille, tutti all’estero producono energia con la fissione dell’uranio….)
CONCLUDIAMO CHE
Se non si sopporta Berlusconi
La cosa da fare è: candidarsi presentando un programma decente e credibile,
non è difficile, l’attuale maggioranza non ha fatto molto per migliorare l’Italia quindi l’opposizione deve solo dare l’impressione di poter fare meglio,
se invece si punta tutto sul bunga bunga l’impressione è che non si abbiano argomenti migliori, il che è tutto dire….
In compenso la confusione regna sovrana annebbiando le menti. Chiariamo.
VERO CHE:
la prostituzione è immorale
VERO CHE
la scala morale disegnata da Dante Alighieri nell’Inferno è in gran parte condivisibile e quindi, tra quei comportamenti dai quali nessuno di noi è immune, la lussuria è certamente il meno grave
VERO CHE
molto più immorale, per un politico, è indebitare i cittadini che rappresenta e le generazioni future
chiarisco meglio: immaginate di delegare l’amministrazione della vostra azienda o dei vostri soldi a una persona e questo comincia a spendere e spandere e siccome non riesce pagare tutti comincia a fare sempre più debiti che voi e i vostri figli dovrete pagare: non è più immorale questo di un amministratore accorto e prudente, anche se quest’ultimo è un gran puttaniere?
A scanso di equivoci, Berlusconi è presunto puttaniere, ma certamente colpevole del peccato di fare debiti pubblici, ma in questo è in affollata compagnia
VERO CHE
Questa immoralità è diffusissima e non viene denunciata da quella schiera di prostitute (pure loro) chiamate comunemente “organi di informazione”
VERO CHE
ai moralizzatori (e agli organi di informazione) non interessa nulla della morale, perché non parlano mai della immoralità sopracitata
VERO CHE
Dare soldi in cambio di sesso a una minorenne è un reato
VERO CHE
ai moralizzatori non interessano i comportamenti penalmente rilevanti, altrimenti dedicherebbero un po’ di energie anche ad altre forme più gravi di reati (parlo di piani regolatori, normative, appalti…)
che la politica pratica sotto gli occhi di tutti e nella cecità (voluta?) della magistratura inquirente, (cieca soprattutto in alcune regioni… )
VERO CHE
la meritocrazia deve valere per tutti, quelle che passano avanti agli altri perché la danno non fanno nulla di diverso dagli altri raccomandati. Favoritismi e nepotismi di ogni genere inquinano la nostra vita, additare alcune presunte donne di malaffare al pubblico sdegno è una comoda maniera di incanalare la rabbia e l’invidia popolare, ma il livello delle classi dirigenti e la loro selezione è un problema che riguarda tutti loro
RICORDIAMO
Per inciso, per essere eletti in consiglio regionale ci vogliono le preferenze, io sono favorevole alle preferenze ma non ne faccio un totem, sapendo che di solito la qualità degli eletti con le preferenze non è superiore a quella dei nominati (a differenza di quello che dicono quelli che si stracciano le vesti contro l’attuale legge elettorale), ad esempio in questa legislatura l’unico che si è dimesso per guai giudiziari era stato eletto nelle circoscrizioni estere, quindi con preferenze….
VERO CHE
la meritocrazia deve valere per tutti, ma c’è chi nasce ricco, chi nasce intelligente, chi nasce fortunato, qualcuna nasce bella e si fa avanti con quello che la natura le ha dato: giusto criticare ma io focalizzerei le riflessioni sul fine che si propongono queste ragazze, cioè un tipo di vita che francamente non mi sembra così desiderabile, entrare nel dorato mondo dei VIP! Le critiche sui mezzi utilizzati appaiono di cattivo gusto quando arrivano da quelli e quelle che nel mondo dei VIP già ci stanno, ci sguazzano pure e magari non hanno neppure dovuto fare tali “sacrifici”
VERO CHE
fermo restando che ognuno può giudicare moralmente come meglio crede certi comportamenti ambigui, la prostituzione si configura quando c’è uno scambio prestazione sessuale contro soldi e/o affini, quindi se una frequenta un uomo ricevendo in cambio un elevato livello di vita ma non ha l’obbligo automatico di andarci a letto in teoria non sarebbe nemmeno prostituzione (altrimenti anche molte fidanzate ed ex mogli rientrerebbero nella categoria…), ammetto che il confine a volte è piuttosto labile e incerto
VERO CHE
ai “giornalisti” non interessa fare informazione, ma catturare l’attenzione e comprendo che la gente preferisca sentir parlare di troie piuttosto che di problemi complicati, però sarebbe bello anche che non fosse così; cioè il mondo è sempre andato così, ma allora dovremmo applicare questo ragionamento anche al resto, perché non c’è dubbio che il mondo è sempre andato così anche tra uomini, donne, sesso e potere; se miriamo a migliorare facciamolo in tutto!
