martedì 20 novembre 2007

Le due facce di Berlusconi

Quella dell’entusiasmo in piazza San Babila, quella scura nella conferenza stampa del giorno dopo.
Forse bastano le espressioni del volto per comprendere una mossa a sorpresa (ma sicuramente preparata a lungo) che cambia lo scenario e mette fine (per il momento?) alla Casa delle Libertà così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi.
Berlusconi spiega ai giornalisti il nuovo partito ed accenna ai motivi positivi che spingono all’unità, ricorda le vittorie elettorali, la manifestazione del 2 dicembre 2006, ma in modo serio ed un po’ amaro spiega che le ragioni che l’hanno spinto a questo passo sono più che altro negative: la fatica di trattare con gli alleati, un sistema politico che non è maturo per il bipolarismo. Il partito unitario lui l’ha sempre promosso, ma dalla faccia che aveva si capisce che non avrebbe voluto farlo nascere con uno strappo così traumatico.
L’apertura a sorpresa al proporzionale puro assomiglia molto ad una fine del sogno, ad un ritorno a quell’Italia che dal ’48 a Tangentopoli ha convissuto con un sistema di partiti che facevano il bello e cattivo tempo a prescindere dagli elettori. Certo la transizione verso un sistema più democratico non è riuscita anche perché, senza cambiare la Costituzione, si possono provare tutte le leggi elettorali del mondo ma non avremo mai Governi veramente stabili e responsabili; però dal ’94 ad oggi gli italiani hanno provato la sensazione di scegliere il proprio capo del Governo e non voglio credere che si possa semplicemente tornare indietro al tempo in cui si votava e poi si aspettavano gli esiti degli incontri riservati dentro e fuori il Quirinale. Da inguaribile appassionato di storia devo trovare un parallelo ed allora mi viene in mente il Congresso di Vienna dove si pensò di risistemare tutto com’era un quarto di secolo prima, ma la storia non si cancella con una firma su un trattato. Spero che, allo stesso modo, chi ha creduto nella possibilità di un centrodestra che si candida unitariamente alla guida del paese continui a lavorare in questo senso, anche se milita nei partiti che stanno rifiutando la proposta di Berlusconi.
Il passaggio più interessante è quello in cui sottolinea che nel futuro partito ci sarà un forte collegamento tra la base ed il vertice e che gli incarichi dovranno essere elettivi. Non ci vuole molta malizia per notare che implicitamente è un riconoscimento che Forza Italia fino ad oggi non ha funzionato in questo modo, si tratta comunque di una lodevole intenzione in un panorama italiano dove la prima preoccupazione dei dirigenti di partito è quella di bloccare sul nascere l’emergere di qualche intruso.
Berlusconi ha fatto molti errori, ma ha anche subito molte scorrettezze dai suoi alleati per cui, oggi, trovare i colpevoli ed attribuire le colpe di questa rottura della CDL è un’impresa difficile e tutto sommato poco utile e comunque ci vorrebbe un libro intero.
L’unica cosa certa adesso è che la situazione è nuova, fluida, nessuno sa quando voteremo, con che sistema elettorale e quali partiti si presenteranno, vorrei che però fossimo tutti consapevoli di una cosa: prima si inizia a discutere (e magari litigare) di quali scelte concrete ha bisogno il paese, meglio è. (ma inizieranno mai???).

1 commento:

camelot destra ideale ha detto...

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