sabato 29 dicembre 2012

Perchè Monti è "invotabile"


Premesso che la situazione in cui ci troviamo non è colpa di Monti, ma deriva da decenni di malgoverno, vediamo perché il suo Governo è stato pessimo e lui non è credibile.


-        Ha goduto di condizioni favorevoli senza precedenti: stampa e telegiornali pronti a lodarlo; il sostegno di una maggioranza schiacciante, sostenuta da PD, UDC e PDL; una situazione di emergenza per la quale il Parlamento avrebbe votato qualunque provvedimento presentato; l’aiuto della BCE che ha evitato la bancarotta dello Stato.

 
-        Nonostante tutto questo, non ha realizzato quanto promesso all’inizio del suo mandato, ha inasprito il prelievo fiscale, distruggendo il tessuto economico italiano; il mercato del lavoro resta iniquo e inefficiente; la lotta all’evasione non è servita a diminuire le tasse e i provvedimenti presi favoriscono gli evasori a discapito dei contribuenti onesti; le ingiustizie sociali non sono state minimamente intaccate. I privilegi delle caste sono rimasti tali e quali. In definitiva la bugia più grossa raccontata dai giornalisti di regime è che ha salvato i conti dello Stato. NON HA SALVATO NULLA, i conti dello Stato sono peggiorati drammaticamente, ha garantito solo che la crisi non danneggiasse i potenti, i politici, i banchieri (e i bancarottieri). Per il resto i dipendenti pubblici si sono sentiti tutelati dal fatto che lo spauracchio del fallimento si sia allontanato, ma è solo un’illusione ottica e se non invertiamo la rotta della politica economica, non solo sarà a rischio il loro stipendio e la loro pensione, ma anche il loro posto di lavoro.

 

AGENDA MONTI. Chiarito il passato, vediamo il futuro: nella sua agenda promette di ridurre le tasse “quando le condizioni lo consentiranno”, cioè MAI, che poi è la stessa scusa accampata da Tremonti per anni. A parte gli errori grammaticali che, come scrive giustamente qualcun altro, fanno capire che l’agenda non l’ha scritta Monti, c’è anche una castroneria contabile clamorosa, che spero non sia farina del suo sacco: “con l’avanzo primario il sentiero è tracciato” e il debito si riduce automaticamente. FALSO: se l’avanzo primario è inferiore agli interessi che si pagano sul debito, ovviamente la situazione debitoria continua a peggiorare.

Il resto è fuffa, i soliti buoni propositi che si possono trovare nei programmi di tutti i partiti: liberalizzazioni (quali?), attirare investimenti (come?), velocizzare la giustizia (avete chiesti ai magistrati?), decentrare la contrattazione (senza modificare la Costituzione?) e tutta una serie di altre finalità, condivisibili, che nei decenni sono state proposte da molti e che nessuno ha mai portato a termine per 2 motivi:

1- il funzionamento stesso delle istituzioni lo rende impossibile. Senza una riforma costituzionale, il Parlamento sarà sempre il luogo dove minoranze organizzate difendono i propri privilegi, impedendo qualunque cambiamento.

2 – il sistema fiscale e normativo uccide le imprese, le risorse con cui realizzare i buoni propositi diminuiscono e i risultati diventano irraggiungibili.


La parte che riguarda l’Unione Europea è inquietante. C’è l’accenno alla necessità di maggiore democrazia e vicinanza ai cittadini, ma tutto quello che è scritto dopo smentisce clamorosamente queste premesse. Si delinea un’Unione Europea sempre più sovietica e verticistica:

l’UE e la BCE aiuteranno solo i Governi credibili, cioè quelli che ubbidiscono ai loro diktat, ma allora cosa votiamo a fare? Aboliamo le elezioni così ci risparmiamo la farsa. In realtà se le cose stanno così (e in effetti stanno proprio così!) siamo nelle mani di Mario Draghi, che purtroppo non mi sembra voglia usare il suo grande potere di ricatto a favore dei cittadini europei e dell’Europa.

La sua impostazione non è liberista, come ha dimostrato peraltro quando era commissario. Ripete i mantra eterni degli statalisti: usare bene i soldi pubblici e i fondi europei, ma non ha nessuna intenzione di lasciare i soldi ai contribuenti. Vuole che i partiti usino i soldi in modo trasparente, invece di dire che quei soldi non li devono proprio ricevere.

La sua concezione è elitaria e verticista: ci sono i potenti che decidono cosa è giusto, le quote di mercato, cosa produrre. Poche persone che siedono nei posti che contano: nelle istituzione, nelle banche, nelle cattedre universitarie, nei media; il suo obiettivo è concentrare sempre più potere in queste mani, restringendo sempre più gli spazi di libertà delle persone. Non crede alla società che si crea dal basso, non ha fiducia nelle persone.

Viene sempre lodato come persona bene accetta nei posti che contano all’estero, ma è semplicemente uno che mette il proprio Paese dietro agli interessi esterni (delle corporazioni, del Vaticano, degli altri Paesi). Esegue ordini per questo è bene accetto. Non è credibilità, è accondiscendenza. In Europa, le persone che credono alla libertà, lo hanno duramente criticato, anche se ciò non ha avuto risalto nei media italiani.

