giovedì 28 febbraio 2008
Con Veltroni nè ingenui, nè prevenuti
Da quando ha assunto la carica di segretario del Partito Democratico, Walter Veltroni ha lanciato messaggi di pace verso il centrodestra. Berlusconi non è più il demonio e tra i due partiti maggiori ci devono essere normali rapporti istituzionali, si combatte sulle idee e sui progetti ma si riconosce la legittimità dell’avversario ad esprimere le proprie posizioni.
E’ tutto oro quel che luccica?
Io credo che non si debba eccedere né in ingenuità, ma neanche in cinismo. Mi spiego: sarebbe da ingenui credere che uno furbo come Veltroni non agisca in base a calcoli opportunistici. Veltroni non ha esitato a prendere le distante dal governo Prodi perché ritiene che questo possa servirgli a recuperare voti; ha detto di non essere mai stato comunista pur essendo stato lungamente iscritto al Partito Comunista, quindi figuriamoci se non è in grado di cambiare atteggiamento nei confronti del PDL se la cosa gli tornasse utile.
Detto questo, però, non bisogna mai disdegnare le azioni che vanno nella giusta direzione.
Abbiamo vissuto in un paese dove la violenza politica della sinistra è stata lungamente praticata, giustificata e talvolta esaltata. Ancora oggi qualcuno cerca di impedire con la forza e le minacce a Giampaolo Pansa di parlare, quindi ben venga il nuovo atteggiamento del PD, perché l’odio ed il disprezzo fratricida ha fatto già troppi danni nel nostro paese.
Certo l’impressione è che gli ex-comunisti stiano cercando di inseguire il paese che va a destra piuttosto che esprimere opinioni autentiche e sincere; anche perché tutti i cambiamenti fatti non sono mai preceduti da una seria autocritica. Oggi hanno l’audacia di posizioni liberalsocialiste, eppure fino al 1991 si richiamavano ancora al marxismo, certo apparentemente il paese è cambiato, immaginatevi un partito che venti anni fa proponesse le cose che va propagandando oggi Veltroni, per non parlare di Ichino, Letta o Nicola Rossi. Persino la vecchia DC appare più a sinistra del PD di oggi.
Il paradosso dell’Italia è che tutti i partiti tendono ad appropriarsi delle idee più popolari, ma poi questo non si traduce mai in qualche cambiamento, quasi tutti sono federalisti, chiedono un rafforzamento dell’Esecutivo, tutti vogliono abbassare le tasse, punire i fannulloni, tagliare gli sprechi, persino castrare i pedofili, però, fino ad oggi, non si è visto nulla; per il futuro chissà.
Qualcuno sospetta che il momentaneo fair play sia il tentativo di preparare il terreno ad una grosse coalition all’italiana, altresì detta inciucio. Io credo che le cose non stiano esattamente così, penso che Berlusconi abbia deciso una cosa molto semplice: o disporrà di una solida maggioranza, oppure non si avventurerà, come ha fatto Prodi, a governare con un senatore in più. Se al Senato uscirà un pareggio assisteremo quindi ad un accordo per governare insieme. Qualcuno pensa che sia più facile fare riforme impegnative se sono condivise da ampie maggioranze. Io ne dubito, un accordo del genere sarebbe un ripiego ed un paese così difficile da riformare come l’Italia non credo possa trarre giovamento da tale soluzione, però nelle aule parlamentari i numeri dettano legge e sarà una soluzione semplicemente inevitabile, se il centrodestra non ribalta, rispetto al 2006 almeno un paio di regioni. Le grandi riforme negli USA, in Gran Bretagna, in Spagna, non sono derivate da un compromesso, ma dall’azione decisa di alcuni leader, Reagan, la Thatcher, Aznar. Dopo di loro sono venuti governi di sinistra che si sono trovati il lavoro fatto e si sono ben guardati dal tornare indietro. Dopo 14 anni di tentativi, di alti e bassi, di successi ed errori, adesso per Berlusconi è l’ultima occasione per ripercorrere la strada di quei modelli ai quali ha sempre detto di ispirarsi e per farlo ha scelto il tutto per tutto, o gli italiani decidono di dargli una maggioranza ampia, chiara e coesa oppure, parole sue, se la saranno cercata.
E’ tutto oro quel che luccica?
Io credo che non si debba eccedere né in ingenuità, ma neanche in cinismo. Mi spiego: sarebbe da ingenui credere che uno furbo come Veltroni non agisca in base a calcoli opportunistici. Veltroni non ha esitato a prendere le distante dal governo Prodi perché ritiene che questo possa servirgli a recuperare voti; ha detto di non essere mai stato comunista pur essendo stato lungamente iscritto al Partito Comunista, quindi figuriamoci se non è in grado di cambiare atteggiamento nei confronti del PDL se la cosa gli tornasse utile.
Detto questo, però, non bisogna mai disdegnare le azioni che vanno nella giusta direzione.
Abbiamo vissuto in un paese dove la violenza politica della sinistra è stata lungamente praticata, giustificata e talvolta esaltata. Ancora oggi qualcuno cerca di impedire con la forza e le minacce a Giampaolo Pansa di parlare, quindi ben venga il nuovo atteggiamento del PD, perché l’odio ed il disprezzo fratricida ha fatto già troppi danni nel nostro paese.
Certo l’impressione è che gli ex-comunisti stiano cercando di inseguire il paese che va a destra piuttosto che esprimere opinioni autentiche e sincere; anche perché tutti i cambiamenti fatti non sono mai preceduti da una seria autocritica. Oggi hanno l’audacia di posizioni liberalsocialiste, eppure fino al 1991 si richiamavano ancora al marxismo, certo apparentemente il paese è cambiato, immaginatevi un partito che venti anni fa proponesse le cose che va propagandando oggi Veltroni, per non parlare di Ichino, Letta o Nicola Rossi. Persino la vecchia DC appare più a sinistra del PD di oggi.
Il paradosso dell’Italia è che tutti i partiti tendono ad appropriarsi delle idee più popolari, ma poi questo non si traduce mai in qualche cambiamento, quasi tutti sono federalisti, chiedono un rafforzamento dell’Esecutivo, tutti vogliono abbassare le tasse, punire i fannulloni, tagliare gli sprechi, persino castrare i pedofili, però, fino ad oggi, non si è visto nulla; per il futuro chissà.
Qualcuno sospetta che il momentaneo fair play sia il tentativo di preparare il terreno ad una grosse coalition all’italiana, altresì detta inciucio. Io credo che le cose non stiano esattamente così, penso che Berlusconi abbia deciso una cosa molto semplice: o disporrà di una solida maggioranza, oppure non si avventurerà, come ha fatto Prodi, a governare con un senatore in più. Se al Senato uscirà un pareggio assisteremo quindi ad un accordo per governare insieme. Qualcuno pensa che sia più facile fare riforme impegnative se sono condivise da ampie maggioranze. Io ne dubito, un accordo del genere sarebbe un ripiego ed un paese così difficile da riformare come l’Italia non credo possa trarre giovamento da tale soluzione, però nelle aule parlamentari i numeri dettano legge e sarà una soluzione semplicemente inevitabile, se il centrodestra non ribalta, rispetto al 2006 almeno un paio di regioni. Le grandi riforme negli USA, in Gran Bretagna, in Spagna, non sono derivate da un compromesso, ma dall’azione decisa di alcuni leader, Reagan, la Thatcher, Aznar. Dopo di loro sono venuti governi di sinistra che si sono trovati il lavoro fatto e si sono ben guardati dal tornare indietro. Dopo 14 anni di tentativi, di alti e bassi, di successi ed errori, adesso per Berlusconi è l’ultima occasione per ripercorrere la strada di quei modelli ai quali ha sempre detto di ispirarsi e per farlo ha scelto il tutto per tutto, o gli italiani decidono di dargli una maggioranza ampia, chiara e coesa oppure, parole sue, se la saranno cercata.
venerdì 22 febbraio 2008
La promessa di controllare i prezzi
Ci sono cose che i politici non possono dire, perché sono complicate da spiegare, perché la gente reagisce d’istinto e perché forse non le sanno neanche loro.
Parliamo dei prezzi: tutti ci lamentiamo, giustamente, dei rincari del latte, della benzina, delle case e via dicendo. La cosa che un politico non può dire è che i prezzi non si possono controllare. Cioè non è che non si può per ragioni ideologiche, non si può perché è proprio impossibile. O perlomeno se fissiamo per legge un prezzo perdiamo il controllo di qualche altra variabile. Una notizia recente ci fornisce la conferma che questo non è solo un ragionamento astratto, ma che anche nella realtà nessuno ci è mai riuscito: l’inflazione in Cina ha superato il 7%. E pure le autorità cinesi considerano il controllo dei prezzi come una priorità e sappiamo bene che la severità nel far rispettare le leggi che c’è in Cina è difficilmente eguagliabile. Però in economia una regole è insuperabile: non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. I cinesi vogliono crescere al 10% l’anno, stimolano le esportazioni tenendo artificialmente basso il tasso di cambio, quindi è inevitabile che generino inflazione, cioè fino a quando l’aumento di produttività dei lavoratori che passano dalle campagne all’industria lo consente, l’inflazione è rimandata, ma poi arriva, io proverei a lasciare che la valuta sia negoziata liberamente, però non è affar mio.
Tornando in Italia mi sono fatto questo ragionamento: prendiamo un prodotto a caso, il vino. Fissiamo per legge che l’Amarone della Valpolicella debba essere venduto a 2 euro il litro. Grande consenso a questa meritoria legge, ma poi? Intanto, i primi giorni l’Amarone tenderà a sparire dagli scaffali, sì, perché i consumatori ne compreranno a man bassa, poi qualcuno che arriva sempre tardi al negozio e non ne trova mai andrà direttamente dal produttore e gli offrirà 3 euro, poi qualcuno con un po’ di soldi da parte andrà dal produttore e ne comprerà tutta la scorta per 3,5 euro (mercato nero) e lo rivenderà fuori dal circuito ufficiale. Supponiamo però che lo Stato imponga la legge con il pugno di ferro e metta a morte questi speculatori, ok il prezzo torna al livello fissato per legge, ma per quanto? Per un anno poi il produttore non potrà più produrre l’Amarone con le stesse procedure e dovrà (o preferirà per guadagnare di più) fornire un prodotto più scadente, oppure fallire e chiudere, insomma alla fine il risultato è che il prodotto sparisce. Questo è un esempio di fantasia, magari opinabile, ma è esattamente quello che succedeva nelle economie sovietiche: i prezzi erano fissati per legge, ma gli scaffali erano vuoti.