VERO CHE
a Milano la ‘ndrangheta spadroneggia, lo disse non molto tempo fa anche Saviano (salvo poi lodare la Procura anche se si occupa di altro, forse ha cambiato idea e tutto sommato la ‘ndrangheta non è così importante?). A Milano sono presenti altre forme di criminalità organizzata straniera che controllano letteralmente interi quartieri. In alcuni quartieri la criminalità non è organizzata ma ti può capitare di essere ucciso a calci da malavitosi. Comunque a Milano non manca nulla: cocaina, reclutamento terrorismo, auto rubate. Che una Procura spenda risorse, intercettando per mesi decine di ragazze mentre cazzeggiano al telefono è decisamente vergognoso, il tutto per cercare di incastrare Berlusconi con il tremendo reato di aver fatto sesso qualche mese prima del consentito, sì perché il termine minorenne è un po’ generico, se parliamo di una tredicenne, per me possiamo anche metterlo sul patibolo (si tocchi pure lui, Caino e simili), ma la vicenda di cui parliamo non ha nulla a che vedere con ciò
OLTRETTUTTO
guardando la carrellata delle potenziali partner è evidente che il tipo di bellezza che apprezza il premier non è certo virginale o adolescenziale…
SENZA CONTARE CHE
è del tutto inverosimile che possa essere stato parte attiva in orge come quelle descritte, insomma ha mille risorse ma non viene da Krypton….
VERO CHE
se intercettano la mia vicina di casa mentre dice che Berlusconi gli ha avvelenato il gatto i giudici di Milano chiamano i loro amici giornalisti annunciando in anteprima l’apertura di un’inchiesta
VERO CHE
Se vi pare potete quindi tranquillamente condannare moralmente il comportamento di Berlusconi con le donne, ma cristianamente dobbiamo ricordarci che nessuno è senza peccato e che qualunque uomo libero sentimentalmente cerca tutti i modi possibili per accoppiarsi (e possibile che nessuna gliela dia gratis?....)
VERO CHE
Berlusconi è in guerra con una parte del Paese, sa di esserlo e dovrebbe, per il bene dell’Italia, evitare di farsi trovare scoperto in modo così clamoroso, evidentemente qualcuno di cui si fida o non è all’altezza o non merita fiducia
VERO CHE
la condizione della donna non è mai stata migliore di oggi negli ultimi 10.000 anni (in epoca precedente non sarei così categorico), collegare la condizione femminile all’incontinenza erotica di Berlusconi è bizzarro, non risulta peraltro che la mansioni delle segretarie americane siano diventate più gravose negli anni Novanta….
VERO CHE
aver lavorato nel mondo dello spettacolo non è marchio d’infamia ed è tutto da dimostrare i politici siano meglio delle protette del Berlusca. Preparatevi per una bella botta di qualunquismo: sono sicuro che qualunque cittadino possa fare il lavoro di parlamentare con uguale profitto di quelli che
ci sono e di quelli che c’erano, insomma prima di sparare sulle ex vallette ricordiamoci che il miglior presidente degli Stati Uniti d’America del XX secolo di mestiere faceva l’attore….