Al di là di tutto quello che può essere scritto nell’Agenda, quello che Monti deve chiarire è perché quelle cose non le ha fatte subito. Scrive, giustamente, che non si esce da una crisi di debito facendo nuovi debiti, ma allora perché li ha fatti? Perché dovremmo credere che farà domani quello che non ha voluto fare oggi? Non sono credibili quelli che l’hanno sostenuto ripetutamente in Parlamento durante questo anno. Tra questi i meno credibili di tutti sono quelli che lo candidano, come Casini e Fini, personaggi che galleggiano da trent’anni in Parlamento! Se in trent’anni non hanno avuto un’idea per migliorare l’Italia, diventeranno ora i grandi riformatori e rifondatori della Patria? Pensate davvero che un calciatore che ha giocato tutta la carriera in serie B possa diventare, da vecchio, meglio di Messi?

martedì 18 dicembre 2012

La Costituzione più bella del mondo e il comico dei luoghi comuni


La RAI è l’emblema di uno Stato che non è al servizio dei cittadini, ma che ha l’unico scopo di depredarli in tutte le maniere possibili. La RAI è da sempre uno dei feudi inattaccabili dei partiti dominanti e un luogo dove piazzare clientele e servitori vari, meglio se con laute ricompense. La RAI deriva da quell’EIAR che aveva come scopo principale la propaganda per il regime fascista e siccome la Repubblica nata dalla Resistenza ha mantenuto tutto quello che poteva fare comodo del vecchio regime, è ovvio che non si può essere ospiti assidui in prima serata se non si dice qualcosa di gradito ai potenti. 

E’ necessario chiarire meglio alcuni aspetti della Costituzione più bella del mondo, che non emergono abbastanza chiaramente nelle dotte omelie dei telepredicatori.

Un aspetto interessante è che la Costituzione non prevede le primarie. Io sono favorevole in linea di principio alle primarie, che nascono nel sistema presidenziale americano. La nostra Costituzione non le prevede, perché non prevede che i cittadini italiani possano eleggere il Governo. Capisco i costituenti: c’era appena stato un referendum vinto per il rotto della cuffia (e forse qualcosa meno…) per cui il rischio che gli italiani votassero in modo sgradito metteva paura. Si scelse di dare vita ad una democrazia il più possibile blindata dall’alto e quindi anche oggi i fantomatici candidati premier sono una finzione: il Capo dello Stato può nominare chi gli pare, anche uno che non si è presentato, anzi lo può fare contemporaneamente Presidente del Consiglio e Senatore a Vita. Può persino nominare uno come Monti che agli occhi di molti italiani ha un marchio d’infamia indelebile, deve infatti la sua carriera nelle istituzioni europee al demonio in persona, Silvio Berlusconi, che lo nominò Commissario Europeo nel 1995.

Sempre al demonio Berlusconi dobbiamo il fatto di poter mettere addirittura il nome del candidato premier sul simbolo elettorale, anche se, come chiarito è una finzione, questa innovazione è piaciuta molto a tutti i partiti che l’hanno adottata con entusiasmo per diverso tempo, anche se forse al prossimo giro qualche nome sparirà, forse per non sembrare troppo ripetitivi con i nomi.

A molti non piace che ci si possa candidare in eterno, sia per sedere in Parlamento, sia a governare, però è la Costituzione più bella del mondo che lo prevede, mentre ad esempio quella americana pone il limite dei due mandati presidenziali.

Ma le cose sulle quali gli italiani dovrebbero riflettere a proposito della propria Costituzione sono tante, capire come mai i partiti politici e i sindacati si sono sempre rifiutati di applicare la parte che li riguarda, forse perché avrebbero dovuto stilare dei bilanci, spiegare come mai si sono impossessati di migliaia di immobili del passato regime, che dovevano essere restituiti agli italiani.

Si dovrebbe spiegare agli ultras delle procure che la Costituzione più bella del mondo prevedeva l’immunità parlamentare.

Spiegare agli irriducibili avversari del clero cattolico che la Costituzione riconosce le prerogative dello Stato Vaticano, che è nato, dall’accordo con Mussolini del 1929.

Il problema è che un comico deve far ridere e finché fa le battute sui lecca lecca e le ostriche pagati con i soldi pubblici, ci si indigna, giustamente, ma si sorride, ma evidentemente non può dire che 4 miliardi di soldi pubblici vengono versati per salvare il Monte dei Paschi di Siena, la banca dei suoi amici di sinistra, perché allora più che da ridere verrebbe da piangere.

martedì 11 dicembre 2012

La redistribuzione del reddito è un'illusione


La ricetta magica per risolvere i problemi del mondo è la redistribuzione del reddito. Purtroppo chi propone questa ricetta non considera un particolare: la redistribuzione è impossibile. Basta un semplice esempio: abbiamo un ricco che guadagna 1 milione di euro, lo tassiamo, gli prendiamo € 750.000 e li diamo ai poveri. Tutto risolto? Purtroppo nella realtà non si creano le cose dal nulla e a meno di non essere eccezionalmente dotati, non si moltiplicano pani e pesci, quindi quello che si mette da una parte manca dall’altra. Quei soldi presi dallo Stato non sono solo soldi in meno nel portafoglio del ricco, sono a loro volta reddito in meno per coloro che avrebbero venduto qualcosa al ricco. Il ricco comprandosi una Ferrari, una albero di Natale luccicante, un camper o quello che volete voi, consente agli operai che producono quei beni di avere uno stipendio, gli stessi operai portano la fidanzata a cena fuori, così il ristoratore può pagare il cameriere e così via…. Per uno che prende il sussidio, c’è un altro che perde il posto di lavoro. Quindi quella che normalmente si chiama redistribuzione è solo uno spostamento che non migliora affatto la situazione complessiva di chi è indigente e questa è la ragione per cui nessun Paese ha mai migliorato la situazione dei propri poveri attraverso la redistribuzione.