Allora non si può fare nulla? Si può fare moltissimo, ma più che sui prezzi sul potere d’acquisto. Non dimentichiamoci che anche dove si muore di fame, di solito non manca il cibo, mancano i soldi per comprarlo.
Quello che spendiamo è quello che produciamo, più produciamo, più possiamo spendere. Dobbiamo premiare il lavoro, favorire le imprese che fanno profitti ed investono e chiudere quelle che non stanno in piedi, dobbiamo pagare chi lavora e non i fannulloni, dobbiamo favorire chi assume, non penalizzarlo.
C’è poi il capitolo concorrenza: la possibilità di scegliere è la migliore garanzia per il consumatore.
E poi c’è l’informazione: su questo la pubblica autorità può prendere delle iniziative, perché magari un’alternativa conveniente esiste, ma il consumatore non lo sa. L’uso di internet diventa anno dopo anno di massa, può darsi che tra qualche anno vi siano dei portali territoriale dove i negozi potranno esibire online i propri listini e le proprie offerte, chissà…
E per finire c’è lo Zimbawe e la teoria quantitativa della moneta, ma a quello ci devono pensare Mugabe e la BCE.
Parliamo dei prezzi: tutti ci lamentiamo, giustamente, dei rincari del latte, della benzina, delle case e via dicendo. La cosa che un politico non può dire è che i prezzi non si possono controllare. Cioè non è che non si può per ragioni ideologiche, non si può perché è proprio impossibile. O perlomeno se fissiamo per legge un prezzo perdiamo il controllo di qualche altra variabile. Una notizia recente ci fornisce la conferma che questo non è solo un ragionamento astratto, ma che anche nella realtà nessuno ci è mai riuscito: l’inflazione in Cina ha superato il 7%. E pure le autorità cinesi considerano il controllo dei prezzi come una priorità e sappiamo bene che la severità nel far rispettare le leggi che c’è in Cina è difficilmente eguagliabile. Però in economia una regole è insuperabile: non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. I cinesi vogliono crescere al 10% l’anno, stimolano le esportazioni tenendo artificialmente basso il tasso di cambio, quindi è inevitabile che generino inflazione, cioè fino a quando l’aumento di produttività dei lavoratori che passano dalle campagne all’industria lo consente, l’inflazione è rimandata, ma poi arriva, io proverei a lasciare che la valuta sia negoziata liberamente, però non è affar mio.
Tornando in Italia mi sono fatto questo ragionamento: prendiamo un prodotto a caso, il vino. Fissiamo per legge che l’Amarone della Valpolicella debba essere venduto a 2 euro il litro. Grande consenso a questa meritoria legge, ma poi? Intanto, i primi giorni l’Amarone tenderà a sparire dagli scaffali, sì, perché i consumatori ne compreranno a man bassa, poi qualcuno che arriva sempre tardi al negozio e non ne trova mai andrà direttamente dal produttore e gli offrirà 3 euro, poi qualcuno con un po’ di soldi da parte andrà dal produttore e ne comprerà tutta la scorta per 3,5 euro (mercato nero) e lo rivenderà fuori dal circuito ufficiale. Supponiamo però che lo Stato imponga la legge con il pugno di ferro e metta a morte questi speculatori, ok il prezzo torna al livello fissato per legge, ma per quanto? Per un anno poi il produttore non potrà più produrre l’Amarone con le stesse procedure e dovrà (o preferirà per guadagnare di più) fornire un prodotto più scadente, oppure fallire e chiudere, insomma alla fine il risultato è che il prodotto sparisce. Questo è un esempio di fantasia, magari opinabile, ma è esattamente quello che succedeva nelle economie sovietiche: i prezzi erano fissati per legge, ma gli scaffali erano vuoti.
Allora non si può fare nulla? Si può fare moltissimo, ma più che sui prezzi sul potere d’acquisto. Non dimentichiamoci che anche dove si muore di fame, di solito non manca il cibo, mancano i soldi per comprarlo.
Quello che spendiamo è quello che produciamo, più produciamo, più possiamo spendere. Dobbiamo premiare il lavoro, favorire le imprese che fanno profitti ed investono e chiudere quelle che non stanno in piedi, dobbiamo pagare chi lavora e non i fannulloni, dobbiamo favorire chi assume, non penalizzarlo.
C’è poi il capitolo concorrenza: la possibilità di scegliere è la migliore garanzia per il consumatore.
E poi c’è l’informazione: su questo la pubblica autorità può prendere delle iniziative, perché magari un’alternativa conveniente esiste, ma il consumatore non lo sa. L’uso di internet diventa anno dopo anno di massa, può darsi che tra qualche anno vi siano dei portali territoriale dove i negozi potranno esibire online i propri listini e le proprie offerte, chissà…
E per finire c’è lo Zimbawe e la teoria quantitativa della moneta, ma a quello ci devono pensare Mugabe e la BCE.
domenica 17 febbraio 2008
La Dichiarazione D'Indipendenza del Movimento Conservatore
Il Conservative Political Action Conference è il più importante appuntamento annuale della destra americana. Il 9 febbraio è intervenuto Newt Gingrich con un discorso del quale riporto i passaggi a mio avviso più significativi. Gingrich lancia una Dichiarazione di Indipendenza del Movimento Conservatore, non per uscire dal Partito Repubblicano, ma per avere un proprio piano di programma e di azione, per essere coerenti con i propri principi anche quando si passa dalla protesta alla responsabilità di governo, per rimarcare l’indipendenza rispetto alla Presidenza, alle istituzioni di Washington, alle varie elite.
Nello stesso tempo non evita il confronto con la più stretta attualità e con cruda praticità afferma che preferisce avere come presidente McCain con il quale combatte il 20% del tempo piuttosto che Clinton o Obama con i quali combatte sul 90% delle questioni. Nel suo discorso peraltro denuncia una situazione pericolosa, perché vede una mobilitazione e una convinzione enorme in campo democratico che non ha riscontro tra i repubblicani.
La sua strategia è quella di sempre, puntare su quei temi di destra che sono condivisi da una larghissima maggioranza degli americani, il ragionamento è questo: noi cerchiamo il 51% dei consensi, ma alcune nostre proposte hanno il favore di oltre il 70% e quindi su queste bisogna puntare. Per il resto le sue battaglie sono rivolte a fenomeni che ben conosciamo in Italia: sprechi, burocrazie inutili, tasse, egemonia culturale della sinistra, solo che da noi sono amplificati per 100, cioè sentito dall’Italia, fa un po’ l’effetto che faccio io, quando mi lamento del freddo con i miei amici di Torino e mi chiedono quanti gradi ci sono? Io dico 9/10 e loro: qui siamo a -1….
Newt Gingrich:
Thank you all for that remarkable welcome. I’m deeply, deeply grateful, and Callista and I are delighted to be back here once again at the most important single meeting of the conservative movement in a historic time.
Many of you know that my background includes being a teacher, and I am going to try in the next few minutes to offer a little bit of a lesson. My Dad was a career soldier, served 27 years in the infantry, and when I was very young, he convinced me that leadership and courage and a willingness to think deeply are vital to the survival of a free country.
Between my freshman and sophomore years in high school, when we were stationed first in Orleans, France, and then in Stuttgart, Germany, I concluded that what we are doing here today is really, really important. It’s part of the dialogue by which a free people govern themselves. My dad was reassigned to Fort Benning, Georgia, and in 1960, I was a volunteer as a high school student in the Nixon-Lodge campaign. So I want to talk to you this afternoon from having spent what will be this August, fifty years studying and thinking about what it takes for America to survive. In many ways, they’ve been remarkable years. The Georgia I arrived at in 1960, was legally segregated and a one-party Democratic state. Today it is legally integrated and a two-party state with a Republican governor, two Republican senators, and a Republican legislature.
When I decided at the beginning of my sophomore year in high school that I would study national security and I would try to understand how we acquire the power legitimately from the people in order to implement the policies we need, the Soviet Empire was a real and a direct threat to the survival of freedom on this planet. Because of the courage persistence, clarity, and vision of one person, the Soviet Union does not exist today, and that person was Ronald Wilson Reagan.
Next month will be the 25th anniversary of two speeches: the speech in which he broke with the elite, morally neutral, real politik, accommodationist view, and described the Soviet Union as an “evil empire”, the beginning of the end of that evil, and 13 days later, the speech in which he outlined a proposal for a science-and-technology-based, entrepreneurial approach to national security to develop a strategic defense initiative which would in effect bankrupt the Soviet Union and lead to its collapse. ....
…he (Ronald Reagan) made the first CPAC conference really important, because he came here at a time when we were in despair, when the Republican Party was crumbling under the weight of Watergate, when the Left was on offense, when the counterculture was in full steam, and he said in [March of 1975] that we must have a flag of bold colors, no pale pastels. [“Our people look for a cause to believe in. Is it a third party we need, or is it a new and revitalized second party, raising a banner of no pale pastels, but bold colors which make it unmistakably clear where we stand on all of the issues troubling the people?”—Ronald Reagan] …
…9 million, is the number of additional votes who came out to vote in 1994, the largest one-party increase in an off-year election in the history of the United States, brought out by a proud, positive, clear, and very, very bold Contract with America. I cite it to point out that when we stand clearly, simply, and directly for large-scale change, that year it was welfare reform, the first tax cut in 16 years, a balanced federal budget, accountability for the Congress, stronger national defense and intelligence. The American people responded. … we kept our word on the Contract, and we voted on every single item in the first 93 days, and people began to believe we were serious. ….
….I believe that this is a time for the conservative movement, to issue a declaration of independence. And let me explain what I mean by issuing a declaration of independence.
First of all, I think we need to get independent from a Washington fixation. There are 513,000 elected officials in the United States and the conservative movement should believe in a decentralized United States, where every elected official has real responsibility, and we should be developing a conservative action plan, at every level of this country, and not simply focused over and over again on arguments about the White House.
Second, I think we need to get independent from this leader fascination with the presidency. Remember Ronald Reagan rose in rebellion because Gerald Ford was negotiating the Panama Canal Treaty. I voted against two Reagan tax increases. I voted against George H. W. Bush’s 1990 tax increase. It is a totally honorable and legitimate thing to say I am going to support the candidate and oppose the policy. This idea [is] that I think we [did] President George W. Bush a grave disservice by not being dramatically more aggressive in criticizing when they were wrong, and being more open when they were making mistakes.
And I don’t think it helped them or the country.