La retorica della competenza e del merito, in politica, è scivolosa e pericolosa, il Parlamento ha il compito di fare leggi che devono essere rispettate e quindi comprese da tutta la popolazione. Quindi qualunque elemento della popolazione ha titolo anche per fare le leggi. Il politico può chiedere un parere tecnico, ad esempio ad una commissione medica (quanto è dannosa una sostanza, quanto è efficace una cura?), ma poi la decisione che deve prendere è appunto di natura politica (meglio vietare quella sostanza o lasciare che ogni individuo sia responsabile per se stesso). L’idea che la politica debba essere fatta da un’elite di tecnocrati illuminati è la più illiberale, anticostituzionale e oppressiva che i politici con i loro lacchè dei mass media cercano di inculcarci.
Non dico che il politico debba essere un ignorante patentato ma più che competenza deve avere IDEE e VOLONTA’ di realizzarle
PER INCISO
l’Italia e il mondo non sono mai stati più morali di oggi, chi afferma il contrario o non conosce la Storia o ha un’idea strana di moralità e umanità (forse c’era più moralità quando si sopprimevano i neonati, o si praticava la tortura, o quando c’era il delitto d’onore, o quando si gambizzava la gente per strada, o quando si giustificava l’oppressione di un popolo, oppure quando si prendevano soldi da una potenza straniera ostile e disumana….)
VERO CHE
Quelli che all’estero non sarebbe pensabile non dimettersi ecc…. L’estero viene applicato a corrente alternata dalle varie parti politiche, se tutti all’estero fanno una cosa che non piace allora non vale (un esempio, ma ce ne sono mille, tutti all’estero producono energia con la fissione dell’uranio….)
CONCLUDIAMO CHE
Se non si sopporta Berlusconi
La cosa da fare è: candidarsi presentando un programma decente e credibile,
non è difficile, l’attuale maggioranza non ha fatto molto per migliorare l’Italia quindi l’opposizione deve solo dare l’impressione di poter fare meglio,
se invece si punta tutto sul bunga bunga l’impressione è che non si abbiano argomenti migliori, il che è tutto dire….
martedì 4 gennaio 2011
W i mitici Anni Ottanta
No, i Novanta non mi hanno fatto schifo come a Randy e Cassidy, anzi mi sono divertito, ho conosciuto persone, girato insomma nulla di cui lamentarsi, eppure anch’io ho la malattia degli anni Ottanta! Mitici, spumeggianti, colorati rispetto agli altri decenni così grigi. E ho scoperto che è una malattia piuttosto diffusa.
C’erano i Guns e i Def Leppard, c’erano anche i Bonjovi e pure gli Wham! e c’erano gli U2 e poi c’erano i Duran Duran, che dileggiavo, ma solo per reazione al successo che avevano con le ragazze. Soprattutto c’era la radio, i 45 giri e i mangiacassette da riavvolgere con le bic. Quindi le canzoni ti entravano in testa per forza, perché le risentivi un milione di volte.
Io non so se sia puramente un fatto anagrafico, sono entrato negli Ottanta a 8 anni e ne sono uscito a 18. Sono quegli anni che per chiunque restano indelebili? Per cui per i cinquantenni erano mitici i 70 e per i sessantenni i 60? Forse. Però ci deve essere dell’altro, è che a me tutto quello che sa di 80 pare più bello, la musica è più bella, i film erano più belli. La Tv? Non c’è paragone. I telefilm, i programmi, i cartoni animati.
I cartoni animati degli anni 80 hanno creato una mitologia: arrivano infatti i Robot giganti e tra la preoccupazione dei “grandi” dilagano.
Vogliamo parlare di sport? Nel calcio non c’è storia, all’appuntamento obbligato della domenica, l’irripetibile 90° minuto con gli indimenticabili corrispondenti dalle varie sedi, ti potevi godere Falcao, Platini, Zico, Maradona, Van Basten…. Parliamo di Campionati del Mondo? Con tutto il rispetto per i monumentali Buffon e Cannavaro, che insieme agli altri hanno portato a casa il trofeo con le unghie e i denti, il Mondiale vinto nel 1982 è inarrivabile.
Parliamo del basket: Magic Johnson, Larry Bird, Kareem Abdul Jabbar, Michael Jordan. Nel tennis ammetto che i campioni di oggi sembrano più forti, ma vuoi mettere quei match con Jimmy Connors e John McHenroe. Nella pallavolo l’età dell’oro sono i Novanta con la generazione dei Fenomeni, però negli Ottanta erano già in campo i mitici Karch Kiraly e Steve Timmons, idoli di tutti i giocatori da spiaggia come me.