Negli ultimi decenni, alcuni Paesi in cui si moriva di fame, come la Corea del Sud, sono diventati Paesi con benessere diffuso, ma il numero dei ricchi non è diminuito in quei Paes, è aumentato!

Notare bene: il meccanismo che ho spiegato non tiene conto che nella realtà ci sono almeno altri due effetti che amplificano questa creazione di povertà:

 

-         nel passaggio dal portafoglio del ricco a quello del povero i soldi restano a disposizione dei politici, di strutture burocratiche e di tutta una serie di soggetti che non producono nulla, per cui quello che arriva a destinazione è una frazione di quanto è partito.

-         chi spende i soldi degli altri non ha quasi mai la stessa cura che ha per propri e quindi rendono meno

-         dopo un po’ il ricco pensa che tutto sommato guadagnare 1 milione per darne ¾ ai politici non ne vale molto la pena e così spariscono anche i soldi da distribuire ai poveri

 

Quelli che vogliono spartire la torta non si pongono mai il problema di farla la torta.

Bisogna saper distinguere tra le cose belle e le cose brutte, le cose possibili e le cose impossibili. Se una cosa è bella o brutta è una questione di gusti, se è possibile o impossibile invece è un dato di fatto.

Le ricette semplici, o meglio ancora le ricette magiche, hanno sempre molto successo presso il pubblico, la dura realtà invece non piace, ma quando raccontare favole non basta, allora si inventano dei nomi per celare la vera natura delle cose: lo chiamano Stato Sociale, ma è solo un modo per creare nuovi poveri e per prendere a chi ha poco e dare a chi ha troppo.
Esistono politiche sociali efficaci, non certo quelle attuate in Italia, dove esistono solo di nome come alibi per mantenere clientele.

giovedì 6 dicembre 2012

Stanno risolvendo la crisi???




PS ...e scommettiamo che per salvare il Monte dei Paschi di Siena non faranno come consigliato nel video?

giovedì 15 novembre 2012

I sindacati dovrebbero scioperare contro se stessi



I sindacati dovrebbero fare uno sciopero contro se stessi e i giovani pure. Il problema più grande è che non lo sanno. Perché sono convinto che la Camusso e gli altri quando dicono certe cose ci credono veramente, sono le stesse cose che scrivono i giornali, che dicono i politici e manco a dirlo la stragrande maggioranza dei professori italiani. Eppure sono bugie puerili. L’ultimo esempio sono le manifestazioni contro “l’austerità” che, ironia della storia, fu uno slogan di Enrico Berlinguer.

Per capirlo è sufficiente ragionare 5 minuti.  Come ho spiegato in questi anni è impossibile uscire da una crisi di debito senza recessione. A maggior ragione da questa crisi che a livello mondiale è una crisi di debiti pubblici e privati, rapporto incestuoso dal quale come ovvio di solito non nasce nulla di buono. Su questo non c’è scelta o via d’uscita. E mi sembra da sola una buona ragione per evitare di continuare a fare nuovi debiti.

Esempio che può capire anche un ‘ggiovane laureato italiano (quindi uno che, non per colpa sua, quando va bene sa poco di tutto): se io presto 1 milione di euro alla Camusso, ella vive da milionaria per 1 anno, al termine del quale si accorge che non può restituirmelo, di conseguenza decido che è meglio non prestargli altri soldi. Il suo livello di vita cala drasticamente (leggi recessione) e io perdo 1 milione.

Lezione n.1: siamo tutti finocchi ecc…. se si vive al di sopra delle proprie possibilità prima o poi si scende e qualcun altro rimane scottato.

Ma la realtà che viviamo è peggio dell’esempio. Perché in un’economia sana c’è uno che risparmia e che presta i propri risparmi a qualcun altro. Mal che vada perde i propri soldi e si riparte. Nella realtà hanno distrutto non solo i risparmi passati ma il futuro stesso, perché i soldi prestati non sono risparmi reali, sono liquidità generata dal sistema finanziario o dalle banche centrali. Di questo ho già scritto in passato a sufficienza. A proposito di questo ribadisco solo una cosa che i politici, i capi dei sindacati e i ‘ggiovani evidentemente ignorano: la Germania non ha dei surplus di bilancio del passato messi da parte che si rifiuta di prestare ai poveri Greci che ne farebbero sicuramente buon uso (questa era ironica, lo dico per i ‘ggiovani). La Germania è piena di debiti, è un sistema un po’ più solido degli altri, ma ampiamente vulnerabile e traballante; pensiamo che un sistema traballante possa puntellare un sistema fallito?

Lezione n.2: L’austerity. Quindi se avete rimosso i paraocchi dovreste aver capito che le cose andranno male. Purtroppo credo che non andranno solo male, andranno peggio, soprattutto in Italia, perché?  Ma perché si persevera nelle vecchie ricette! Ebbene sì signore e signori, tutti parlano di austerità e indovinate un po’ nel 2012 lo Stato italiano avrà….. più debiti!! Esattamente come con Berlusconi, Prodi, Craxi e Andreotti, cambiano i cuochi ma la ricetta è sempre quella! Tutti questi vanno in piazza a manifestare contro qualcosa che non c’è! Tutti a manifestare per chiedere le politiche che sono già state ampiamente attuate: più spesa pubblica, più tasse, più debiti!  Quando dico che se le raccontano e se le credono.