I also think that we need to declare our independence from trying to protect and defend failed bureaucracies that magically become our’s as soon as we are in charge of them. We appoint solid conservatives to a department and within three weeks they are defending and protecting the very department that they would have been attacking before they got appointed. And this is a fundamental problem and I think it comes from some very great challenges. And I want to suggest to you, and I spent a lot of time since 1999 thinking about this. That’s the part of why I wrote the book Real Change, and why I have tried to lay out at American Solutions a fundamentally different approach to how we think about solving our problems.
I think that there are two grave lessons for the conservative movement since 1980.
The first, which we still haven’t come to grips with, is that governing is much harder than campaigning. Our consultants may be terrific at winning one election, they don’t know anything about governing. And unfortunately most of our candidates listen to our consultants. And so you end up with people who don’t understand briefing people who don’t know, and together they have no clue.….
…The second thing that I think has been a very sobering surprise to me, and it really started when we won in 1994, and I thought that the Democrats would stop and say “Wow we just lost power that we had for forty years, I guess maybe we did something wrong.”
They didn’t say that at all. They said, “Gingrich must have cheated.” …
….But it is a deeper problem. I had no real understanding of how decisively and deeply entrenched our opponents are from every level. From the Marxist tenure faculty member running for the U.S. Senate in Minnesota, achieving the impossible, the only man in America who could be to the left of Al Franken, and a vivid reminder of how much our University campuses are filled with people who hate the very country that provides them their salary, that provides them their tenure, and provides them their freedom….
…Any of you who have listened to Ambassador John Bolton knows that we have a vast portion of the State Department deeply committed to defeating the policies of President Bush. We have a large proportion of the Intelligence community deeply committed to defeating the policies of President Bush. The fact that he is the elected Commander in Chief of the American people, the fact that the laws have been passed by the elected legislators of the American people, seems to be no matter to this bureaucratic elite, which arrogates to itself the right to do things that are stunningly destructive…..
…the conservative movement has to declare itself independent from the Republican Party.
Let me make very clear what I'm saying here. I am not saying there should be a third party – I think a third party is a dumb idea, will not get anywhere, and in the end will achieve nothing
I actually believe that any reasonable conservative will, in the end, find that they have an absolute requirement to support the Republican nominee for president this fall. And let me remind you, I say that in the context of personally believing that the McCain-Feingold Act is unconstitutional and a threat to our civil liberties. And I say that in the context of believing that the McCain-Kennedy amnesty bill was a disaster and was correctly stopped by the American people.
But I would rather, as a citizen, and I say this with Callista and I have two wonderful grandchildren. Maggie who is 8 and Robert who is 6. We think about their future. As a citizen, I would rather have a President McCain that we fight with 20% of the time, than a President Clinton or a President Obama that we fight with 90% of the time....
…I believe the conservative movement has to think about reaching out to every American of every background. …
…what’s in this Platform of the American People is issues which are tripartisan. They get a majority of Democrats, a majority of Republicans, and a majority of independents.
Now it turns out when you develop a tripartisan platform, it's a center-right platform because this is a center-right country. The fascinating thing will be watching Senator Obama who is for “Real Change” and has “change” on all his slogans, and I am for it. We wrote the book Real Change last summer and I want to thank the people at Regnery for going along with the title, it turns out this February that it was really a good title. But it was also an obvious title. But here’s the question: Are you for the right change or the wrong change?....
…(Platform of the American People from American Solutions) isn’t the Gingrich Platform, this is the Platform of the American People. And by the way, we’re going to want your help when you go back home reaching out to Democrats and Republicans, to get them at your county, at your district, at your state, in both parties to adopt this platform. Everything in here has a majority Democrat support. It doesn’t have a majority elite support….
…And here’s my point. Let’s talk about the right change versus the wrong change. 85% of the American people believe we have an absolute obligation to defend America and her allies. So if we need to strengthen our intelligence capabilities, and strengthen our interdiction and surveillance capabilities, and strengthen our ability to win wars in Afghanistan and Iraq and elsewhere that would be the right change. But if we want to have weakness, under funding, and crippling of our departments of security that would be the wrong change. …
… 92% of the American people believe that for us to compete with China and India in an age of science and technology we have to dramatically improve math and science education. Now, I am prepared to change every bureaucracy in America that is failing our children until we get them to actually succeed, and I think the change should start today, because we shouldn’t lose a single child to prison who ought to be in college if only they had a decent school to go to. And the question for Senator Obama and Senator Clinton is simple. Are you prepared to put the children ahead of your (trade) union allies, and actually measure achievement rather than union dues as a primary success?
…87% of the American people believe English should be the official language of government.
Now, 87% means an absolute majority of Democrats favor English as the official language of government. An absolute majority of Republicans favor English as the official language of government. An absolute majority of independents favor English as the official language of government. An absolute majority of Hispanics favor English as the official language of government.
Both Senator Obama and Senator Clinton voted against 87% percent of the American people, but nobody knows it.
Well, it’s not their fault that nobody knows it, it’s our fault….
….The permanent bureaucracy is permanently liberal, permanently obsolete, permanently incapable of doing its job, and we need fundamental deep change from school board to city council to county commission to the sheriff’s office to the state legislature to the governor to Washington, D.C., and we are the movement of real change by this summer I suspect we will win one of the most cataclysmic elections in American history. Because the sad reality is that our friends on the Left are trapped by their allies, they’re trapped by the trial lawyers, they’re trapped by the unions, they’re trapped by the big city bureaucracies, they are trapped by their allies in tenured faculty, they are trapped by the Hollywood Left.
And if there is a clear choice of which change, we will win…..
…I’m here as somebody who has spent his entire life practically, since I was fifteen years old, trying to find a way for us. And we’ve had great successes. We cut taxes dramatically, we re-launched the American economy in the 1980s, we eliminated the Soviet Union. The fact is we won the Cold War. People are freer.
So we have had great successes. But we can’t rest on them. And so we need to go out dedicated to insist on real change now, on the right change now, and about making sure that every American, of every background, in every neighborhood, understands that their future, their children’s future, and their country’s future, rest on creating the kind of opportunities that we are building, and that that requires real change in the obsolete, expensive, and destructive bureaucracies we’ve inherited in the past.
With your help, at every level, starting with adopting the Platform of the American People, and moving on to encouraging every elected official you know to be active in the reform movement, we have a chance I think to set the stage for a dramatically better American future. Thank you, good luck, and God bless you.
Nello stesso tempo non evita il confronto con la più stretta attualità e con cruda praticità afferma che preferisce avere come presidente McCain con il quale combatte il 20% del tempo piuttosto che Clinton o Obama con i quali combatte sul 90% delle questioni. Nel suo discorso peraltro denuncia una situazione pericolosa, perché vede una mobilitazione e una convinzione enorme in campo democratico che non ha riscontro tra i repubblicani.
La sua strategia è quella di sempre, puntare su quei temi di destra che sono condivisi da una larghissima maggioranza degli americani, il ragionamento è questo: noi cerchiamo il 51% dei consensi, ma alcune nostre proposte hanno il favore di oltre il 70% e quindi su queste bisogna puntare. Per il resto le sue battaglie sono rivolte a fenomeni che ben conosciamo in Italia: sprechi, burocrazie inutili, tasse, egemonia culturale della sinistra, solo che da noi sono amplificati per 100, cioè sentito dall’Italia, fa un po’ l’effetto che faccio io, quando mi lamento del freddo con i miei amici di Torino e mi chiedono quanti gradi ci sono? Io dico 9/10 e loro: qui siamo a -1….
Newt Gingrich:
Thank you all for that remarkable welcome. I’m deeply, deeply grateful, and Callista and I are delighted to be back here once again at the most important single meeting of the conservative movement in a historic time.
Many of you know that my background includes being a teacher, and I am going to try in the next few minutes to offer a little bit of a lesson. My Dad was a career soldier, served 27 years in the infantry, and when I was very young, he convinced me that leadership and courage and a willingness to think deeply are vital to the survival of a free country.
Between my freshman and sophomore years in high school, when we were stationed first in Orleans, France, and then in Stuttgart, Germany, I concluded that what we are doing here today is really, really important. It’s part of the dialogue by which a free people govern themselves. My dad was reassigned to Fort Benning, Georgia, and in 1960, I was a volunteer as a high school student in the Nixon-Lodge campaign. So I want to talk to you this afternoon from having spent what will be this August, fifty years studying and thinking about what it takes for America to survive. In many ways, they’ve been remarkable years. The Georgia I arrived at in 1960, was legally segregated and a one-party Democratic state. Today it is legally integrated and a two-party state with a Republican governor, two Republican senators, and a Republican legislature.
When I decided at the beginning of my sophomore year in high school that I would study national security and I would try to understand how we acquire the power legitimately from the people in order to implement the policies we need, the Soviet Empire was a real and a direct threat to the survival of freedom on this planet. Because of the courage persistence, clarity, and vision of one person, the Soviet Union does not exist today, and that person was Ronald Wilson Reagan.
Next month will be the 25th anniversary of two speeches: the speech in which he broke with the elite, morally neutral, real politik, accommodationist view, and described the Soviet Union as an “evil empire”, the beginning of the end of that evil, and 13 days later, the speech in which he outlined a proposal for a science-and-technology-based, entrepreneurial approach to national security to develop a strategic defense initiative which would in effect bankrupt the Soviet Union and lead to its collapse. ....
…he (Ronald Reagan) made the first CPAC conference really important, because he came here at a time when we were in despair, when the Republican Party was crumbling under the weight of Watergate, when the Left was on offense, when the counterculture was in full steam, and he said in [March of 1975] that we must have a flag of bold colors, no pale pastels. [“Our people look for a cause to believe in. Is it a third party we need, or is it a new and revitalized second party, raising a banner of no pale pastels, but bold colors which make it unmistakably clear where we stand on all of the issues troubling the people?”—Ronald Reagan] …
…9 million, is the number of additional votes who came out to vote in 1994, the largest one-party increase in an off-year election in the history of the United States, brought out by a proud, positive, clear, and very, very bold Contract with America. I cite it to point out that when we stand clearly, simply, and directly for large-scale change, that year it was welfare reform, the first tax cut in 16 years, a balanced federal budget, accountability for the Congress, stronger national defense and intelligence. The American people responded. … we kept our word on the Contract, and we voted on every single item in the first 93 days, and people began to believe we were serious. ….
….I believe that this is a time for the conservative movement, to issue a declaration of independence. And let me explain what I mean by issuing a declaration of independence.