Ma poi non è tanto una questione di chi era il più forte, quanto del fascino che potevano avere certe sfide, certi personaggi, un’epoca.
Chiudo ricollegandomi al video: gli Anni Ottanta sono l’età dell’oro del Wrestling: Hulk Hogan, Ultimate Warrior, Macho Man, Jim Duncan, André de Giant, Legion of Doom. E dopo? Solo The Undertaker ha raggiunto quei livelli.
Non mi piace chi rivanga sempre il passato: avevamo fatto questo, facevamo quello, i bei tempi andati, anzi sono tutto l’opposto, si vive il presente e si guarda avanti, però ogni tanto mi è dolce naufragar nell’Ottanta Mania.
domenica 19 dicembre 2010
Tommaso Padoa Schioppa. Preferisco ricordarlo così.
Tommaso Padoa Schioppa resterà nella memoria collettiva per la sua breve parentesi di Governo, che molti, me incluso, considerano infelice e per alcune ben note e discutibili esternazioni giornalistiche. Ma la realtà è sempre molto più complessa delle banali e interessate semplificazioni dei media e siccome in questo blog si va sempre contro corrente e si mette in luce quello che i professionisti dell’informazione nascondono sotto il tappeto, io lo ricordo per un’intervista del 2005 che cito testualmente e di cui condivido in gran parte il contenuto: “«Se noi avessimo difeso Kodak e Ford, la Microsoft sarebbe sorta non in America ma in un altro Paese», osservava qualche settimana fa un amico economista americano. Si limitava a ricordare quel carattere del mercato concorrenziale, che si chiama distruzione creativa. Carattere, a vero dire, non del solo mercato ma della vita stessa. «Muori e diventa» (stirb und werde) dice un verso di Goethe; per non ricordare il passaggio delle Scritture sulla necessità che il seme muoia perché la pianta nasca. In astratto è una legge che conosciamo, ma ogni giorno vediamo quanto sia difficile accettarla per la nostra impresa, il nostro posto di lavoro.
L’ economia italiana non riprenderà vigore senza un combinarsi di costruzione e distruzione: imprese o settori che declinano e scompaiono, altri che nascono e prosperano. Le periodiche statistiche de Il Sole 24 Ore mostrano che mobile, scarpa, macchine utensili crescono in certe regioni o distretti, calano in altri. L’ impresa più capace di indovinare il prodotto che piacerà, di contenerne il costo, di organizzarne la vendita porta via clienti all’ impresa meno capace; se confrontiamo le due, vediamo che nella prima gli operai di solito non sono più meritevoli che nella seconda, ma sono più bravi il padrone, il sindacalista, il progettista.
È quasi impossibile che la costruzione proceda tanto in fretta da evitare la pena della distruzione: posti di lavoro perduti, aziende che chiudono. L’ avvio del nuovo difficilmente comincia prima che morda il bisogno. La necessità aguzza l’ ingegno. La straordinaria crescita industriale della provincia di Reggio Emilia iniziò, oltre quaranta anni fa, dalla riconversione in imprenditori di maestranze rese senza lavoro dalla chiusura delle Officine meccaniche reggiane.
Chi stabilisce che cosa distruggere e che cosa costruire? Noi, non lo Stato o il sindacato; noi, quando scegliamo tra un volo Easy Jet e un volo Alitalia, tra un Cd Naxos e uno Sony. A Stato e sindacato, invece, compete di organizzare quella solidarietà sociale pubblica che è vanto della civiltà europea contemporanea e che permette alla distruzione creativa di compiersi col minore sacrificio.”
L’ economia italiana non riprenderà vigore senza un combinarsi di costruzione e distruzione: imprese o settori che declinano e scompaiono, altri che nascono e prosperano. Le periodiche statistiche de Il Sole 24 Ore mostrano che mobile, scarpa, macchine utensili crescono in certe regioni o distretti, calano in altri. L’ impresa più capace di indovinare il prodotto che piacerà, di contenerne il costo, di organizzarne la vendita porta via clienti all’ impresa meno capace; se confrontiamo le due, vediamo che nella prima gli operai di solito non sono più meritevoli che nella seconda, ma sono più bravi il padrone, il sindacalista, il progettista.