Lezione n.3: perché il governo Monti merita voto zero? Perché sta uccidendo l’unica risorsa alla quale possiamo aggrapparci in Italia mentre affondiamo: i lavoratori e le aziende che producono. Già moribondi in un Paese ostile, stanno ricevendo i colpi di grazia. Monti insegue il miraggio del pareggio di bilancio a colpi di tasse, ma se chiudono 1000 imprese al giorno come può lo Stato sopravvivere? Arriverà comunque al fallimento, solo che anche del settore privato non saranno rimaste che le briciole e ripartire sarà molto più difficile. Bisognerebbe cambiare strada in fretta, perché quando i miraggi e le illusioni che si raccontano questi signori svaniranno, vedremo la realtà per quello che è: un deserto desolato.

lunedì 29 ottobre 2012

Voto ai libri

I miei voti a questi libri, tra i quali ci sono: "Il potere del cane" prestato da un amico e "Legionario in Algeria" e "Otel Bruni" consigliati da due lettori del blog


Don Winslow – Il potere del cane ★★★★

Vegezio – L’arte della guerra romana ★★★★

Rupert Smith – L’arte della guerra nel mondo contemporaneo ★★★★

Sebastiano Veneziano – Legionario in Algeria ★★★

Fabio Mini – La guerra dopo la guerra ★★

Epicuro – Piccolo breviario della felicità ★★

Paul Davis – Le 100 battaglie che hanno cambiato la Storia ★★

Jared Diamond – Armi, acciaio e malattie ★★★★

Christian Sighinolfi – I guerrieri-lupo nell’Europa arcaica ★★★★

Salvatore Tufano – Miti e leggende nordiche ★★★

Sergio Ricossa – Maledetti economisti ★★★★★

Carlo Carboni – Elite e classi dirigenti in Italia ★★

Christopher Hill – La formazione della potenza inglese ★★

Adam Zamoyski – La battaglia di Varsavia ★★★

Roger Scruton – Manifesto dei conservatori ★★★★

Alberto Angela – Una giornata nell’antica Roma ★★★

Hubert Houben – Federico II ★★

Valerio Massimo Manfredi – Otel bruni ★★★★

lunedì 8 ottobre 2012

Perchè Confindustria è contro il libero mercato


Credo la maggioranza degli italiani non si renda conto di come Confindustria sia complice, assieme ai politici nella creazione, di un ambiente economico italiano fortemente ostile al lavoro, all’impresa, all’iniziativa individuale e in definitiva alla creazione di ricchezza.

Di solito si sente dare per scontata l’equazione: privato = liberista e pubblico = statalista, perché allora Confindustria è così ostile al libero mercato?

La domanda sorge spontanea soprattutto ascoltando Radio 24, l’emittente di Confindustria, dove troviamo un’unica trasmissione schierata apertamente per il libero mercato, quella di Oscar Giannino, dove peraltro vengono spesso invitati ospiti di ogni orientamento economico e tutte le altre trasmissioni che, con varie sfumature, portano avanti idee antiliberiste, stataliste e inflazioniste (queste ultime stampella indispensabile su cui si reggono le prime due).

In realtà il quesito non è nuovo, già alcuni tra i primi economisti avanzavano una spiegazione logica: quando uno è piccolo e deve emergere ha convenienza ad avere la massima libertà di azione e le condizioni più favorevoli, quando invece uno è grande (o lo è diventato), vuole mantenere la propria posizione e trae vantaggio dal fatto che vi siano dei paletti o difficoltà nell’attività di impresa, così non emergeranno concorrenti.

Questo schema spiega solo parzialmente la situazione italiana. In effetti bisogna dire che il panorama dell’establishment economico italiano è eccezionalmente stabile nei decenni, nel “salotto buono” ci sono sempre le stesse facce, le stesse famiglie. Il sistema economico italiano iperstatalista funziona bene nel mantenimento dello status quo, ma c’è dell’altro.

I big riescono attraverso sussidi, commesse, concessioni, appalti, ammortizzatori sociali e soprattutto conoscenze con chi conta ad appropriarsi di una parte dell’abnorme fiume di denaro che passa nelle mani dello Stato. Il potere politico in Italia non solo controlla metà di tutta la ricchezza prodotta, ma decide che cosa si fa, chi lo fa, dispone di miriadi di poltrone da assegnare, anche in società che formalmente vengono conteggiate come private, ma in realtà sono controllate dal potere pubblico.

Ma, a mio avviso, il vero fortino che difendono accanitamente sono le banche. Il sistema bancario italiano, che molti credono “privato”, è per buona parte posseduto da fondazioni a loro volta controllate gelosamente dai partiti politici. I grandi industriali italiani devono la loro ricchezza dal fatto di avere un canale privilegiato di accesso al credito. Quando si legge che il tal gruppo “investirà 100 milioni di euro”, non sono soldi suoi, non sono capitali, sono prestiti che qualche banca concederà ed è ovvio che quando ballano certe cifre il rapporto industriale – politico è decisivo.

Non c’è quindi da stupirsi se gli industriali propongono addirittura una patrimoniale pur di salvare lo Stato dal fallimento e il sistema come lo conosciamo oggi.