First of all, I think we need to get independent from a Washington fixation. There are 513,000 elected officials in the United States and the conservative movement should believe in a decentralized United States, where every elected official has real responsibility, and we should be developing a conservative action plan, at every level of this country, and not simply focused over and over again on arguments about the White House.
Second, I think we need to get independent from this leader fascination with the presidency. Remember Ronald Reagan rose in rebellion because Gerald Ford was negotiating the Panama Canal Treaty. I voted against two Reagan tax increases. I voted against George H. W. Bush’s 1990 tax increase. It is a totally honorable and legitimate thing to say I am going to support the candidate and oppose the policy. This idea [is] that I think we [did] President George W. Bush a grave disservice by not being dramatically more aggressive in criticizing when they were wrong, and being more open when they were making mistakes.
And I don’t think it helped them or the country.
I also think that we need to declare our independence from trying to protect and defend failed bureaucracies that magically become our’s as soon as we are in charge of them. We appoint solid conservatives to a department and within three weeks they are defending and protecting the very department that they would have been attacking before they got appointed. And this is a fundamental problem and I think it comes from some very great challenges. And I want to suggest to you, and I spent a lot of time since 1999 thinking about this. That’s the part of why I wrote the book Real Change, and why I have tried to lay out at American Solutions a fundamentally different approach to how we think about solving our problems.
I think that there are two grave lessons for the conservative movement since 1980.
The first, which we still haven’t come to grips with, is that governing is much harder than campaigning. Our consultants may be terrific at winning one election, they don’t know anything about governing. And unfortunately most of our candidates listen to our consultants. And so you end up with people who don’t understand briefing people who don’t know, and together they have no clue.
…The second thing that I think has been a very sobering surprise to me, and it really started when we won in 1994, and I thought that the Democrats would stop and say “Wow we just lost power that we had for forty years, I guess maybe we did something wrong.”
They didn’t say that at all. They said, “Gingrich must have cheated.” …
….But it is a deeper problem. I had no real understanding of how decisively and deeply entrenched our opponents are from every level. From the Marxist tenure faculty member running for the U.S. Senate in Minnesota, achieving the impossible, the only man in America who could be to the left of Al Franken, and a vivid reminder of how much our University campuses are filled with people who hate the very country that provides them their salary, that provides them their tenure, and provides them their freedom….
…Any of you who have listened to Ambassador John Bolton knows that we have a vast portion of the State Department deeply committed to defeating the policies of President Bush. We have a large proportion of the Intelligence community deeply committed to defeating the policies of President Bush. The fact that he is the elected Commander in Chief of the American people, the fact that the laws have been passed by the elected legislators of the American people, seems to be no matter to this bureaucratic elite, which arrogates to itself the right to do things that are stunningly destructive…..
…the conservative movement has to declare itself independent from the Republican Party.
Let me make very clear what I'm saying here. I am not saying there should be a third party – I think a third party is a dumb idea, will not get anywhere, and in the end will achieve nothing
I actually believe that any reasonable conservative will, in the end, find that they have an absolute requirement to support the Republican nominee for president this fall. And let me remind you, I say that in the context of personally believing that the McCain-Feingold Act is unconstitutional and a threat to our civil liberties. And I say that in the context of believing that the McCain-Kennedy amnesty bill was a disaster and was correctly stopped by the American people.
But I would rather, as a citizen, and I say this with Callista and I have two wonderful grandchildren. Maggie who is 8 and Robert who is 6. We think about their future. As a citizen, I would rather have a President McCain that we fight with 20% of the time, than a President Clinton or a President Obama that we fight with 90% of the time....
…I believe the conservative movement has to think about reaching out to every American of every background. …
…what’s in this Platform of the American People is issues which are tripartisan. They get a majority of Democrats, a majority of Republicans, and a majority of independents.
Now it turns out when you develop a tripartisan platform, it's a center-right platform because this is a center-right country. The fascinating thing will be watching Senator Obama who is for “Real Change” and has “change” on all his slogans, and I am for it. We wrote the book Real Change last summer and I want to thank the people at Regnery for going along with the title, it turns out this February that it was really a good title.
…(Platform of the American People from American Solutions) isn’t the Gingrich Platform, this is the Platform of the American People. And by the way, we’re going to want your help when you go back home reaching out to Democrats and Republicans, to get them at your county, at your district, at your state, in both parties to adopt this platform. Everything in here has a majority Democrat support. It doesn’t have a majority elite support….
…And here’s my point. Let’s talk about the right change versus the wrong change. 85% of the American people believe we have an absolute obligation to defend America and her allies. So if we need to strengthen our intelligence capabilities, and strengthen our interdiction and surveillance capabilities, and strengthen our ability to win wars in Afghanistan and Iraq and elsewhere that would be the right change. But if we want to have weakness, under funding, and crippling of our departments of security that would be the wrong change. …
… 92% of the American people believe that for us to compete with China and India in an age of science and technology we have to dramatically improve math and science education. Now, I am prepared to change every bureaucracy in America that is failing our children until we get them to actually succeed, and I think the change should start today, because we shouldn’t lose a single child to prison who ought to be in college if only they had a decent school to go to. And the question for Senator Obama and Senator Clinton is simple. Are you prepared to put the children ahead of your (trade) union allies, and actually measure achievement rather than union dues as a primary success?
…87% of the American people believe English should be the official language of government.
Now, 87% means an absolute majority of Democrats favor English as the official language of government. An absolute majority of Republicans favor English as the official language of government. An absolute majority of independents favor English as the official language of government. An absolute majority of Hispanics favor English as the official language of government.
Both Senator Obama and Senator Clinton voted against 87% percent of the American people, but nobody knows it.
Well, it’s not their fault that nobody knows it, it’s our fault….
….The permanent bureaucracy is permanently liberal, permanently obsolete, permanently incapable of doing its job, and we need fundamental deep change from school board to city council to county commission to the sheriff’s office to the state legislature to the governor to Washington, D.C., and we are the movement of real change by this summer I suspect we will win one of the most cataclysmic elections in American history. Because the sad reality is that our friends on the Left are trapped by their allies, they’re trapped by the trial lawyers, they’re trapped by the unions, they’re trapped by the big city bureaucracies, they are trapped by their allies in tenured faculty, they are trapped by the Hollywood Left.
And if there is a clear choice of which change, we will win…..
…I’m here as somebody who has spent his entire life practically, since I was fifteen years old, trying to find a way for us. And we’ve had great successes. We cut taxes dramatically, we re-launched the American economy in the 1980s, we eliminated the Soviet Union. The fact is we won the Cold War. People are freer.
So we have had great successes. But we can’t rest on them. And so we need to go out dedicated to insist on real change now, on the right change now, and about making sure that every American, of every background, in every neighborhood, understands that their future, their children’s future, and their country’s future, rest on creating the kind of opportunities that we are building, and that that requires real change in the obsolete, expensive, and destructive bureaucracies we’ve inherited in the past.
With your help, at every level, starting with adopting the Platform of the American People, and moving on to encouraging every elected official you know to be active in the reform movement, we have a chance I think to set the stage for a dramatically better American future. Thank you, good luck, and God bless you.
giovedì 14 febbraio 2008
Global Warming, macchie solari e apocalisse Maya
Un po’ di notizie concentrate in questi giorni mi danno l’occasione di tornare sulla moda dei catastrofismi. Partiamo dal Global Warming, Liberty Soldier ci segnala un articolo di Gongoro in cui si enunciano i dati che attribuiscono all’attività solare e non all’uomo l’attuale riscaldamento, un altro articolo di ieri sul Corriere della Sera riferisce le medie mondiali di gennaio 2008, ecco i dati: “arrivano i consuntivi Nasa e Ncdc (l’americano National Climatic Data Center, il più grande archivio al mondo di dati meteo, ndr) e correggono di poco il tiro: gennaio 2008 risulta il più freddo dal 1989 nell'indice terre/oceani, con un'anomalia di appena +0.12°C dalla media 1951-1980. Insomma, il gennaio più freddo dal 1982 sulle terre emerse sia a livello globale che nell’emisfero Nord, da sempre vero “termometro impazzito” del global warming. Dati sorprendenti, che fanno eco alle notizie di gelo storico da mezzo mondo: la peggiore ondata di freddo dell’ultimo trentennio in Cina e Mongolia, eventi secolari come le nevicate a Bagdad e in Pakistan, il freddo polare nello Yukon canadese con minime stabilmente sotto i -50°”
Aggiungo io che non risultano anomalie nella Corrente del Golfo, lo scioglimento dei ghiacci artici non ha avuto alcuna influenza, tanto è vero che l’Europa Occidentale è l’unica area mondiale esclusa dal freddo di questo inizio 2008. Preciso questo perché una teoria dei sostenitori del Riscaldamento Globale afferma che una possibile conseguenza del riscaldamento potrebbe essere il raffreddamento dell’Europa, in particolare delle isole britanniche che, come sappiamo, devono il proprio clima mite alla Corrente del Golfo.
Facendo un po’ di riassunto mi sembra di poter fissare alcuni punti: il clima si sta (o stava?) riscaldando. Per ora non è un caldo eccezionale. Fa caldo se consideriamo gli ultimi cento anni, ma se allarghiamo l’analisi agli ultimi secoli, da quando è finita l’ultima glaciazione ci sono stati periodi più caldi di adesso. Il riscaldamento o parte di esso è dovuto all’azione dell’uomo che produce troppa CO2? E’ possibile, ma non conosciamo abbastanza bene i meccanismi climatici per esserne sicuri, tanto è vero che nessun climatologo azzarda previsioni a lungo termine, cosa che potrebbe fare se conoscessimo perfettamente i meccanismi del clima. Ammesso che sia opera dell’uomo, siamo in grado di fare qualcosa per agire sul fenomeno? Nessuno è in grado di dirlo, siamo nel campo della pura teoria. Detto questo aggiungo che comunque, per quanto mi riguarda, spero comunque che i combustibili fossili vengano sostituiti al più presto da qualcosa di più pulito.
Spero anche che chi ha a cuore l’ambiente sposti in fretta la sua attenzione dall’Anidride Carbonica (che, effetto serra o no, resta un gas innocuo) verso tutti quei veleni tossici che danneggiano la salute, ad esempio i metalli pesanti, e verso la tutela delle zone selvatiche ancora intatte del pianeta. Invece la crociata contro la CO2 viene bene per demonizzare il crudele occidente, il sistema liberalcapitalistico (qualunque cosa voglia dire), serve a chiedere sussidi ed a finanziare gruppi di ricerca di dubbia utilità.