È quasi impossibile che la costruzione proceda tanto in fretta da evitare la pena della distruzione: posti di lavoro perduti, aziende che chiudono. L’ avvio del nuovo difficilmente comincia prima che morda il bisogno. La necessità aguzza l’ ingegno. La straordinaria crescita industriale della provincia di Reggio Emilia iniziò, oltre quaranta anni fa, dalla riconversione in imprenditori di maestranze rese senza lavoro dalla chiusura delle Officine meccaniche reggiane.
Chi stabilisce che cosa distruggere e che cosa costruire? Noi, non lo Stato o il sindacato; noi, quando scegliamo tra un volo Easy Jet e un volo Alitalia, tra un Cd Naxos e uno Sony. A Stato e sindacato, invece, compete di organizzare quella solidarietà sociale pubblica che è vanto della civiltà europea contemporanea e che permette alla distruzione creativa di compiersi col minore sacrificio.”
sabato 18 dicembre 2010
Camminata fino al Kuhleiten
Con qualche mese di ritardo propongo questa camminata: partenza dalla Malga Taser (mt 1450) nel comune di Scena, dove si può arrivare con una funivia. Dopo circa un’ora di strada senza particolari dislivelli si arriva alla baita Streitweider (mt 1560), da qui comincia una salita praticamente ininterrotta che dopo un’ora e mezza conduce al rifugio Kuhleiten (mt 2360).








lunedì 6 dicembre 2010
Afghanistan. Anche le armi biologiche vanno inserite in una strategia coerente.
Le armi e le azioni intraprese in una guerra devono essere coerentemente inserite nella strategia prescelta e funzionali al conseguimento degli obiettivi finali, altrimenti è un inutile spreco di risorse.
Le cronache di questi ultimi mesi segnalano un crollo della produzione afghana di oppio, le stime per il 2010 parlano di un calo interno al 50% rispetto all’anno precedente. Sulle cause non c’è univocità ma molte fonti riferiscono di una malattia che ha attaccato le piante facendo diminuire la resa per ettaro. Sappiamo che da anni vengono portate avanti ricerche per mettere a punto armi biologiche (nello specifico funghi) che possano distruggere le colture dalle quali si ricava droga.
Le malattie che colpiscono le piante sono spesso molto difficili da contrastare e con le tecnologie oggi disponibili dovrebbe essere possibile creare microorganismi in grado colpire selettivamente alcune colture. C’è quindi il sospetto che questo calo possa essere dovuto all’impiego di qualcuno di questi agenti patogeni. Già gli antichi sapevano che affamare il nemico è la forma più efficace di combattimento e, come è noto, una delle più importanti fonti di finanziamento dei Talebani sono gli introiti derivanti dalla coltivazione e dal commercio dell’oppio, di cui l’Afghanistan è il principale produttore mondiale.
Ogni arma però va inserita e coordinata nella strategia globale che si intende perseguire ed in questo caso la scelta di annientare i raccolti deve essere accompagnata da altre mosse, per non risultare controproducente.
Lo scarso raccolto sta facendo impennare i prezzi e questo potrebbe indurre quegli agricoltori che hanno abbandonato la produzione di oppio a tornare sui propri passi. In alcune province le forze occidentali hanno finanziato il passaggio ad altre colture comunque remunerative (ad esempio lo zafferano), per non vanificare questi sforzi la percentuale di distruzione deve essere mantenuta molto alta, perché è ovvio che nessun coltivatore punterebbe sull’oppio se sapesse che corre il rischio di perdere il 90% del raccolto.
Veniamo da anni in cui la produzione era cresciuta moltissimo.
I grandi raccolti delle ultime stagioni avranno provocato un aumento delle scorte da parte dei trafficanti, scorte che ora possono essere rivendute ad un prezzo maggiore. Quindi una strategia volta a soffocare le fonti di finanziamento dei Talebani deve per forza di cose avere una durata pluriennale, solo con l’esaurirsi delle scorte gli introiti crolleranno. Un solo anno non avrebbe invece un impatto significativo.