Confindustria potrebbe ottenere facilmente meno tasse e leggi meno punitive per le imprese, basterebbe mettere in busta paga ai loro dipendenti il lordo dello stipendio, invece di versarlo al fisco e in 3 mesi il Ministro del Tesoro dovrebbe fare una revisione della spesa vera, non quella finta che stanno facendo adesso. Ma sarebbe una Rivoluzione! Molto meglio per loro che tutto cambi affinché tutto resti immutato. Ogni tanto qualcuno becca un ladro di galline un po’ patetico che con i soldi del partito si fa i festini, lo gettano in pasto all’opinione pubblica e fanno credere che quelli sono gli sprechi. Sì quelli sono sprechi, ma sono briciole di un’enorme torta che i più furbi si mangiano senza farsi beccare, magari senza violare alcuna legge, ma sicuramente a danno di tutti gli altri.

lunedì 2 luglio 2012

2 luglio 1993 attacco agli italiani


La Somalia, allora come oggi, era un paese letteralmente distrutto dalla guerra civile e dalla fame e fin dal 1992 si susseguirono missioni ONU per cercare di portare sollievo alla popolazione. La Prima Guerra del Golfo era finita da poco e ci si cullava nell’illusione che la superiorità militare dell’Occidente rendesse possibile e addirittura facile risolvere ogni situazione. La Somalia dimostrò che non eravamo pronti, soprattutto i politici non erano pronti, ad affrontare le nuove minacce e le nuove guerre. Finalità delle missioni, regole di ingaggio, modalità operative, catena di comando,  tutto andava ripensato per evitare, come accadde,  che il fallimento fosse già scritto prima di iniziare.
Il contingente italiano, il secondo per consistenza dopo quello americano, presidiava, tra l’altro, la zona della Via Imperiale che collega Mogadiscio a Balad, lungo questa strada i nostri soldati avevano allestito diversi check point, tra i quali il cosiddetto check point pasta, perché situato nei pressi di un pastificio dismesso. Nei pressi di questo check point avverrà la battaglia. La prima da decenni per dei soldati italiani.
All’alba del 2 luglio alcune centinaia di uomini divisi in due colonne di mezzi iniziarono un rastrellamento in cerca di armi; altre operazioni analoghe erano state compiute in precedenza, senza che ciò portasse a reazioni da parte dei miliziani presenti in città, i rapporti con la popolazione erano buoni, ma quel giorno le cose andarono diversamente, i poliziotti somali che facevano da tramite e da interpreti con la popolazione iniziarono a defilarsi e gli abitanti del quartiere iniziarono ad innalzare barricate, lanciare sassi e poi a sparare. Il comandante della missione preferisce ritirarsi, ma la retroguardia  della colonna viene bloccata. Il fuoco si fa intenso, i somali sparano nascosti nelle case e riparandosi dietro la folla di manifestanti, composta da donne e bambini. Una delle colonne quasi rientrata alla base torna indietro, per salvare i propri commilitoni, i mezzi vengono bersagliati da RPG, si registrano i primi caduti. L’arrivo degli elicotteri Mangusta e dei blindati Centauro, anche se non possono usare le armi pesanti per ragioni politiche, permette agli italiani di mettersi in salvo, il check point viene abbandonato.  
La giornata termina per gli italiani con 3 morti e numerosi feriti, tra i quali il sottotenente Gianfranco Paglia che riceve la medaglia d’oro al valor militare. Il comandante della missione decide di “riconquistare” il check point nei giorni successivi con un’azione diplomatica con i capiclan della zona.
Le ragioni della violenta reazione somala non sono mai state accertate con sicurezza, si ritiene che i nostri soldati si stessero avvicinando troppo a qualche obiettivo importante per i miliziani, forse al capo stesso, il generale Aidid, altri parlano di un vero e proprio agguato premeditato, quel che è certo è che non ci si aspettava un attacco ostile di quel livello e di quella portata.
La disastrosa Seconda Guerra Mondiale portò con la sconfitta anche l’ombra del sospetto sulle nostre Forze Armate e sull’inaffidabilità degli italiani in quanto tali. Il 2 luglio del 1993 i nostri soldati dimostrarono di saper combattere, di saper fare il proprio dovere fino al limite dell’eroismo. 