Ma se è l’attività del sole che influenza il clima sulla Terra, cosa dobbiamo aspettarci? Un articolo su Ticinolibero afferma che il Sole raggiungerà la sua massima attività nel periodo che va da fine 2011 ai primi mesi del 2012. In questo periodo - oltre ad un notevole aumento delle macchie solari - vi saranno importanti tempeste magnetiche. L’attività solare ha cicli abbastanza regolari, ma quella prevista sarà di intensità particolarmente alta. Non so esattamente se questo può significare che dopo il 2012 c’è da aspettarsi un raffreddamento, noto però facilmente la coincidenza con la fine del calendario Maya. L’anno zero per i Maya è nel 3114 AC, da quel momento parte il conteggio del tempo che finisce il 21 dicembre 2012. Questo ha ovviamente scatenato la fantasia di tanti che hanno interpretato la fine del tempo come una profezia della fine del mondo; come tutti i popoli antichi anche le civiltà precolombiane osservavano attentamente i fenomeni celesti, possibile che avessero annotato qualche evento che a noi è fino ad oggi sfuggito? Non so, sono uno scettico di natura, ma nello stesso tempo sono affascinato davanti a tutto ciò che ha un alone di mistero. In realtà le civiltà centroamericane credevano in cicli di nascita, morte e rinascita, quindi semplicemente il lungo computo del tempo può tranquillamente ricominciare il giorno dopo con un altro periodo di circa 5125 anni. Comunque credo che oggi sia il 12 baktun 19 katun 15 tun 1 uinal 8 kin cioè il 12.19.15.1.8. quindi al 13.0.0.0.0. manca poco, almeno questa la verifichiamo….
Aggiungo io che non risultano anomalie nella Corrente del Golfo, lo scioglimento dei ghiacci artici non ha avuto alcuna influenza, tanto è vero che l’Europa Occidentale è l’unica area mondiale esclusa dal freddo di questo inizio 2008. Preciso questo perché una teoria dei sostenitori del Riscaldamento Globale afferma che una possibile conseguenza del riscaldamento potrebbe essere il raffreddamento dell’Europa, in particolare delle isole britanniche che, come sappiamo, devono il proprio clima mite alla Corrente del Golfo.
Facendo un po’ di riassunto mi sembra di poter fissare alcuni punti: il clima si sta (o stava?) riscaldando. Per ora non è un caldo eccezionale. Fa caldo se consideriamo gli ultimi cento anni, ma se allarghiamo l’analisi agli ultimi secoli, da quando è finita l’ultima glaciazione ci sono stati periodi più caldi di adesso. Il riscaldamento o parte di esso è dovuto all’azione dell’uomo che produce troppa CO2? E’ possibile, ma non conosciamo abbastanza bene i meccanismi climatici per esserne sicuri, tanto è vero che nessun climatologo azzarda previsioni a lungo termine, cosa che potrebbe fare se conoscessimo perfettamente i meccanismi del clima. Ammesso che sia opera dell’uomo, siamo in grado di fare qualcosa per agire sul fenomeno? Nessuno è in grado di dirlo, siamo nel campo della pura teoria. Detto questo aggiungo che comunque, per quanto mi riguarda, spero comunque che i combustibili fossili vengano sostituiti al più presto da qualcosa di più pulito.
Spero anche che chi ha a cuore l’ambiente sposti in fretta la sua attenzione dall’Anidride Carbonica (che, effetto serra o no, resta un gas innocuo) verso tutti quei veleni tossici che danneggiano la salute, ad esempio i metalli pesanti, e verso la tutela delle zone selvatiche ancora intatte del pianeta. Invece la crociata contro la CO2 viene bene per demonizzare il crudele occidente, il sistema liberalcapitalistico (qualunque cosa voglia dire), serve a chiedere sussidi ed a finanziare gruppi di ricerca di dubbia utilità.
Ma se è l’attività del sole che influenza il clima sulla Terra, cosa dobbiamo aspettarci? Un articolo su Ticinolibero afferma che il Sole raggiungerà la sua massima attività nel periodo che va da fine 2011 ai primi mesi del 2012. In questo periodo - oltre ad un notevole aumento delle macchie solari - vi saranno importanti tempeste magnetiche. L’attività solare ha cicli abbastanza regolari, ma quella prevista sarà di intensità particolarmente alta. Non so esattamente se questo può significare che dopo il 2012 c’è da aspettarsi un raffreddamento, noto però facilmente la coincidenza con la fine del calendario Maya. L’anno zero per i Maya è nel 3114 AC, da quel momento parte il conteggio del tempo che finisce il 21 dicembre 2012. Questo ha ovviamente scatenato la fantasia di tanti che hanno interpretato la fine del tempo come una profezia della fine del mondo; come tutti i popoli antichi anche le civiltà precolombiane osservavano attentamente i fenomeni celesti, possibile che avessero annotato qualche evento che a noi è fino ad oggi sfuggito? Non so, sono uno scettico di natura, ma nello stesso tempo sono affascinato davanti a tutto ciò che ha un alone di mistero. In realtà le civiltà centroamericane credevano in cicli di nascita, morte e rinascita, quindi semplicemente il lungo computo del tempo può tranquillamente ricominciare il giorno dopo con un altro periodo di circa 5125 anni. Comunque credo che oggi sia il 12 baktun 19 katun 15 tun 1 uinal 8 kin cioè il 12.19.15.1.8. quindi al 13.0.0.0.0. manca poco, almeno questa la verifichiamo….
giovedì 7 febbraio 2008
McCain ora deve scegliere il vice
Vinto il supermartedì per McCain ora arriva la prima scelta decisiva: la scelta del vicepresidente.
Identikit: dovrebbe essere giovane per compensare la sua anzianità demografica e dovrebbe essere un conservatore duro e puro capace di prendere voti negli stati del sud dove Huckabee lo ha battuto, tanto è vero che è circolata l'ipotesi che potrebbe essere lo stesso Huckabee.
Potrebbe essere Condoleeza Rice? Potrebbe per dare un minimo di continuità con l'attuale amministrazione, verso la quale McCain appare un candidato di rottura, anche se ha appoggiato in modo determinante la nuova strategia di Bush in Iraq. Però Condi non è un politico da campagna elettorale e non sappiamo quanti voti potrebbe portare, certo che essendo donna e di colore, sarebbe forse mediaticamente adatta per fronteggiare Hillary Clinton e Barak Obama, che si stanno disputando la nomination democratica e che probabilmente, se sarà la Clinton a spuntarla, daranno vita a una doppia candidatura.
Io vedrei bene un ticket con Newt Gingrich, uno che cerca molto il contatto con la base conservatrice e che ha grinta e idee per sostenere il rush finale per la Casa Bianca. Peraltro leggendo qua e là il programma e l'azione politica di McCain, la sua immagine di centrista mi sembra eccessiva; l'American Conservative Union, che assegna dei punteggi ai parlamentari USA, in base ai voti che esprimono in Aula, per misurarne il grado di aderenza ai principi conservatori, gli assegna un 82% che è un livello alto.
Per chi vuole saperne di più su John McCain il link http://italianblogs4mccain.blogspot.com/
Vedremo.... intanto saluto Rudy Giuliani, che non ce l'ha fatta, e tolgo il suo banner (con un pò di ritardo, ma la manutenzione al blog è sempre in ritardo...), direi che, di sicuro, il vice non sarà lui.
martedì 5 febbraio 2008
Test politico
Anch’io ho fatto uno di questi giochini e sono risultato social moderate (43% permissive) e economic conservative (61% permissive), nel complesso centrist, come si vede anche dalla figura.
In realtà le domande sono pensate e formulate in base alla realtà USA, essendo un sito americano, alcune di queste domande inoltre sono piuttosto bizzarre, altre propongono risposte super semplicistiche a problematiche complesse che richiederebbero un trattato per esprimere la propria posizione. Comunque nel complesso il risultato ci può stare, anche se centrista riportato nella realtà italiana ha un altro significato, che certamente non mi appartiene.
L’idea del grafico ha un merito, espande cioè la rappresentazione delle idee politiche, passando da una concezione ad una dimensione (destra-sinistra), ad una concezione su due dimensioni. Infatti sull’asse delle ascisse sono disposti i temi “sociali”, su quello delle ordinate quelli economici. Il difetto qual è? E’ che mentre i temi economici hanno una certa uniformità (nel caso di questo grafico ad esempio verso l’alto si posizione chi è favorevole alla concorrenza e al privato mentre verso il basso chi auspica l’intervento dello Stato) i temi sociali sono piuttosto eterogenei. Sarebbe a mio avviso meglio considerarne solo la parte relativa a ordine pubblico, diritto all’autodifesa, uso delle forze armate ecc. I temi restanti che il test comprende nei “sociali” sono quelli etici: aborto, divorzio, eutanasia ecc. L’orientamento su questi ultimi potrebbe essere evidenziato colorando in modo diverso il cerchietto che indica il posizionamento: ad esempio rosso per chi è totalmente conservatore, giallo per chi è libertario, con le varie sfumature di arancione per chi sta in mezzo; in questo modo diventa un grafico a tre dimensioni, ma per renderlo ancora più preciso manca un fattore: ponderare ogni risposta in base all’importanza che uno dà alla questione su cui si deve esprimere; perché è evidente che ci sono questioni che ci lasciano abbastanza indifferenti ed altre che reputiamo molto importanti e queste ultime devono pesare di più nel risultato finale.
Visto che le elezioni sono vicine sarebbe bello che test di questo genere venissero fatti dai candidati, (assieme anche a domande che non identificano una precisa collocazione, ad esempio le centrali nucleari o il federalismo che non sono temi prettamente di destra o di sinistra).
Sarebbe anche interessante se test di questo genere venissero proposti dai vari aggregatori, (Perilpartitodellalibertà, Tocqueville, Triares) ai loro iscritti, diventerebbe un modo per sondare l’umore e l’orientamento dei bloggers.
sabato 2 febbraio 2008
Un film in 5 minuti: Schwarzy in action
Prigionieri della frenesia non si trova neanche il tempo di guardarsi un film e allora ci penso io, in 8 minuti (lo so il titolo prometteva 5 ma non ce l'ho fatta...) un condensato di Arnold Schwarzenegger è un ottimo antistress corroborante per depurarsi di tutte le menate quotidiane.
mercoledì 30 gennaio 2008
Riflessioni sull'aborto
La moratoria sull’aborto rischia di avere gli stessi effetti di quella sulla pena di morte: cioè nulli.