Il problema fondamentale poi è che la strategia perseguita dalla coalizione prevede un approccio che cerca il consenso della popolazione, mentre la distruzione dell’economia del nemico si accompagnerebbe (in teoria) meglio ad una strategia più simile alle guerre balcaniche, con pulizia etnica e annientamento in massa, (cosa che ovviamente la NATO non può fare). Bisogna mettere in conto quindi delle azioni per gestire la fase di transizione nelle aree controllate dai Talebani, soprattutto per evitare che il tracollo economico spinga frange della popolazione verso la lotta armata.
Parte delle forze talebane sono persone che si arruolano per denaro, prosciugare le fonti di finanziamento nemiche è funzionale al tentativo di far cambiare campo a queste forze, sapendo però che gli elementi irriducibili non cesseranno comunque di opporsi con ogni mezzo disponibile alla normalizzazione del paese.
Le cronache di questi ultimi mesi segnalano un crollo della produzione afghana di oppio, le stime per il 2010 parlano di un calo interno al 50% rispetto all’anno precedente. Sulle cause non c’è univocità ma molte fonti riferiscono di una malattia che ha attaccato le piante facendo diminuire la resa per ettaro. Sappiamo che da anni vengono portate avanti ricerche per mettere a punto armi biologiche (nello specifico funghi) che possano distruggere le colture dalle quali si ricava droga.
Le malattie che colpiscono le piante sono spesso molto difficili da contrastare e con le tecnologie oggi disponibili dovrebbe essere possibile creare microorganismi in grado colpire selettivamente alcune colture. C’è quindi il sospetto che questo calo possa essere dovuto all’impiego di qualcuno di questi agenti patogeni. Già gli antichi sapevano che affamare il nemico è la forma più efficace di combattimento e, come è noto, una delle più importanti fonti di finanziamento dei Talebani sono gli introiti derivanti dalla coltivazione e dal commercio dell’oppio, di cui l’Afghanistan è il principale produttore mondiale.
Ogni arma però va inserita e coordinata nella strategia globale che si intende perseguire ed in questo caso la scelta di annientare i raccolti deve essere accompagnata da altre mosse, per non risultare controproducente.
Lo scarso raccolto sta facendo impennare i prezzi e questo potrebbe indurre quegli agricoltori che hanno abbandonato la produzione di oppio a tornare sui propri passi. In alcune province le forze occidentali hanno finanziato il passaggio ad altre colture comunque remunerative (ad esempio lo zafferano), per non vanificare questi sforzi la percentuale di distruzione deve essere mantenuta molto alta, perché è ovvio che nessun coltivatore punterebbe sull’oppio se sapesse che corre il rischio di perdere il 90% del raccolto.
Veniamo da anni in cui la produzione era cresciuta moltissimo.
I grandi raccolti delle ultime stagioni avranno provocato un aumento delle scorte da parte dei trafficanti, scorte che ora possono essere rivendute ad un prezzo maggiore. Quindi una strategia volta a soffocare le fonti di finanziamento dei Talebani deve per forza di cose avere una durata pluriennale, solo con l’esaurirsi delle scorte gli introiti crolleranno. Un solo anno non avrebbe invece un impatto significativo.
Il problema fondamentale poi è che la strategia perseguita dalla coalizione prevede un approccio che cerca il consenso della popolazione, mentre la distruzione dell’economia del nemico si accompagnerebbe (in teoria) meglio ad una strategia più simile alle guerre balcaniche, con pulizia etnica e annientamento in massa, (cosa che ovviamente la NATO non può fare). Bisogna mettere in conto quindi delle azioni per gestire la fase di transizione nelle aree controllate dai Talebani, soprattutto per evitare che il tracollo economico spinga frange della popolazione verso la lotta armata.
Parte delle forze talebane sono persone che si arruolano per denaro, prosciugare le fonti di finanziamento nemiche è funzionale al tentativo di far cambiare campo a queste forze, sapendo però che gli elementi irriducibili non cesseranno comunque di opporsi con ogni mezzo disponibile alla normalizzazione del paese.
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