mercoledì 23 maggio 2012

La memoria tradita di Falcone e Borsellino


E’ difficile pensare che sono passati 20 anni dal giorno in cui Giovanni Falcone venne ucciso facendo saltare letteralmente in aria l’autostrada. 57 giorni dopo sempre con una potente bomba fu ucciso anche Paolo Borsellino. E’ difficile anche spiegare cosa significarono per me e per la maggior parte degli italiani quegli omicidi. La mafia aveva già ucciso in passato molti uomini delle istituzioni, giudici, forze dell’ordine, ma Falcone e Borsellino avevano dimostrato che la mafia poteva essere battuta, avevano portato i mafiosi alla sbarra e li avevano fatti condannare, per questo la loro morte sembrò la fine perfino della speranza di poter cambiare le cose.
Oggi bisogna ricordare questi uomini coraggiosi e bisogna ricordare anche che da vivi dovettero operare in mezzo a mille difficoltà e ostilità anche di chi avrebbe dovuto stare al loro fianco.
Gli ostacoli che vennero frapposti alla loro attività e gli attacchi che dovettero subire, non erano solo invidia per l’autorevolezza che si erano conquistati nell’opinione pubblica, ma l’eterno vizio italiano del dividersi per appartenenze politiche e in guerre fratricide. Falcone vicino al partito socialista e Borsellino vicino alla destra missina, collaboravano perché non facevano politica, non si approfittavano del proprio ruolo per farlo e perciò erano fuori dal giro che conta della magistratura.
Il CSM gli negò a Falcone la guida del pool antimafia di Palermo, poi non venne ritenuto idoneo a guidare l’appena costituito Alto Commissariato per la lotta alla mafia. Il clima intorno a lui si fece sempre più pesante, fu persino accusato di aver inscenato da solo l’attentato alla sua abitazione all’Addaura. Come ebbe a dire Ilda Boccassini, una delle poche ad avere il coraggio di esprimersi in questi termini, anche contro i propri compagni di corrente: “Non c'è stato uomo in Italia che ha accumulato nella sua vita più sconfitte di Falcone. E' stato sempre "trombatissimo". Bocciato come consigliere istruttore. Bocciato come procuratore di Palermo. Bocciato come candidato al Csm, e sarebbe stato bocciato anche come procuratore nazionale antimafia, se non fosse stato ucciso”
Ma non erano solo i suoi colleghi magistrati a contrastarlo, anche i media davano risalto a figure come Leoluca Orlando che non perdevano occasione di infangarlo, inventandosi accuse come quella di proteggere i politici collusi con la mafia, di “tenere chiuse le carte nel cassetto”.
Ma semplicemente Falcone era troppo serio per mettere in piedi un processo senza avere in mano le prove per inchiodare gli accusati. Falcone utilizzava i pentiti per raccogliere elementi di prova, coloro che sono venuti dopo di lui li hanno utilizzati per altri scopi, mandandoli davanti alle telecamere e facendosi a volte strumentalizzare da loro, da questi mafiosi cosiddetti “pentiti”, che hanno fatto mettere sotto processo persino gli esponenti più in vista dei ROS dei carabinieri, che tanti successi hanno riportato contro la mafia.
Nell’ultima parte della sua vita Falcone andò a lavorare presso il Ministero di Giustizia retto all’epoca dal socialista Claudio Martelli, un’aggravante e una conferma agli occhi dei suoi accusatori.
Anche gli americani, di solito avari di riconoscimenti verso gli stranieri, oggi ricordano solennemente quest’uomo che aveva collaborato proficuamente con loro contro la mafia. Grazie a quell’esperienza Falcone portò in Italia nuove idee per migliorare la giustizia, per il superamento dell’obbligatorietà dell’azione penale e per la separazione delle carriere, naturale compimento del nuovo rito accusatorio introdotto nell’ordinamento. Ma anche questo fece di lui un uomo sempre più isolato.
Gli accusatori di un tempo, senza la minima autocritica, si sono repentinamente messi in prima fila nelle commemorazioni, grazie anche al silenzio degli organi di (dis)informazione. Anche la morte di Falcone e Borsellino, come altri tragici eventi italiani, è servita come scusa per cercare di riscrivere la storia a loro piacimento. La più chiara conseguenza politica fu l’elezione a sorpresa di Scalfaro alla Presidenza della Repubblica, sicuramente non c’è un nesso ma è un fatto. Alcuni filoni di indagini di Falcone e Borsellino furono immediatamente chiusi dopo la lor uccisione, tra cui quello che vedeva la mafia siciliana, grande esperta di riciclaggio di capitali provenienti dal traffico di droga, contattata dal KGB che stava facendo uscire enormi capitali dall’URSS che collassava e che avevano necessità di essere ripuliti. Tutti notano che le modalità degli attentati di Capaci e di via D’Amelio sono anomale rispetto alle abitudini della mafia e che sembrano più simili alle operazioni condotte dai servizi segreti, nessuno ricorda quale servizio segreto beneficiò di più da quelle morti.
Eppure in qualche modo la società italiana riuscì a reagire ed oggi rispetto ad allora si sono registrati dei successi significativi. Le organizzazioni criminali più potenti esercitano ancora un controllo notevole sul territorio e sull’economia, però il fenomeno dei latitanti imprendibili sta scomparendo, molti capi non riescono più a sfuggire per decenni come avveniva prima. La memoria sfugge invece ancora troppo spesso.

martedì 8 maggio 2012

Qualcosa è cambiato. Tutto è possibile.


Con queste elezioni amministrative la politica entra in una fase nuova. Non so dove condurrà ma di certo nulla sarà come prima, perché il Movimento Cinque Stelle senza soldi, senza giornali, senza RAI conquista tanti, tantissimi voti, il PDL tracolla, la Lega è in mezzo al guado, la sinistra resiste ma non dorme sonni tranquilli. Per vincere deve unire forze che oggi sono divise in Parlamento, non c’è più l’antiberlusconismo a fare da collante, forse ci sarà la paura di perdere le prossime politiche che pensavano di avere già in tasca. Per il centrodestra è una situazione che viene da lontano, le sconfitte di Milano e Napoli erano state una mazzata ma non avevano provocato significative reazioni. Si  sono cullati nell’illusione che Beppe Grillo portasse via i voti a sinistra, come avvenuto in altre occasioni, ma al PDL hanno la memoria corta, si sono dimenticati che nel 2008 il trionfo alle politiche era figlio anche di una campagna di antipolitica che aveva come obiettivo il governo Prodi, c’era il libro di Stella e Rizzo, “La casta”, c’erano le polemiche sulle auto blu ed il governo di centrosinistra, con tutti quei ministri e sottosegretari inventati per far posto alla miriade di partiti che componevano l’alleanza, sembrava fatto apposta per tirarsi addosso le ire del popolo. Peccato che una volta al Governo il centrodestra non ha mostrato alcuna discontinuità, la politica economica è stata indistinguibile dai predecessori, tassa e spendi, tassa e spendi, ma nel frattempo è arrivata la crisi mondiale a far saltare il banco. Eppure in questi anni sarebbe bastato fare un giro su internet, leggere qualche blog per rendersi conto dell’insoddisfazione della base, oppure sarebbe bastato parlare con qualche elettore di quella maggioranza silenziosa che li ha portato in Parlamento per sapere che la pazienza è finita, il tempo è scaduto. Troppo tempo sprecato senza dare un segnale di apertura, non serve cambiare nome al partito, è il contenuto che non funziona. Ci vogliono idee e far seguire i fatti alle idee, ma ormai è tardi e indietro non si torna. Oggi è l’ora di Grillo, il quale tra una sparata e qualche sciocchezza, pone anche delle questioni concrete di fronte alle quali la politica è sorda e in torto marcio. La situazione è fluida, è possibile che i vincitori di oggi siano scavalcati da altri nuovi volti oppure che il quadro si ricomponga in modo del tutto imprevedibile. Mentre accade tutto questo, sotto la pessima guida del Governo dei tecnici, il sistema delle imprese italiane sta collassando, c’è qualcuno gli eletti passati e futuri che ci sta pensando?