La proposta da Giuliano Ferrara ha raggiunto il suo obiettivo primario, che è quello di discutere del problema aborto, sia in ambito italiano, sia ambito internazionale ponendo la questione dell’aborto selettivo praticato in Asia. La discussione però scivola facilmente su questioni di principio e non entra nel concreto di ciò che è fattibile o su che cosa si può raggiungere un consenso sufficientemente ampio.
Personalmente ritengo che almeno un paio di aspetti della legge vigente dovrebbero essere modificati.
Il primo è quello concernente la figura del padre: nelle coppie dove il padre è disposto ad assumersi la propria responsabilità di genitore, il ricorso all’aborto non dovrebbe essere consentito.
Il secondo aspetto è quello che riguarda le settimane: non ho le conoscenze mediche per esprimermi, ma nel caso in cui il feto sia abbastanza avanti da poter sopravvivere, il feto non deve essere soppresso.
Per il resto sono contrario a reintrodurre l’aborto come pratica illegale.
Credo anche che una revisione della 194, soprattutto alla luce delle recenti sentenze del Tar, debba comportare un ripensamento della legge 40 sulla fecondazione assistita, per orientare tutta la legislazione verso un approccio più favorevole alla vita.
Su alcuni aspetti la legge non tiene in debito conto né la salute del bambino, né le legittime aspirazioni alla maternità e paternità delle coppie. Non penso che avere un figlio sia un diritto, né che per forza sia tutto concesso per raggiungere lo scopo, ma neanche si può considerare un capriccio quello che è invece un’aspirazione connaturata all’istinto della maggior parte delle coppie.
Quindi credo che le tecniche esistenti dovrebbero essere accessibili e che non sia giusto negare le diagnosi prenatali.
Personalmente sono anche favorevole alla fecondazione eterologa, ma mi rendo conto che probabilmente si tratta di una posizione minoritaria, non spendibile per cercare un compromesso generale tra le forze politiche su questi temi.
Pena di morte, aborto, diagnosi prenatale, obbligo di impianto, pillola del giorno dopo, fecondazione eterologa. Sono temi sui quali le sfumature personali sono molto differenti e probabilmente variano anche nel tempo. Non sto a fare il calcolo combinatorio ma se cercassimo di fare dei gruppi omogenei verrebbero fuori decine di posizioni diverse. Per questo trovare un punto di sintesi che abbia un’ampia convergenza è molto difficile.
Trovo positivo comunque che il dibattito sia aperto e io ho detto la mia.
Ah dimenticavo, ci sono crimini per i quali non ritengo affatto la pena di morte eccessiva. Ma questa è un’altra storia.
La proposta da Giuliano Ferrara ha raggiunto il suo obiettivo primario, che è quello di discutere del problema aborto, sia in ambito italiano, sia ambito internazionale ponendo la questione dell’aborto selettivo praticato in Asia. La discussione però scivola facilmente su questioni di principio e non entra nel concreto di ciò che è fattibile o su che cosa si può raggiungere un consenso sufficientemente ampio.
Personalmente ritengo che almeno un paio di aspetti della legge vigente dovrebbero essere modificati.
Il primo è quello concernente la figura del padre: nelle coppie dove il padre è disposto ad assumersi la propria responsabilità di genitore, il ricorso all’aborto non dovrebbe essere consentito.
Il secondo aspetto è quello che riguarda le settimane: non ho le conoscenze mediche per esprimermi, ma nel caso in cui il feto sia abbastanza avanti da poter sopravvivere, il feto non deve essere soppresso.
Per il resto sono contrario a reintrodurre l’aborto come pratica illegale.
Credo anche che una revisione della 194, soprattutto alla luce delle recenti sentenze del Tar, debba comportare un ripensamento della legge 40 sulla fecondazione assistita, per orientare tutta la legislazione verso un approccio più favorevole alla vita.
Su alcuni aspetti la legge non tiene in debito conto né la salute del bambino, né le legittime aspirazioni alla maternità e paternità delle coppie. Non penso che avere un figlio sia un diritto, né che per forza sia tutto concesso per raggiungere lo scopo, ma neanche si può considerare un capriccio quello che è invece un’aspirazione connaturata all’istinto della maggior parte delle coppie.
Quindi credo che le tecniche esistenti dovrebbero essere accessibili e che non sia giusto negare le diagnosi prenatali.
Personalmente sono anche favorevole alla fecondazione eterologa, ma mi rendo conto che probabilmente si tratta di una posizione minoritaria, non spendibile per cercare un compromesso generale tra le forze politiche su questi temi.
Pena di morte, aborto, diagnosi prenatale, obbligo di impianto, pillola del giorno dopo, fecondazione eterologa. Sono temi sui quali le sfumature personali sono molto differenti e probabilmente variano anche nel tempo. Non sto a fare il calcolo combinatorio ma se cercassimo di fare dei gruppi omogenei verrebbero fuori decine di posizioni diverse. Per questo trovare un punto di sintesi che abbia un’ampia convergenza è molto difficile.
Trovo positivo comunque che il dibattito sia aperto e io ho detto la mia.
Ah dimenticavo, ci sono crimini per i quali non ritengo affatto la pena di morte eccessiva. Ma questa è un’altra storia.
mercoledì 23 gennaio 2008
I guerrieri lupo nell'Europa arcaica

“I guerrieri-lupo nell’Europa arcaica” di Christian Sighinolfi è un breve saggio in cui l’autore ci trascina in un vortice di citazioni, tra passi di poemi epici, fatti storici, leggende, miti, tutto intorno al tema del rapporto tra l’uomo e la sua parte selvaggia, il guerriero che cerca la forza dell’animale, forza utile in battaglia ma che può diventare socialmente pericolosa. L’uomo ed il lupo, l’uomo e l’orso, la forza che scivola facilmente nella ferocia, nel furore e nella pazzia.
Come dice il sottotitolo: “Aspetti della funzione guerriera e metamorfosi rituali presso gli Indoeuropei”, il libro analizza ed accosta le varie tradizioni dei popoli indoeuropei per coglierne i tratti simili, cercando quindi di intravedere quelle pratiche più antiche, sviluppate prima che i comuni antenati di Germani, Celti, Greci, Italici si dividessero in tutti questi popoli.
Interessante a questo proposito la ricorrenza del numero 9 come periodo di passaggio, iniziazione o espiazione; 9 giorni resta appeso ad un albero, con il costato ferito da una lancia, il dio Odino, per poi rinascere a nuova vita; nella Saga dei Volsunghi si narra la storia di Sigmundr e Sinfjotli che, indossate delle pelli di lupo, dovettero vagare per nove giorni ululando ed uccidendo, per riacquistare solo il decimo giorno il proprio aspetto e comportamento umano; Plinio il Vecchio racconta la storia di Demeneto di Parrasia che avendo mangiato carne umana durante un sacrificio a Zeus, si trasforma per nove anni in lupo e riprende le proprie sembianze il decimo anno. La magia legata al numero 9 è dovuta al fatto che è il prodotto dei 3 tempi, passato, presente e futuro con i 3 universi, inferi, terra e cielo.
Passando dalla Scandinavia ai Celti, incontriamo i berserkir, gli ulfheonar, i fianna, si passa poi a Roma con la confraternita dei lupercali, del resto la città stessa è fondata da un uomo allevato da una lupa, fino ai lykanthropos greci, il libro scorre velocissimo e lascia la voglia di approfondire tutta la massa di spunti interessanti che l’autore propone.
Unico appunto: non è spiegato chiaramente il riferimento ai Daci ed alla loro collocazione in Asia Minore. Per il resto un plauso a Christian Sighinolfi ed un invito a scrivere ancora, magari raccontandoci in maniera più approfondita qualcuno dei temi affrontati.
Come dice il sottotitolo: “Aspetti della funzione guerriera e metamorfosi rituali presso gli Indoeuropei”, il libro analizza ed accosta le varie tradizioni dei popoli indoeuropei per coglierne i tratti simili, cercando quindi di intravedere quelle pratiche più antiche, sviluppate prima che i comuni antenati di Germani, Celti, Greci, Italici si dividessero in tutti questi popoli.
Interessante a questo proposito la ricorrenza del numero 9 come periodo di passaggio, iniziazione o espiazione; 9 giorni resta appeso ad un albero, con il costato ferito da una lancia, il dio Odino, per poi rinascere a nuova vita; nella Saga dei Volsunghi si narra la storia di Sigmundr e Sinfjotli che, indossate delle pelli di lupo, dovettero vagare per nove giorni ululando ed uccidendo, per riacquistare solo il decimo giorno il proprio aspetto e comportamento umano; Plinio il Vecchio racconta la storia di Demeneto di Parrasia che avendo mangiato carne umana durante un sacrificio a Zeus, si trasforma per nove anni in lupo e riprende le proprie sembianze il decimo anno. La magia legata al numero 9 è dovuta al fatto che è il prodotto dei 3 tempi, passato, presente e futuro con i 3 universi, inferi, terra e cielo.
Passando dalla Scandinavia ai Celti, incontriamo i berserkir, gli ulfheonar, i fianna, si passa poi a Roma con la confraternita dei lupercali, del resto la città stessa è fondata da un uomo allevato da una lupa, fino ai lykanthropos greci, il libro scorre velocissimo e lascia la voglia di approfondire tutta la massa di spunti interessanti che l’autore propone.
Unico appunto: non è spiegato chiaramente il riferimento ai Daci ed alla loro collocazione in Asia Minore. Per il resto un plauso a Christian Sighinolfi ed un invito a scrivere ancora, magari raccontandoci in maniera più approfondita qualcuno dei temi affrontati.
martedì 22 gennaio 2008
Non tutte le recessioni vengono per nuocere
La parola recessione intimorisce, si evita di pronunciarla come un tabù, la si nega pervicacemente fino a quando è possibile, è lo spauracchio che agita i sonni dei politici, degli economisti e delle persone comuni.
In parte tutto ciò è giustificato: meno prodotto, meno reddito, meno consumi, meno investimenti, meno reddito… disoccupazione, utili in discesa e borse in caduta libera come ieri…. Insomma un circolo vizioso che spaventa, soprattutto per il timore che la recessione diventi depressione.
Però c’è qualcosa di schizofrenico e di sbagliato in tutto ciò.
La recessione di cui si parla oggi deriva da alcuni squilibri generati dalla grande crescita economica mondiale di questi anni. Da noi in Italia c’è stato solo un pallido riflesso di questa crescita, ma nel resto del mondo c’è stata ed è stata robusta.
Il primo squilibrio generato da questa crescita è l’impennata dei prezzi delle materie prime: il petrolio, l’uranio, l’acciaio, il rame, il piombo e così via hanno visto salire le proprie quotazioni in modo vertiginoso e questo già di per sé ha un effetto recessivo, perché è evidente che a parità di reddito restano meno soldi per acquistare altre cose. C’è poi il grande disavanzo commerciale statunitense, particolarmente pesante verso i paesi asiatici, Cina in testa. La recessione, se ci sarà, darà una aggiustata, perlomeno temporanea a questi due squilibri.
C’è poi il problema delle sofferenze bancarie dovute alle insolvenze legate ai mutui, riguardo a questo problema c’è molta incertezza perché non si conosce l’entità delle perdite, ma fino ad oggi le autorità monetarie hanno pilotato la crisi con molta solerzia, pompando liquidità (forse anche troppa?) tutte le volte che era necessario; è chiaro che se la situazione fosse più grave di quanto appare, le banche più esposte dovranno saltare e si provvederà al salvataggio di quelle messe meno peggio.
La cosa più importante che non viene detta è che le recessioni sono il momento in cui i sistemi economici più competitivi e dinamici ricostituiscono le condizioni per riprendere una crescita solida e duratura.
In un certo senso è il momento della selezione, dell’evoluzione del sistema.
Se un sistema funziona a dovere, durante la recessione le imprese che non fanno utili chiudono o sono assorbite da quelle più efficienti. Anche i lavoratori migrano verso le aziende più produttive, così i capitali, in questo modo, una volta esaurita la pulizia del sistema, l’economia può ripartire.
Molti capitali investiti nei primi anni del secolo in aziende legate ad internet non hanno prodotto utili e ciò ha provocato un rallentamento dell’economia, perché non c’è nulla di peggio che un capitale investito male per deprimere la crescita.
Questo dovrebbero avere in mente coloro hanno in mano le leve dell’economia: spremere le aziende produttive e cercare invece di tenere in piedi attraverso sussidi o quant’altro aziende che non possono funzionare è un modo per costruire la povertà del futuro.
In parte tutto ciò è giustificato: meno prodotto, meno reddito, meno consumi, meno investimenti, meno reddito… disoccupazione, utili in discesa e borse in caduta libera come ieri…. Insomma un circolo vizioso che spaventa, soprattutto per il timore che la recessione diventi depressione.
Però c’è qualcosa di schizofrenico e di sbagliato in tutto ciò.
La recessione di cui si parla oggi deriva da alcuni squilibri generati dalla grande crescita economica mondiale di questi anni. Da noi in Italia c’è stato solo un pallido riflesso di questa crescita, ma nel resto del mondo c’è stata ed è stata robusta.
Il primo squilibrio generato da questa crescita è l’impennata dei prezzi delle materie prime: il petrolio, l’uranio, l’acciaio, il rame, il piombo e così via hanno visto salire le proprie quotazioni in modo vertiginoso e questo già di per sé ha un effetto recessivo, perché è evidente che a parità di reddito restano meno soldi per acquistare altre cose. C’è poi il grande disavanzo commerciale statunitense, particolarmente pesante verso i paesi asiatici, Cina in testa. La recessione, se ci sarà, darà una aggiustata, perlomeno temporanea a questi due squilibri.
C’è poi il problema delle sofferenze bancarie dovute alle insolvenze legate ai mutui, riguardo a questo problema c’è molta incertezza perché non si conosce l’entità delle perdite, ma fino ad oggi le autorità monetarie hanno pilotato la crisi con molta solerzia, pompando liquidità (forse anche troppa?) tutte le volte che era necessario; è chiaro che se la situazione fosse più grave di quanto appare, le banche più esposte dovranno saltare e si provvederà al salvataggio di quelle messe meno peggio.
La cosa più importante che non viene detta è che le recessioni sono il momento in cui i sistemi economici più competitivi e dinamici ricostituiscono le condizioni per riprendere una crescita solida e duratura.
In un certo senso è il momento della selezione, dell’evoluzione del sistema.
Se un sistema funziona a dovere, durante la recessione le imprese che non fanno utili chiudono o sono assorbite da quelle più efficienti. Anche i lavoratori migrano verso le aziende più produttive, così i capitali, in questo modo, una volta esaurita la pulizia del sistema, l’economia può ripartire.
Molti capitali investiti nei primi anni del secolo in aziende legate ad internet non hanno prodotto utili e ciò ha provocato un rallentamento dell’economia, perché non c’è nulla di peggio che un capitale investito male per deprimere la crescita.
Questo dovrebbero avere in mente coloro hanno in mano le leve dell’economia: spremere le aziende produttive e cercare invece di tenere in piedi attraverso sussidi o quant’altro aziende che non possono funzionare è un modo per costruire la povertà del futuro.
lunedì 21 gennaio 2008
venerdì 18 gennaio 2008
Se io non fossi io
A volte capita mi capita di pensare: se io non fossi io, chi vorrei essere, ecco a me piacerebbe essere essere Massimo, l'Ispanico, il Gladiatore.
Penso anche che si discute tanto di riforme, riforme elettorali, riforme costituzionali.... ma poi in fondo basterebbe riformare le persone, perchè con uomini, uomini veri, vanno bene tutti i sistemi, mentre con una massa di lacchè, drogati, avidi succhiasoldi si va poco lontano.
mercoledì 16 gennaio 2008
10 motivi per tagliare le tasse ai ricchi
Si parla di abbassare le tasse per i bassi redditi: ok sono d’accordo, però di seguito elenco 10 buoni motivi per tagliare le tasse anche ai redditi alti:
1 – La redistribuzione tramite alte aliquote progressive è stata praticata in questi ultimi decenni con risultati scarsi. Questa è già una buona ragione di per sé per provare una strada diversa. Se il taglio delle aliquote producesse danni si può sempre tornare ad alzarle. Peraltro il gettito complessivo derivante dai redditi maggiori di centomila euro l’anno è infimo, infatti meno dell’1% dei contribuenti dichiara tale reddito.
2 – L’idea di tassare i super-ricchi con aliquote punitive è infantile. Chi dispone di certe cifre ha la possibilità di trasferire la propria residenza fiscale all’estero.
3 – Nei paesi dove le aliquote sono state tagliate aggressivamente il gettito è aumentato, a seguito sia di una maggiore crescita economica, sia di un allargamento della base imponibile, consentendo quindi di avere maggiori risorse per le politiche sociali; abbassare le tasse ai ricchi è un modo di aiutare i poveri
4 – Meno tempo dedicato all’elusione fiscale, più tempo dedicato a lavorare.
5 – Incentivo a guadagnare di più ed ampliare l’attività.
6 – La nostra società è formata dalla massa di cittadini della classe media. Siamo noi che dobbiamo sentirci una comunità coesa, farci carico dei problemi, prendendoci la responsabilità di andare avanti. L’idea di risolvere le cose con i soldi dei ricchi è un modo per deresponsabilizzare la gente ed inculcare che spetta agli altri risolvere i problemi.
7 – L’Italia ha bisogno di attirare capitali ed occupazione di qualità. Si dice sempre che non possiamo fare concorrenza nel mercato internazionale basandoci sul basso costo della manodopera. Dobbiamo cercare di diventare sede di centri direzionali, creare occupazione per alti profili professionali: ma come si può farlo se queste figure vengono ipertassate?
8 – E’ un premio per coloro che con alti livelli di reddito hanno sempre pagato quanto dovuto. Si fa tanta demagogia contro gli evasori: abbassare le aliquote li rende meno competitivi rispetto a chi paga.
9 – E’ un incentivo alla mobilità sociale: come si può diventare ricchi grazie al proprio lavoro se metà del reddito se va in tasse? Alte aliquote significano che solo chi nasce ricco può essere ricco, perché evidentemente i patrimoni sono tassati una frazione rispetto ai redditi.
10 – Evadere diventa più rischioso, la lotta all’evasione fiscale diventa più efficace, è ragionevole prevedere pene più severe, fino all’arresto ed alla detenzione. E’ chiaro che bisogna anche prevedere nuovi metodi per riscuotere l’evasione accertata, perché ad oggi solo una frazione di quello accertato viene poi effettivamente incassato dallo Stato.
(PS. Resta comunque prioritario per il paese tagliare le tasse alle imprese. Ed ovviamente anche tagliare gli aiuti ed i sussidi alle imprese)
1 – La redistribuzione tramite alte aliquote progressive è stata praticata in questi ultimi decenni con risultati scarsi. Questa è già una buona ragione di per sé per provare una strada diversa. Se il taglio delle aliquote producesse danni si può sempre tornare ad alzarle. Peraltro il gettito complessivo derivante dai redditi maggiori di centomila euro l’anno è infimo, infatti meno dell’1% dei contribuenti dichiara tale reddito.
2 – L’idea di tassare i super-ricchi con aliquote punitive è infantile. Chi dispone di certe cifre ha la possibilità di trasferire la propria residenza fiscale all’estero.
3 – Nei paesi dove le aliquote sono state tagliate aggressivamente il gettito è aumentato, a seguito sia di una maggiore crescita economica, sia di un allargamento della base imponibile, consentendo quindi di avere maggiori risorse per le politiche sociali; abbassare le tasse ai ricchi è un modo di aiutare i poveri
4 – Meno tempo dedicato all’elusione fiscale, più tempo dedicato a lavorare.
5 – Incentivo a guadagnare di più ed ampliare l’attività.
6 – La nostra società è formata dalla massa di cittadini della classe media. Siamo noi che dobbiamo sentirci una comunità coesa, farci carico dei problemi, prendendoci la responsabilità di andare avanti. L’idea di risolvere le cose con i soldi dei ricchi è un modo per deresponsabilizzare la gente ed inculcare che spetta agli altri risolvere i problemi.
7 – L’Italia ha bisogno di attirare capitali ed occupazione di qualità. Si dice sempre che non possiamo fare concorrenza nel mercato internazionale basandoci sul basso costo della manodopera. Dobbiamo cercare di diventare sede di centri direzionali, creare occupazione per alti profili professionali: ma come si può farlo se queste figure vengono ipertassate?
8 – E’ un premio per coloro che con alti livelli di reddito hanno sempre pagato quanto dovuto. Si fa tanta demagogia contro gli evasori: abbassare le aliquote li rende meno competitivi rispetto a chi paga.
9 – E’ un incentivo alla mobilità sociale: come si può diventare ricchi grazie al proprio lavoro se metà del reddito se va in tasse? Alte aliquote significano che solo chi nasce ricco può essere ricco, perché evidentemente i patrimoni sono tassati una frazione rispetto ai redditi.