venerdì 4 maggio 2012

Scuola Diaz, il massacro degli utili idioti


E ci hanno fatto un film. C’era da aspettarselo. Forse un film denuncia? Denuncia di cosa? I fatti sono chiarissimi: come disse Fantozzi, alla fine la polizia si incazzò veramente. Diciamo le cose come stanno: gli abusi di coloro che indossano una divisa sono tra le forme più odiose di sopruso e su questo un film si potrebbe anche fare, ma non su un episodio dove tutti sanno cosa è successo: dopo una giornata intera a prenderle, a rincorrere black block e teppisti vari che colpivano, scappavano e si confondevano nella folla, la polizia è entrata nella scuola Diaz e ha pestato per bene quelli che ha trovato. Sbagliato? Certo, ma sbagliano anche quelli che si lamentano. E come se vai in una moschea a distribuire vignette su Maometto e poi ti stupisci se ti appendono per le palle! Questi fanno i rivoluzionari e poi piagnucolano come dei bambini dell’asilo se ne subiscono le conseguenze. Ancora peggio sono quelli che dicono: ma noi manifestavamo pacificamente, non c’entriamo con gli sfasciavetrine. Bravi, venite a spiegarci che volete fare un mondo diverso e non sapete nemmeno come funziona il mondo reale! Beh funziona così: se ti fai trovare in mezzo al casino è facile che ti arrivi qualche pestone nei denti.
Quello che è avvenuto non è degno di uno Stato di Diritto, ma non ci voleva il G8 per sapere che lo Stato di Dirito è un po’ zoppicante in Italia e non per colpa delle forze dell’ordine, dove ci sarà anche qualcuno che è contento se ha l’occasione di menare, ma dove tante brave persone svolgono un lavoro difficilissimo. E la dimostrazione che non sono quei mostri che vengono dipinti è proprio la goffaggine con cui hanno fabbricato le prove farlocche che dovevano giustificare l’uso della forza!
E comunque in uno Stato di Diritto chi organizza guerriglia urbana sta in carcere e siccome sono sempre gli stessi che passano da una manifestazione all’altra dovrebbero ringraziare il fatto che siamo in uno Stato che consente loro di violare ripetutamente la legge senza conseguenze.
Ma in fondo anche le denunce e le lamentele fanno parte del loro gioco, quello che invece è più assurdo è che sono utili e complementari a quei potenti che dicono di contestare. Utili in principalmente in due modi:
1 – distolgono l’attenzione sui contenuti, in quel caso specifico sui contenuti del G8. Spesso io accuso i giornalisti per la carenza di informazione, ma devo ammettere che i lanci di molotov fanno più audience piuttosto che ragionare sui problemi che ci affliggono
2 – quasi sempre con le loro richieste non fanno altro che richiedere più regolamenti, più tasse, più Stato, in definitiva ancora più potere in mano ai già potenti di turno
Per questo, alla scuola Diaz non è stata una strage degli innocenti, ma un massacro degli utili idioti.

domenica 29 aprile 2012

Il mio voto a questi libri


Antony Beevor - D-DAY La battaglia che salvò l'Europa ★★★
Alesina – Giavazzi - Goodbye Europa ★★★
Arthur Koestler - La tredicesima tribù ★★★
Qiao Liang - Wang Xiangsui - Guerra senza limiti  ★★★★★
Tom Clancy - Debito d'onore            ★★★★
Renato Del Ponte - I Liguri ★★★
Herman Schreiber - I Goti ★★★   
Alessandro Barbero - Federico il Grande ★★★
JRR Tolkien - Il signore degli anelli  ★★★★★
JRR Tolkien - Lo hobbit ★★★★
Robert Greene - Le 33 strategie della guerra            ★★★★
Procopio - La guerra gotica ★★★★
Carl Von Clasewitz - Della guerra  ★★
Georges Dumezil - Matrimoni indoeuropei   ★★★
Georges Dumezil - La religione romana arcaica ★★★
Seneca - Opere morali ★★★★★
Joseph Schumpeter - Teoria dello sviluppo economico ★★
Andrea Frediani - 300 guerrieri ★★★
Cormac McCarthy - Figlio di Dio ★★
Bryan Sykes - Le sette figlie di Eva ★★
David Abulafia - I regni del Mediterraneo Occidentale dal 1200 al 1500 ★★★★

domenica 22 aprile 2012

22 aprile 1970 Operazione Okean

Il 22 aprile 1970 in occasione del centenario della nascita di Lenin iniziò l’operazione Okean, che si concluderà il mese successivo.

L’operazione Okean fu la più grande esercitazione navale mai condotta dall’Unione Sovietica e la più grande mobilitazione di una marina militare dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Si svolse contemporaneamente nell’Atlantico, nel Baltico, nel Mediterraneo e nel Pacifico coinvolgendo oltre 200 navi, sottomarini e forze aeree partite dalle basi terrestri. Furono simulati attacchi a flotte nemiche, dispiegamento di forze, operazioni anti sommergibili, sbarchi.

L’URSS pur avendo ben cinque flotte ed essendo attivamente presente nei Caraibi e nell’Oceano Indiano, resterà sempre una potenza più orientata sulle forze terrestri e corazzate in particolare. La politica di espansione che vedeva nel Terzo Mondo il nuovo campo di confronto con gli USA imponeva però l’ampliamento delle capacità navali. Ma forse c’erano altre ragioni, come sempre le dimostrazioni di forza possono essere lette in molti modi: era diretta ad impressionare la NATO? O forse doveva rassicurare i nuovi alleati, oppure minacciare i vecchi. In Europa gli alleati del Patto di Varsavia non potevano sfuggire alla forza dell’Armata Rossa, tra l’altro eccetto la Bulgaria e la DDR erano tutti direttamente confinanti con l’URSS, mentre dove non vi era continuità territoriale le cose erano un po’ diverse e ci poteva essere la tentazione di avere una politica più autonoma.

Al contrario gli Stati Uniti, non avendo nemici ai confini terrestri, hanno sempre dato la priorità alle forze navali che dovevano difendere il paese, mantenere libere le rotte di comunicazione con gli alleati durante i conflitti mondiali e proiettarne la potenza.

Uno scontro convenzionale e nello stesso tempo asimmetrico: preponderanza di forze terrestri da una parte, navale dall’altra, che non vide mai la luce, bloccato dall’equilibrio del terrore atomico.

lunedì 16 aprile 2012

L'ha scritto wikipedia... però è sbagliato




La rubrica sugli errori di wikipedia è tra le preferite dei miei lettori e quindi colgo l’occasione per aggiungere un altro capitolo. Questa volta la voce incriminata è “San Bernardo”, non il santo, ma il cane. Come si vede nell’immagine scrivono testualmente: “nessun altra razza canina può raggiungere il peso del San Bernardo (fino a 90/100 kg nei grandi maschi)”. Appena finito di leggere la frase mi sono subito venute in mente 3 o 4 razze che sicuramente possono arrivare a quel peso. La cosa buffa è che la stessa wikipedia si autosmentisce perché nella scheda del Mastiff scrive: “peso ideale maschio: 90/115 kg” e descrive il Mastino Spagnolo così: “con un peso che supera i 110 kg” !!!

Secondo me anche nel Mastino dei Pirenei non è raro che si possa arrivare al quintale di peso.

Ci sono poi altre razze che normalmente pesano meno, ma che in qualche raro soggetto possono arrivare ai 90 kg: il Mastino Napoletano, il Leonberger, il Cane da Montagna dei Pirenei, l’Alano….

giovedì 12 aprile 2012

Corruzione, inchieste...bla, bla, bla: questo è il sistema

I migliori alleati dei corrotti spesso sono proprio quelli che si scandalizzano e poi lottano per non cambiare niente. Facciamo un semplice conto della serva: lo Stato spende circa 700 miliardi di euro all’anno, sono soldi sostanzialmente gestiti dai politici. Supponiamo di vivere in un paese estremamente virtuoso dove il 99% delle operazioni avviene onestamente, significa che ogni anno 7 miliardi vanno in tasca ai corrotti. 7 miliardi di euro!!! Una cifra comunque spaventosa e pensare che la realtà è certamente peggiore: secondo le stime della Corte dei Conti la cifra si aggira sui 60 miliardi. Sia come sia da questo si capiscono già alcune cose:

- Quello che è emerso dalle inchieste degli ultimi vent’anni è una piccolissima parte del fenomeno, praticamente ne beccano uno su mille se va bene. Quindi di cosa ci indigniamo? Non so quale sia il criterio con cui i magistrati beccano quell’uno su mille, oppure lo so e sorvolo, ma cambia poco: per come è concepito, il sistema produce corruzione. Piercamillo Davigo, uno dei magistrati del pool di Milano che fece Mani Pulite ha dichiarato che nelle regioni italiane dove non ci sono condanne per corruzione vuol dire che la corruzione è molto più diffusa! Infatti significa che il sistema è talmente condiviso a tutti i livelli da risultare chiuso alle inchieste, un funzionamento senza sbavature. E’ evidente, aggiungo io, che anche parte della magistratura è connivente e quindi possiamo fare tutte le leggi che vogliamo senza che le cose cambino.

- La spesa pubblica va ridotta, ma soprattutto va concepita in modo diverso, sono ripetitivo, ma il cuore dei problemi italiani è quello. La spesa dello Stato per la scuola è 80 miliardi? Bene quei soldi vanno dati agli studenti che li spenderanno per istruirsi. La scuola pubblica continua ad esistere, ma invece di mantenersi con i trasferimenti si mantiene con i buoni studio che incassa dagli studenti. Sono 80 miliardi immediatamente sottratti al gioco delle tangenti. Il funzionario onesto che non prende tangenti dai fornitori finalmente vedrà riconosciuti i suoi meriti, perché la sua scuola pagherà meno gli acquisti e avrà più soldi per erogare i propri servizi, pagare di più gli insegnanti e così via. Operando in questo modo su scuola e sanità una grossa fetta di corruzione verrebbe meno e si potrebbero concentrare i controlli sulle opere pubbliche.

Eppure nonostante tutta l’antipolitica che dilaga, spesso gli italiani scelgono di continuare ad aumentare il potere dei partiti. Io non sono contro lo Stato, ma lo Stato per essere forte, utile e autorevole e per assolvere la sua funzione fondamentale, che è quella di tutelare i diritti dei cittadini, non ha bisogno di depredare metà dei loro stipendi come avviene oggi.