10 – Evadere diventa più rischioso, la lotta all’evasione fiscale diventa più efficace, è ragionevole prevedere pene più severe, fino all’arresto ed alla detenzione. E’ chiaro che bisogna anche prevedere nuovi metodi per riscuotere l’evasione accertata, perché ad oggi solo una frazione di quello accertato viene poi effettivamente incassato dallo Stato.
(PS. Resta comunque prioritario per il paese tagliare le tasse alle imprese. Ed ovviamente anche tagliare gli aiuti ed i sussidi alle imprese)
giovedì 10 gennaio 2008
Se al CNR non danno i numeri....
Un ricercatore del CNR, Paolo Plescia, ha messo a punto un impianto nel quale vengono introdotti rifiuti urbani indistinti e ne escono, vetro, metalli e combustibile.
Questo impianto è stato chiamato THOR, acronimo di “Total house waste recycling”.
Il sistema funziona come un colossale mulino tritatutto ad altissima pressione. I numeri dati dal CNR sono notevoli: “Un’area urbana di 5000 abitanti produce circa 50 tonnellate al giorno di rifiuti solidi”, informa il ricercatore. “Con queste Thor permette di ricavare una media giornaliera di 30 tonnellate di combustibile, 3 tonnellate di vetro, 2 tonnellate tra metalli ferrosi e non ferrosi e 1 tonnellata di inerti”
…”l’impianto Thor riduce i rifiuti a dimensioni microscopiche, inferiori a dieci millesimi di millimetro. Il risultato dell’intero processo è una materia omogenea, purificata dalle parti dannose”…
La ricerca sembra seria anche perché vengono date delle cifre relative ai costi economici:
“Un impianto di meccano-raffinazione di taglia medio-piccola da 20mila tonnellate di rifiuti l’anno presenta costi di circa 40 euro per tonnellata di materiale", spiega Paolo Plescia. "Per una identica quantità, una discarica ne richiederebbe almeno 100 e un inceneritore 250 euro.”
“un impianto da 4 tonnellate/ora occupa un massimo di 300 metri quadrati e ha un costo medio di 2 milioni di euro”
Facendo il classico conto della serva, consideriamo che in Italia si producono 100 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno, se la metà venissero processate dal Thor, avremmo 30 milioni di tonnellate di combustibile, non è dichiarato esplicitamente il potere calorico, anche se si accenna al fatto che è paragonabile a quello del carbone. Tenendoci più bassi e considerando un potere pari al 50% di quello del petrolio abbiamo infine 15 milioni di TEP. La quantità è veramente considerevole, se pensiamo che le importazioni annuali di petrolio sono circa 110 milioni di tonnellate. Il problema è che non sappiamo che percentuale di questo combustibile deve essere usata per far funzionare il macchinario (perché il Thor si autoalimenta). Cercheremo di scoprirlo.
Vale la pena sottolineare che negli ultimi mesi le notizie riguardanti nuovi modi di produrre energia si sono moltiplicate e tutto grazie al prezzo del petrolio.
Un alto prezzo ci penalizza sicuramente nel presente, ma nello stesso tempo stimola la ricerca e rende vantaggiose altre alternative. C’è chi ha puntato sull’ingegneria genetica per modificare piante ed enzimi, chi invece su nuovi procedimenti di sintesi chimica, chi su nuovi tipi di accumulatori, c’è stata la notizia sul trattamento ad ultrasuoni per produrre materiale fissile, c’è chi studia nuovi materiali fotovoltaici e chi progetta impianti eolici mossi da aquiloni ad alta quota ….
Le industrie petrolifere sembrano puntare sull’etanolo da cellulosa come succedaneo della benzina e sul biofuel da alghe per il gasolio, ma siamo solo all’inizio della corsa, ora arriva Thor e se non altro bisogna fare i complimenti per il nome scelto; se il destino è nel nome sarà un successo.
http://www.cnr.it/cnr/news/CnrNews.html?IDn=1758
Questo impianto è stato chiamato THOR, acronimo di “Total house waste recycling”.
Il sistema funziona come un colossale mulino tritatutto ad altissima pressione. I numeri dati dal CNR sono notevoli: “Un’area urbana di 5000 abitanti produce circa 50 tonnellate al giorno di rifiuti solidi”, informa il ricercatore. “Con queste Thor permette di ricavare una media giornaliera di 30 tonnellate di combustibile, 3 tonnellate di vetro, 2 tonnellate tra metalli ferrosi e non ferrosi e 1 tonnellata di inerti”
…”l’impianto Thor riduce i rifiuti a dimensioni microscopiche, inferiori a dieci millesimi di millimetro. Il risultato dell’intero processo è una materia omogenea, purificata dalle parti dannose”…
La ricerca sembra seria anche perché vengono date delle cifre relative ai costi economici:
“Un impianto di meccano-raffinazione di taglia medio-piccola da 20mila tonnellate di rifiuti l’anno presenta costi di circa 40 euro per tonnellata di materiale", spiega Paolo Plescia. "Per una identica quantità, una discarica ne richiederebbe almeno 100 e un inceneritore 250 euro.”
“un impianto da 4 tonnellate/ora occupa un massimo di 300 metri quadrati e ha un costo medio di 2 milioni di euro”
Facendo il classico conto della serva, consideriamo che in Italia si producono 100 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno, se la metà venissero processate dal Thor, avremmo 30 milioni di tonnellate di combustibile, non è dichiarato esplicitamente il potere calorico, anche se si accenna al fatto che è paragonabile a quello del carbone. Tenendoci più bassi e considerando un potere pari al 50% di quello del petrolio abbiamo infine 15 milioni di TEP. La quantità è veramente considerevole, se pensiamo che le importazioni annuali di petrolio sono circa 110 milioni di tonnellate. Il problema è che non sappiamo che percentuale di questo combustibile deve essere usata per far funzionare il macchinario (perché il Thor si autoalimenta). Cercheremo di scoprirlo.
Vale la pena sottolineare che negli ultimi mesi le notizie riguardanti nuovi modi di produrre energia si sono moltiplicate e tutto grazie al prezzo del petrolio.
Un alto prezzo ci penalizza sicuramente nel presente, ma nello stesso tempo stimola la ricerca e rende vantaggiose altre alternative. C’è chi ha puntato sull’ingegneria genetica per modificare piante ed enzimi, chi invece su nuovi procedimenti di sintesi chimica, chi su nuovi tipi di accumulatori, c’è stata la notizia sul trattamento ad ultrasuoni per produrre materiale fissile, c’è chi studia nuovi materiali fotovoltaici e chi progetta impianti eolici mossi da aquiloni ad alta quota ….
Le industrie petrolifere sembrano puntare sull’etanolo da cellulosa come succedaneo della benzina e sul biofuel da alghe per il gasolio, ma siamo solo all’inizio della corsa, ora arriva Thor e se non altro bisogna fare i complimenti per il nome scelto; se il destino è nel nome sarà un successo.
http://www.cnr.it/cnr/news/CnrNews.html?IDn=1758
mercoledì 9 gennaio 2008
Congratulazioni a McCain
Espongo sul mio blog l’appoggio alla campagna per le presidenziali di Rudolph Giuliani.
Francamente non conosco che superficialmente le differenze fra i vari candidati alla Casa Bianca, che sono sottoposti dai giornalisti alle domande più varie, comunque sempre molto concrete tipo: volete trivellare l’Alaska? Continuerete a sussidiare il grano? La pena di morte aiuta a diminuire i crimini? E così via, cose dell’altro mondo viste da qui dove si discute del nulla e anche se si decide di fare qualcosa qualcuno si oppone e tutto si ferma.
La mia preferenza per Giuliani nasce dal fatto che ha combattuto duramente il crimine sia prima di diventare sindaco di New York, sia durante il suo mandato, quando ha legato il suo nome a quella Tolleranza Zero che auspico (sicuramente invano) anche per l’Italia. Mi viene naturale sostenerlo, con quel cognome italiano, per l’orgoglio di sentirlo un po’ nostro.
Detto questo, la vittoria di McCain in New Hampshire mi ha fatto piacere per tutta una serie di motivi: è l’outsider con pochi fondi a disposizione. Non è un imboscato: ha fatto la guerra in Vietnam e si è fatto pure 5 anni di prigionia in mano ai comunisti nordvietnamiti.
Non ha mai avuto paura di prendere posizioni anche in contrasto con il proprio partito e con le lobby dominanti. Sembra aver avuto una vita ricca di alti e bassi, ma ha trovato il tempo di fare 7 figli.
Le primarie vanno avanti e con gli Stati più grandi diventa difficile fare campagna elettorale senza finanziatori pesanti, per il vecchio John la strada diventerà in salita. Ma non è uno che si scoraggia, era già dato per spacciato ed invece è ancora in pista! Forza John McCain and God Bless USA.
Francamente non conosco che superficialmente le differenze fra i vari candidati alla Casa Bianca, che sono sottoposti dai giornalisti alle domande più varie, comunque sempre molto concrete tipo: volete trivellare l’Alaska? Continuerete a sussidiare il grano? La pena di morte aiuta a diminuire i crimini? E così via, cose dell’altro mondo viste da qui dove si discute del nulla e anche se si decide di fare qualcosa qualcuno si oppone e tutto si ferma.
La mia preferenza per Giuliani nasce dal fatto che ha combattuto duramente il crimine sia prima di diventare sindaco di New York, sia durante il suo mandato, quando ha legato il suo nome a quella Tolleranza Zero che auspico (sicuramente invano) anche per l’Italia. Mi viene naturale sostenerlo, con quel cognome italiano, per l’orgoglio di sentirlo un po’ nostro.
Detto questo, la vittoria di McCain in New Hampshire mi ha fatto piacere per tutta una serie di motivi: è l’outsider con pochi fondi a disposizione. Non è un imboscato: ha fatto la guerra in Vietnam e si è fatto pure 5 anni di prigionia in mano ai comunisti nordvietnamiti.
Non ha mai avuto paura di prendere posizioni anche in contrasto con il proprio partito e con le lobby dominanti. Sembra aver avuto una vita ricca di alti e bassi, ma ha trovato il tempo di fare 7 figli.
Le primarie vanno avanti e con gli Stati più grandi diventa difficile fare campagna elettorale senza finanziatori pesanti, per il vecchio John la strada diventerà in salita. Ma non è uno che si scoraggia, era già dato per spacciato ed invece è ancora in pista! Forza John McCain and God Bless USA.
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